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Storia e Storie

Santa Trofimena tra storia e leggenda agiografica

Scritto da (redazionelda), lunedì 5 novembre 2018 09:36:57

Ultimo aggiornamento sabato 13 luglio 2019 09:11:45

di Antonio Mammato*

 

Tra le diverse leggende agiografiche che arricchiscono il panorama storico-religioso amalfitano, la più antica e suggestiva è sicuramente quella che ha come protagonista Santa Trofimena e la città di Minori. Più volte in passato è stato sottolineato come l'origine e lo sviluppo della città sia strettamente legata alle reliquie della Martire siciliana.

La devozione verso Santa Trofimena, particolarmente sentita dal popolo di Minori, ha condizionato l'evoluzione dell'universo cultuale amalfitano e nonostante la sua storia più che millenaria, è sempre particolarmente viva. Un legame che si traduce in 3 feste patronali: il 5 novembre, in ricordo dell'invenzione del corpo sul litorale della città, il 13 luglio, in memoria della traslazione del corpo da Benevento a Minori e infine il 27 novembre in ricordo del II ritrovamento delle reliquie avvenuto il 27 novembre 1793.

La fonte principale della leggenda agiografica di Santa Trofimena è rappresentata dal testo dal titoloHistoria Inventionis ac Traslazioni et miracula Sanctae Trofimenis, redatto in scrittura beneventana e conservato in un codice databile ai primi decenni del X secolo.

Scritto in forma di sermone rivolto al fedele, il testo dell'Historia è diviso in tre capitoli: nel primo vengono narrate le vicende legate all'invenzione del corpo di Santa Trofimena sulla spiaggia di Minori, che la tradizione popolare, senza alcun fondamento storico, riconduce al 5 novembre del 640. Come l'urna sia giunta a Minori è difficile stabilirlo, l'anonimo agiografo sottolinea l'intervento di un angelo, che guidò l'urna dalle coste siciliane fino a Minori. Qui restò incustodita per un periodo imprecisato, fino a quando l'attenzione della popolazione locale fu catturata da una lavandaia del luogo recatasi presso la foce del fiume Reginna con l'intento di lavare i suoi panni. Nel battere gli stessi su una lastra di marmo restò con le braccia paralizzate, capì quindi di essere stata punita per aver disturbato il riposo terreno della Martire. Immediatamente accorsero i sacerdoti della città, i primi a capire le cause del prodigioso evento identificando in quell'urna marmorea, un sarcofago contenente i resti mortali di una martire. Nel tentativo di scoprire la sua identità notarono sulla sua sommità questi versi: "Tu che cerchi di conoscere i motivi dell'arrivo di quest'urna sappi che qui riposano le membra pie e intatte del corpo di Trofimena Martire e Vergine, Ella, fin quando durarono i costumi di un tempo scellerato, evitò i falsi idoli del mondo sfuggendo, come devota fanciulla, ai genitori siciliani. Riposò in mezzo al mare, offrì le membra ai Minoresi e l'anima a Dio. Di qui è andata a godere tra i profumati spazi di Cristo".

Questi versi rappresentano le uniche notizie storiche relative all'origine di Santa Trofimena. Molti dati vengono, quindi, lasciati in ombra, tra questi l'anno di nascita, l'anno del dies natalis, l'identità dei genitori e la sua città d'origine. La tradizione popolare ha poi colmato le lacune della storia: in Età Moderna la tradizione popolare ha impropriamente identificato Santa Trofimena di Minori con Santa Febronia di Patti e aggiungendo elementi inediti alla narrazione. Tale identificazione ormai perdura da ben cinque secoli.

La narrazione prosegue con l'intervento del vescovo amalfitano Pietro e con la prima traslazione delle reliquie. Di fronte all'impossibilità di spostare la piccola urna marmorea il presule amalfitano decise di farla trainare da due giovenche bianche, che non fossero state ancora sottoposte al giogo. Attraverso questo espediente le spoglie furono traslate, con una solenne processione, dalla spiaggia al luogo dove attualmente sorge la Basilica di Santa Trofimena. Furono tumulate sotto una struttura ad incasso, disposta su tre livelli, sub tribus cameris mire constructis, reperiunt sanctam Christi Martyrirem illibatam in suo locello, al di sopra della quale fu eretto il primo altare e una prima chiesa.

Qui il corpo rimase fino all'838, fino a quando, cioè, l'esercito longobardo minacciò direttamente la sicurezza delle città del Ducato Amalfitano.

