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Racconti d'aMare

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“Man Overboard”, perdere un compagno in mare: la tragica esperienza del Capitano Barra

Ho riflettuto a lungo prima di scrivere questo articolo. L’esperienza che ho vissuto mi ha colmato di dolore e tolto la serenità. Alla fine ho deciso di scrivere perché anche queste situazioni sono parte della nostra vita di bordo

Inserito da (PNo Editorial Board), lunedì 16 gennaio 2023 17:58:21

Di Salvatore Barra*

Lunedì 5 dicembre sembrava una giornata tranquilla: eravamo in navigazione da Yokohama a Xiamen (Cina): orario previsto di arrivo (ETA) a Xiamen alle ore tredici locali.

Verso le nove del mattino, però, il grido disperato di un marinaio ci raggiunse sul ponte di comando, per mezzo di un telefono di bordo: "MAN OVERBOARD, MAN OVERBOARD" («Uomo in mare»). Rendendomi immediatamente conto della gravità dell'incidente, un brivido attraversò la mia schiena, come un cubetto di ghiaccio lasciato cadere dolcemente lungo il solco della colonna vertebrale in una calda giornata estiva.

Durò solo un attimo, ma fu un attimo lunghissimo, un attimo vissuto tra l'incredulità, lo sgomento, la sorpresa, l'angoscia e la tristezza. Una situazione del genere non mi era mai capitata in precedenza.

Mi ripresi subito, ma bisognava agire con la massima celerità: "Su quale lato è caduto?". Mi rispose: "A prua a dritta" (Lato destro). "Tutto a Dritta", ordinai al timoniere: la "curva di Williamson" è la prima manovra da fare in caso di Uomo in Mare. Si accosta sul lato di caduta del naufrago, così facendo, mentre la prua va a dritta, la poppa scosta a sinistra evitando, in questo modo, che l'uomo possa essere risucchiato dall'elica. Continuando l'evoluzione, con timone alla banda a dritta, a rotazione completa della nave, la prua dovrebbe ritornare sulla posizione di caduta.

Operazioni successive alla curva di Williamson effettuate in pochissimo tempo con l'aiuto dell'Ufficiale di Navigazione:

  • SGANCIO DELLA BOETTA MAN OVERBOARD (UOMO IN MARE): questo tipo di boette, poste sull'estremità del ponte di Comando, quando si sganciano emettono un denso fumo di colore arancione ed un segnale luminoso intermittente;
  • Punto nave GPS sulla carta nautica elettronica dell'esatta posizione di caduta del Marinaio in mare;
  • MESSAGGIO DI URGENZA RADIOTELEFONICO "PAN PAN": questo tipo di messaggio (urgenza) è una richiesta di soccorso per un emergenza che si sta vivendo a bordo ma che, tuttavia, non implica la sicurezza della Nave. Al PAN PAN (ripetuto tre volte) seguono il Nome della Nave, il Nominativo internazionale, le coordinate geografiche ed il tipo di soccorso che si richiede;
  • Tre squilli di Sirena lunghi: è il segnale di emergenza per l'uomo in mare;
  • Annuncio dell'Emergenza con l'Interfonico di Bordo;
  • MACCHINA PRONTA A MANOVRARE;
  • AVVISO E RICHIESTA DI SOCCORSO AEREO ALLA CHINESE COAST GUARD.

Tutto questo in pochissimi minuti.

L'equipaggio, guidato e coordinato dal Primo Ufficiale, venne suddiviso in tre squadre di vedette "armate" di binocoli e radio ricetrasmittenti. Tre navi raccolsero il nostro messaggio di Urgenza "PAN PAN" e si misero a nostra disposizione partecipando attivamente alle ricerche: la MSC Eleni, la Nave Andromache ed il cargo cinese Hua Chi, coordinate dalla nostra Nave. Lo schema di ricerca delle tre Navi era dettato dalla nostra Nave.

Le condizioni meteo marine erano pessime, con venti di Burrasca da Nord Est, di 35 Nodi con raffiche di 45 Nodi, ed onde alte mediamente 3.5 metri. Dopo circa mezz'ora di ricerca furono avvistate un paio di scarpe che potevano essere del nostro marinaio disperso.

Poco dopo si osservò qualcosa muoversi sulla superficie del mare. Si riaccese la speranza: allertammo l'elicottero che stava partecipando alle ricerche. Tutti pensammo che fosse Alì che si stava sbracciando nel tentativo di essere visto. La speranza si riaccese: i nostri volti erano raggianti di felicità, poi arrivò la doccia fredda: dall'elicottero ci comunicarono che si trattava di rami d'albero. La delusione fu tanta, la gioia si trasformò in tristezza, la speranza in costernazione e l'illusione in delusione. Dagli occhi di molti di noi si vedeva scorrere qualche lacrima. Verso le ore 18 le ricerche vennero sospese per sopraggiunta oscurità, le tre navi partecipanti, dispensate dalle operazioni di soccorso, ripresero la navigazione per le loro destinazioni. Così fu anche per noi che, a notte fonda, distrutti dal dolore e con la morte nel cuore, ormeggiammo nel porto di Xiamen. Il Marinaio Indonesiano Alì non era più con noi.

