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Lettere alla redazione

Lavoro stagionale, i soprusi a cui ci si deve sottomettere

Inserito da (redazionelda), martedì 21 aprile 2015 12:23:47

Riceviamo e volentieri pubblichiamo lettera di un lavoratore della Costiera Amalfitana che denuncia le condizioni degli addetti al settore turistico con contratto stagionale. Dopo aver accertato l'identità del mittente attraverso un colloquio telefonico, abbiamo ritenuto di pubblicare la lettera in deroga alla linea editoriale de Il Vescovado che non accetta l'anonimato. Riteniamo in questo caso legittima la preoccupazione del lavoratore per le ripercussioni negative che potrebbe subire: il giornale è dalla parte del popolo e censura l'anonimato di chi, attraverso le nostre pagine, vorrebbe raggiungere fini differenti.

Il messaggio deve essere uno stimolo a migliorare il rapporto tra imprese che sosteniamo nella promozione e nella valorizzazione del territorio, e dipendenti: ogni grande imprenditore, infatti, sa che il capitale umano viene ben prima di quello economico ed è il cuore pulsante di un'azienda. Così cresce davvero il territorio, non solo dal punto di vista economico.

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Gentilissimo Direttore,

desidero sottoporre alla Sua attenzione e all'attenzione di chi, come me, in questi giorni s'appresterebbe a cominciare la stagione estiva, la mancata tutela del lavoratore a scapito dell'eccessiva sussidiarietà sugli orari di lavoro dei lavoratori stagionali. Mi spiego meglio: sono un ragazzo di trentacinque anni e, per interi periodi stagionali (estivi), lavoro a tempo determinato (sei mesi lavorativi). Ho svolto il ruolo di cameriere presso alcuni ristoranti della Costiera Amalfitana: mestiere, questo, che non ho mai particolarmente amato ma che ho dovuto svolgere alla luce della crisi e del non facile reperimento di un lavoro.

Ora, si parla tanto del "sacrosanto" diritto al lavoro e, soprattutto, dei diritti del lavoratore da tutelare ed assicurare. Sono utopie! Ma dove sono questi diritti del lavoratore, se firmi contratti dove sono sancite le quaranta ore settimanali, e te ne fanno fare 12-13 al giorno? Dov'è il giorno di riposo dovrebbe essere un diritto, ed invece è un optional? A volte, il giorno di chiusura del locale, per volere arbitrario del proprietario, viene procrastinato ed il lavoratore, per forza di cose, costretto ad accettare la decisione, per giunta non vedendosi retribuita la giornata di lavoro in più in busta paga.

Di più: di solito il mese d'agosto è quello in cui, vista l'altissima percentuale di presenze e visite, il cosiddetto "mese di fuoco", nella nostra bella Costa si lavora maggiormente. Si lavora tutti e trenta giorni (e questo lo si può capire benissimo, per carità), senza avere giorno di riposo, ma non solo: ci sono taluni locali in Costiera che "aboliscono" la giornata di riposo anche durante il mese di luglio, e qualche locale, sia a luglio che ad agosto, non retribuisce i giorni di "lavoro forzato" in termini assicurativi e monetari in busta paga. Essi vengono computati in un fasullo ed eventuale recupero di "ferie" non godute.

Capisco benissimo che il proprietario del locale che decide di rimanere aperto, può addurre motivi di cassa, che per le spese di personale, fornitori, abbinate alle ordinarie spese amministrative che comporta un esercizio commerciale (luce, gas, spazzatura, telefono, acqua). Ma allora perchè non riconoscere almeno in busta paga il diritto al giorno non goduto di riposo? Purtroppo, mi si risponderà, bisogna accettare per quieto vivere e per poter lavorare, se se ne ha la voglia! E sarà anche perchè io non sono sposato, che forse vanto dei "diritti" che dovrebbero essere tutelati. Mi metto nei panni di altre persone che hanno da portare il pane in famiglia e, che quindi, si piegano a ragion veduta, in direzione di talune decisioni (sic!)!

Ora, dico a Lei, in quanto Direttore stimato di questo giornale - pronto sempre a dar voce alle esigenze e/o denuncie pratiche del cittadino comune - ma soprattutto a qualche datore di lavoro, collega e, perchè no, qualche turista, villeggiante o, semplice e abituale, avventore in Costiera (ai quali prego, di darmi una loro opinione in merito): ritenete che questo sia giusto da un punto di vista contrattuale e, diciamolo pure, umano? Tutto questo poi, ora più che mai, porgerà il fianco alla ineluttabile e scriteriata "soluzione" della Naspi che, con la crisi in corso ormai da anni, e che le istituzioni politiche nazionali non hanno fatto altro che peggiorare, se non degradare, dobbiamo senza meno accettare! Ma allora non ci rimane che piegarci a ciò? Le regole del quieto vivere e, del bisogno, alla luce di una esigenza economico-familiare, imporrebbero di accettare tacitamente! Ma il mio quesito non è improntato alla ribellione del sistema, ma a trovare una soluzione che purtroppo, ahimè, non potrà essere cambiata (mai!).

Il diritto al lavoro è una gran bella cosa, ma l'esigenza economica è tutt'altro e, in virtù di quest'ultima, dobbiamo "arrenderci", senza lottare, per poter pragmaticamente, mangiare?!

 

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