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Storia e Storie

Amalfi, il ’68 e l’arte povera

Scritto da (Redazione), sabato 6 ottobre 2018 11:51:52

Ultimo aggiornamento sabato 6 ottobre 2018 11:51:52

di Bruno Mansi

Me lo ricordo quel mese di ottobre del '68 ad Amalfi. Cinquant'anni fa. Avevo 16 anni.

Mi ricordo quel fermento che vi si respirava in quei primi giorni di ottobre.

C'era il fermento di noi studenti che tornavamo a scuola dopo la pausa estiva cercando di riannodare le fila di quel movimento (movimento studentesco) che avevamo cominciato a costruire nella primavera precedente.

Rimettere in piedi le sue varie componenti: comitato-collettivo-assemblea.

E poi c'era in quei primi giorni di ottobre un altro fermento che non era locale, ma in qualche modo indotto.

C'erano nel centro di Amalfi persone (artisti) che creavano situazioni particolari (azioni povere). Tutto ciò lo capii qualche giorno dopo.

Cerco di seguire la mia memoria visiva per descrivere quelle situazioni. C'era chi faceva interviste ai passanti, chi era su una barca, chi su una spiaggia, chi tentava di sistemare un'asta, etc.

E poi sulla piazza Flavio Gioia (che non era come adesso) mi pare di ricordare un prato, un piccolo campetto di calcio, delle siepi finte. A pensarci adesso poteva sembrare un set di un film. Cosa allora peraltro molto comune in costiera. Sempre seguendo il filo dei ricordi visivi, mi pare di ricordare uno striscione o qualcosa del genere che annunciava una mostra dal titolo "Arte povera e azioni povere" negli Arsenali di Amalfi.

Ricordo che tutto ciò mi incuriosì notevolmente. L'arte, in quel periodo, non rientrava nei miei interessi se non come disciplina di studio. Ero molto preso piuttosto dalla lettura e soprattutto dalla musica. Rigorosamente "Beat" come genericamente definivamo allora la musica moderna, che ascoltavo e praticavo. Ero un discreto chitarrista e facevo parte con un gruppo di amici di Maiori e Minori di una band (allora si chiamavano complessi) di cui non ricordo il nome.

La curiosità mi spinse verso gli Arsenali, dove qualche anno prima (più o meno ai tempi delle scuole medie) avevo studiato musica e conseguito il diploma in solfeggio e chitarra.

Erano dei corsi serali tenuti dal compianto Fedele Amatruda al quale non smetterò mai di essere grato.

Negli Arsenali trovai una situazione e un contesto che non mi sarei aspettato da una mostra "d'arte". Rimasi completamente spaesato di fronte a quelle "cose" definite arte e che ero abituato a vedere e a vivere in un contesto completamente diverso.

Vado sempre a memoria visiva: mucchi di stracci, vecchi giornali, balle di paglia, carboni, sacchi vuoti, pezzi di tendoni, qualche ramo appoggiato alla parete. Ricordo anche una ciotola di metallo con dentro dello zolfo. Mi ricordava molto un'operazione che mio padre (contadino) eseguiva per asciugare lo zolfo al sole che poi con un vecchio mantice soffiava sull'uva. E poi c'era un gran parlare tra gli artisti (dibattitto) su ciò che stavano realizzando. Il primo impulso fu quello di andarmene. Invece restai e cominciai a capire e a interessarmi di ciò che avevo visto e sentito.

Ho rivisto quella mostra, più o meno integrale, alcuni anni fa al Museo di Arte Moderna di Bologna, dove ero per una fiera d'arte. Forse nel 2011. È stato allora che ho potuto capire a pieno il valore e la portata di quell'evento del '68 ad Amalfi.

E mi sono ricordato di quella mostra che avevo visitato e dell'influenza che aveva esercitato su di me.

Quella mostra del '68 fu la prima delle migliaia di mostre che avrei visitato e delle centinaia che avrei organizzato, promosso o curato. E forse, è stato proprio grazie a quella mostra se l'arte è diventata, oltre che una passione, una costante della mia vita, come gallerista, mercante, collezionista, promotore. E forse, è grazie a quella prima mostra se in tutti questi anni ho potuto incontrare centinaia di artisti, non solo italiani, ma da parecchie parti del mondo. Stabilire con loro rapporti di lavoro, collaborazione, conoscenza e spesso sinceri rapporti di amicizia.

Ho letto in questi giorni che in occasione del Capodanno Bizantino ad Amalfi è stata premiata Lia Rumma, che insieme al marito di quella mostra fu l'artefice.

Un riconoscimento giusto per chi, come i coniugi Rumma, operatori e mecenati con coraggio visionario che con quell'evento hanno fatto di Amalfi, insieme a tante altre cose, anche una capitale mondiale dell'arte contemporanea.

Quel movimento che nasceva ad Amalfi in quel lontano '68 diverrà in questi anni uno dei movimenti artistici più importanti al mondo e quegli artisti che quei giorni giravano per Amalfi oggi sono tra gli artisti più conosciuti al mondo.

Peccato solo che in questi anni, Amalfi, che aveva più titolo per le celebrazioni di questo movimento, ne sia rimasta fuori.

Speriamo che con questo riconoscimento a Lia Rumma si possa recuperare l'occasione perduta.

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