A Xiamen sostammo per due giorni ed ivi abbiamo avuto la prima visita investigativa da parte della Coast Guard Cinese. Fino ad ora (15 Gennaio 2023) abbiamo avuto ben tre investigazioni, cui ne seguiranno almeno altre due, per questo motivo, volutamente ho omesso i dettagli inerenti alla meccanica dell'incidente, per quanto possano importare.

Il Marinaio Alì era persona molto capace, disponibile e solare. Tutti gli volevamo bene. A bordo siamo una famiglia, tutti siamo collegati come da un filo invisibile che ci unisce e ci vincola l'uno con l'altro, l'azione di un singolo potrebbe determinare il destino degli altri, nel bene o nel male; quando si dice "siamo tutti sulla stessa barca" significa appunto questo. L'unità e la coesione di un equipaggio è una prerogativa importantissima per la riuscita di una spedizione marittima.

Per chi non "vive" questi ambienti, l'equipaggio di una Nave non è cosa semplice da spiegare, né da capire.

Il Marinaio Alì lascia moglie e figli ed a loro è andato il nostro primo pensiero. Il Marinaio Alì era imbarcato da otto mesi ed aveva già richiesto di sbarcare nel mese di gennaio 2023, pronto a riabbracciare i suoi cari che lo aspettavano a casa. Un dramma umano.

Da Xiamen ripartimmo il sette Dicembre con destinazione "Alto Mare", cioè senza un porto di destinazione per almeno tre settimane, in attesa del cambio servizio di linea di Navigazione. Dirigemmo verso il Mar Giallo, nel Nord della Cina, nella rada di Qingdao, dove rimanemmo alla fonda (ancoraggio) per circa tre settimane. Nel Mar Giallo l'inverno è particolarmente freddo, freddo che si andava ad aggiungere al freddo dei nostri cuori. Durante la notte, il vento freddo siberiano, che spirava da Nord Est, provocava una caduta delle temperature che raggiungevano i meno dieci gradi centigradi. Nel Mar Giallo, scossi ancora dalla scomparsa del Marinaio Alì, trascorremmo il Natale sottotono, in modo austero, senza decorazioni, luminarie ed Albero di Natale, senza aspettare la mezzanotte, come generalmente si fa sulle navi.

Rispettammo la tradizione solo per il Cenone e Pranzo di Natale, con tutto l'equipaggio nel Salone Ufficiali. Nel posto tavola, dove avrebbe dovuto sedersi il Marinaio Alì, mettemmo l'elmetto di sicurezza con la foto del disperso, assicurandoci la sua presenza, seppur virtuale, in mezzo a noi. Prima della cena di Natale, invitai tutti a recitare una preghiera per il povero Alì, secondo le modalità e tradizioni di ogni singola religione. Così è stato anche per Capodanno.

Il caso della scomparsa in Mare del Marinaio, causa dell'incidente e gestione dell'emergenza, fu trattato, analizzato ed approfondito dalla commissione di sicurezza di bordo con la partecipazione di tutto l'equipaggio. Come prima cosa, introducendo l'argomento, ringraziai doverosamente tutti i componenti l'equipaggio, uno per uno, che in quel triste giorno non si risparmiarono, dimostrando impegno, dedizione, disponibilità, solidarietà, disponibilità immediata verso ogni richiesta di collaborazione e tanta, tanta umanità. Nel corso della riunione, oltre ad analizzare minuziosamente l'incidente, emersero proposte interessanti relative alla gestione della sicurezza sul lavoro e sulla relativa prevenzione.

Alcuni giorni dopo la scomparsa in mare del Marinaio Alì, secondo le procedure del caso, entrai nella sua cabina accompagnato dal Primo Ufficiale e da quattro testimoni (la legge ne prevede due), per inventariare (e fotografare) tutti i suoi averi (documenti, oggetti, vestiario, soldi e quant'altro) attraverso i quali siamo entrati nella sua intimità - come in una normale famiglia quando si perde un congiunto. Quindi stilammo una lista completa di tutti gli effetti personali, corredata dalle foto, firmata da me e dai quattro testimoni, che allegammo ai bagagli (sigillati), che successivamente furono spediti alla famiglia.

Tra le varie altre cose, nella cabina, abbiamo trovato l'orologio da polso automatico di Alì, che si era incredibilmente fermato alle 09.30 del 5 Dicembre: l'ora fatale.

Il cinque Gennaio, per ironia della sorte, siamo ritornati a Xiamen per uno scalo portuale inizialmente non previsto. Abbiamo ricordato Alì, alle 08.59 - l'ora dell'incidente - con tre squilli lunghi di sirena, mentre la nave solcava le acque del mare che lo avevano inghiottito esattamente un mese prima.

Le Autorità dichiarano se, a loro giudizio, le persone scomparse in mare debbano, in base alle circostanze, ritenersi perite. Per noi, il Marinaio Alì è già un Gabbiano che vola alto nel Cielo.

Ho riflettuto a lungo prima di scrivere questo articolo. L'esperienza che ho vissuto mi ha colmato di dolore e tolto la serenità.

Alla fine ho deciso di scrivere perché anche queste situazioni sono parte della nostra vita di bordo. Una vita di sacrifici, di privazioni e di pericoli, in cui il nostro scopo principale è quello di "Riportare la pelle a casa" e riabbracciare i nostri cari che ci aspettano.

Purtroppo per il Marinaio Indonesiano Alì non è andata così.

Malgrado tutto, la navigazione continua...

 

*Capitano Superiore di Lungo Corso

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