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Lettere al Vescovado

Ravello, auditorium "Oscar Niemeyer" in stato di abbandono. De Masi: «È una macchina progettata non per costare ma per guadagnare»

Scritto da (Redazione), giovedì 29 agosto 2019 19:14:28

Ultimo aggiornamento venerdì 30 agosto 2019 18:13:08

Sullo stato di abbandono in cui versa oramai, inesorabile, l'auditorium "Oscar Niemeyer" (di proprietà comunale, lo ricordiamo), interviene il past president della Fondazione Ravello, Domenico De Masi, dell'opera il cui progetto fu chiesto direttamente al celebre architetto brasiliano, suo intimo amico. In una lettera trasmessa al nostro giornale, il sociologo rammenta come l'Auditorium sia "una macchina progettata non per costare ma per guadagnare", riportando alla mente alcuni passaggi primordiali della sua progettazione ed edificazione. Segue testo integrale della missiva a beneficio della completezza dell'informazione.

Caro Direttore,

Leo Longanesi diceva che "alla manutenzione, gli italiani preferiscono l'inaugurazione". Lo ribadiva anche Raffaele Ferraioli in un suo acuto e cortese intervento pubblicato dal "Vescovado" il 15 luglio scorso. E, riferendosi al pessimo stato di manutenzione in cui versa l'Auditorium "Oscar Niemeyer", ne attribuiva la causa alla mancanza di fondi: "Senza denare nun se cantano messe!" sottolineava argutamente.

Mi preme però informare che, nel caso specifico dell'Auditorium ravellese, i soldi non sono mai mancati: sono mancate la cultura, la volontà e la capacità.

Già un anno prima dell'inaugurazione, il 19 ottobre 2009, alla presenza del Governatore Bassolino, l'allora sindaco di Ravello Paolo Imperato e il sottoscritto in qualità di presidente della Fondazione Ravello firmammo un contratto (di cui le allego copia) con cui il Comune concedeva l'Auditorium in comodato alla Fondazione. Questa, oltre all'onere di manutenzione, di pagamento delle forniture di acqua, luce e gas, assumeva l'impegno di pagare al Comune 150.000 euro l'anno. Inoltre il Comune conservava il diritto di utilizzare l'Auditorium per i suoi scopi tutte le volte che voleva. Fuori contratto, come contributo all'avviamento imprenditoriale dell'opera, Bassolino s'impegnava a dare 1,5 milioni di euro ricavati dai fondi ordinari e, quindi, immediatamente spendibili. Inoltre la Fondazione s'impegnava a versare al Comune, alla fine di ogni bilancio annuale, il 10% dell'attivo realizzato con la gestione dell'Auditorium.

L'attivo ci sarebbe stato di sicuro perché l'Auditorium è una macchina progettata non per costare ma per guadagnare. Si tratta, infatti, di una struttura polivalente pensata per musica, teatro, danza, cinema, seminari, convention, tornei di scherma, di ginnastica artistica, di scacchi, scuole di recitazione e di management culturale, ma anche bar, bookshop, feste, ecc. Valorizzato con competenza e rispettandone il prestigio, può portare a Ravello una serie di vantaggi: durante tutto l'anno, può assicurare il numero di ospiti necessario per mantenere aperti gli alberghi, gareggiando con famose località di convention come Cernobbio o Taormina e consentendo, finalmente, la destagionalizzazione turistica. Inoltre può creare almeno una quindicina di posti di lavoro a tempo indeterminato. In pieno inverno, nel gennaio 2010, durante i tre giorni dell'inaugurazione, attirò 5.000 persone.

Invece di gioirne, il Comune di Ravello stracciò unilateralmente il contratto firmato dal suo sindaco, rinunziando a un sicuro introito annuale e facendo perdere al paese, insieme al milione e mezzo garantito dalla Regione, anche le opportunità culturali, economiche e occupazionali che l'Auditorium avrebbe procurato.
Passano sei anni. Questa volta è sindaco Paolo Vuilleumier e io, per pochi mesi, sono di nuovo Presidente della Fondazione. Propongo al sindaco di scrivere lui, in piena autonomia, le clausole di un nuovo comodato, comprese quelle economiche. Qualunque cosa avesse chiesto, pur di porre fine a questo sconcio, io l'avrei firmata. Non lo ha fatto.

Nel frattempo, la Scuola di Management Culturale gratuitamente e la Federculture a pagamento hanno approntato due dettagliati masterplan in cui si indica nei minimi dettagli cosa fare e quali professionalità necessitano per rendere redditizio l'Auditorium.

Passano ancora quattro anni e arriviamo ai giorni nostri. Mi risulta che la Fondazione - unica ad avere le finalità, le risorse e le competenze adeguate - è ancora disposta a gestire l'Auditorium. Ma nulla si muove per evitare la rovina di un capolavoro architettonico che tutto il mondo ci invidia, per assicurare a Ravello un nuovo motivo di attrazione turistica, per assicurare ai giovani una nuova opportunità occupazionale.

Dunque, come si vede, non mancano i soldi per cantare le messe. Una collettività è in crisi se non ha risorse ma più ancora è in crisi se ha le risorse e non riesce a valorizzarle.

 

Grazie dell'attenzione.

Domenico De Masi

>Leggi anche:

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