Nell'autunno dell'838, i territori del Ducato di Amalfi subirono il saccheggio da parte delle truppe longobarde, guidate da Sicardo, figlio di Sicone ed erede di una politica religiosa che, oltre all'espansione territoriale ai danni di Napoletani e Amalfitani, ebbe come obiettivo l'acquisizione di un numero consistente di reliquie di martiri cristiani. Proprio in questo contesto si verificò, tra le altre cose, la traslazione delle reliquie dell'Apostolo Bartolomeo, fatte traslare da Lipari a Benevento nell'838.

Il vescovo amalfitano Pietro II decise quindi di far traslare le reliquie di Santa Trofimena da Minori ad Amalfi, considerato un luogo più sicuro. L'anonimo autore ci offre a questo una descrizione molto suggestiva del sepolcro della Martire: un'urna che poggiava su nitidissima pomice, contenente tre ampolle di olio profumato di pregevole fattura, una posta presso il capo, e le altre due situate di fronte ai piedi.

Il vescovo Pietro II seguito da molti altri sacerdoti si fermò presso l'ingresso principale della Basilica, portando sulla proprie braccia il corpo di Santa Trofimena avvolto in un sottilissimo drappo. La folla di persone accorsa da ogni angolo della città si accalcò sull'atrio della Basilica, approfittando dell'occasione per strappare furtivamente piccoli brandelli di reliquie. Nel compiere questo gesto sacrilego del sangue cominciò a scorrere dal corpo della martire bagnando il suolo antistante l'edificio ecclesiastico.

Le imbarcazioni guidate dal vescovo condussero quindi il corpo di Santa Trofimena ad Amalfi, dove fu collocato nella chiesa dedicata alla Vergine, l'attuale chiesa del Crocefisso. Otto giorni dopo questo avvenimento al vescovo apparve in sogno Santa Trofimena, avvolta in un mantello rosso, seguita da altre vergini, la quale con voce minacciosa gli predisse un'imminente morte, accusandolo di aver profanato e condotto il suo corpo lontano da Minori. Per le sue colpe la Martire gli predisse una morte improvvisa seguita dalla straziante visione del suo cadavere strappato dal suo sepolcro e divorato dai cani. Pietro II si fece quindi costruire una tomba alta tre cubiti nella parete nord della chiesa di S. Giovanni Battista di Amalfi. Dopo tre giorni dall'apparizione il vescovo morì, dopo poco tempo l'esercito di Sicardo invase la città saccheggiandola. I soldati penetrati in chiesa aprirono il sarcofago della bara del vescovo, non trovandovi ricchezze gettarono in terra il suo cadavere lasciandolo in pasto ai cani.

Le reliquie di Santa Trofimena furono trafugate e portate a Benevento. In breve tempo il culto si diffuse anche nelle province longobarde, come dimostra la scelta del vescovo Orso che di fronte alla richiesta di restituzione del corpo, inoltrata dai Minoresi dopo la morte del principe Sicardo avvenuta tra la fine del mese di giugno e l'inizio di luglio dell'839, decise di restituire soltanto una metà del corpo, l'altra metà restò dunque a Benevento. Tale scelta fu dettata, con ogni probabilità, dalla volontà di non privare la sua chiesa di un tesoro divenuto ormai prezioso.

Il corpo di Santa Trofimena fece quindi ritorno a Minori il 13 luglio dell'839, dopo aver sostato la notte precedente nella città di Salerno, sede di un'importante e numerosa colonia di mercanti amalfitani. Ad attenderlo l'intera popolazione locale, in "una giornata di sole sfolgorante", che accompagnò in processione il sacro corpo, riponendolo nel luogo scelto dalla Santa per il suo riposo terreno.

Dal 13 luglio dell'839 il corpo della Martire venne conservato nel luogo posto al di sotto dell'altare eretto nella sua cappella. Col passare dei secoli si perse la memoria del luogo della tumulazione. Quando alla metà del XVIII secolo iniziarono i lavori di ricostruzione della nuova cattedrale, si sentì la necessità di riportare alla luce le reliquie di Santa Trofimena. Nella notte tra il 26 e 27 novembre 1793 alcuni devoti minoresi entrando furtivamente in chiesa e scavando nel luogo indicato dalla tradizione trovarono nuovamente le sacre reliquie. Il 27 novembre il popolo di Minori festeggia quindi l'anniversario del II ritrovamento.

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