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Chiesa

Minori: 1° maggio zaino in spalla verso San Nicola. Una forte tradizione di fede [VIDEO]

Scritto da (Redazione), venerdì 26 aprile 2019 11:21:54

Ultimo aggiornamento martedì 30 aprile 2019 12:26:12

Mercoledì 1° maggio, come impone la tradizione, pellegrinaggio al convento di San Nicola, sul Monte Forcella.

Il fascino di San Nicola, della sua storia e della sua popolarità, richiama ancora molti pellegrini che, fiduciosi nella sua intercessione, ricorrono al vescovo di Mira per chiedere favori divini ed implorare da Dio la sua infinita misericordia.

Festeggiare San Nicola non vuol dire solamente continuare una tradizione storica che si tramanda ma, per molti, significa ravvivare l'esperienza della fede, rafforzare i vincoli di comunione che legano i cristiani pellegrini sulla terra, attraverso la testimonianza di uno dei santi più venerati dalla cristianità.

Suggestivo è il pellegrinaggio al Monte Forcella di Minori dove San Nicola viene abbracciato dall'amore dei suoi tanti devoti.

PROGRAMMA

Alle 11 l'esposizione dell'antica statua di San Nicola sul sagrato della Chiesa;

Alle 11,15 recita del Santo Rosario;

Alle 11,30 celebrazione della Santa Messa presieduta dal parroco Don Ennio Paolillo. Seguirà piccola processione ungo il sentiero e bacio della reliquia.

Quella di mercoledì sarà l'occasione per trascorrere una giornata di fede e di spensieratezza, secondo il programma di seguito, per una scampagnata immersi nella natura, una sana tammurriata concedendosi un bicchiere in più, ma senza esagerare.

"Ogni uomo semplice porta in cuore un sogno con amore e umiltà potrà costruirlo". Sono queste le parole della canzone di San Damiano ed è questo lo spirito che anima da sempre i giovani di "Ora et Labora" che dedicano tempo e lavoro allo scopo di consentire al convento di San Nicola di tornare ad essere luogo di preghiera ed incontro.

Vicende storiche relative alla chiesa di San Nicola. "Sull'altura dei monti di Forcella giace il profanato convento di San Nicola, un tempo di frati agostiniani eremitani. Vedesi situato su di un vertice sporgente di una deliziosa collina, sovente bersagliato da' fulmini all'infuriar della tempesta. Quivi abita la calma, la solitudine ed un profondo silenzio. La serenità di quel cielo ridente, l'aria salubre che vi si respira, quel romitorio posto sull'erto pendio e coronato intorno intorno di verdeggianti colli, inspirano una grata energia al cuore, e tutto invita trattenersi in si ameno soggiorno. Da quel vertice si scopre, come in un amplissimo quadro, il limpido e cristallino mar Tirreno, solcato da candide vele e barchette di pescatori. Di là osservarsi il torreggiante Falezio, dominatore della sottostante contrada di Maiori, ed il promontorio di Capo d'orso tanto spaventevole e pericoloso ai naviganti. Ad un girar del guardo vedesi giù e su una disuguaglianza di colli, vestiti di elci, castagne, quercie ed arbusti, che in lunga catena si protendono e si congiungono al nord colla giogaia finitima di Tramonti e di Ravello."

Lo ha scritto lo storico Matteo Camera nella sua opera "Memorie storico-diplomatiche dell'antica città e ducato di Amalfi" pubblicata nel 1881. Nell'attuale località San Nicola esisteva, già a partire dal I secolo a.C., un minimo insediamento che poi portò alla fondazione di Minori. Intorno all'anno mille, sempre sul colle e nei dintorni, esistevano ben quattro chiese, cui si aggiunse un secolo dopo quella di San Nicola, voluta da marinai e pescatori di Minori per onorare il santo di Bari e di Mira e che dovette costituire un valido punto di riferimento sia geografico che naturale cui rivolgere il cuore e la mente. Fino al XVII secolo si alternarono per la chiesa di San Nicola periodi di abbandono e momenti di grande sensibilità. Una nuova ed energica ansia spirituale mosse il vescovo di Minori Tommaso Brandolini a chiamare nel territorio della sua diocesi i frati agostiniani ed il primo aprile del 1628 furono a questi consegnate le chiavi della chiesa collinare e subito iniziarono i lavori per edificare il convento grazie alle generose e continue donazioni del popolo minorese. Nel 1638 i lavori erano conclusi e cinque frati agostiniani si stabilirono nel convento. Tuttavia dopo solo ventotto anni la vita e l'attività del convento ebbero fine: in primis il convento venne soppresso in virtù della bolla "Instaurandae" del papa Innocenzo X del 1652 che decideva la riorganizzazione conventuale e poi per l'epidemia di peste del 1656 che colpì tutto il Regno di Napoli. La popolazione minorese scese addirittura da mille a poco più di cento persone. Per il convento di San Nicola cominciò il declino e l'abbandono: prima cessò la vita cenobitica poi furono venduti i beni appartenenti al convento dalla curia minorese e non furono più assicurate opere di manutenzione. Vennero sul convento nel ‘700 alcuni eremiti che trovarono su questo colle non soltanto solitudine e silenzio, ma anche da sostenersi coltivando le terre e gli orti abbandonati. Fino al 1798 e i conseguenti provvedimenti napoleonici, la chiesa e il convento resistettero alle intemperie grazie all'impegno di custodia dei vari eremiti succedutesi fino ad allora. Nell'ottocento e per metà del secolo scorso a San Nicola ci fu veramente solo silenzio, solo il passaggio di qualche avventuroso viaggiatore di montagna. Poi cominciarono i pastori con le greggi e i boscaioli a ritornare a frequentare per lavoro il colle di San Nicola, le pecore e le capri presero a ricoverarsi nella chiesa e tra i resti del convento. Poi man mano risalirono anche i fedeli, il sentiero fu di nuovo reso agibile e nuovi fermenti cominciarono a spuntare. Nel 1980 sorse il "Comitato per la ricostruzione di San Nicola": fu ricostruita la chiesa e si mise mano alla ristrutturazione del convento che continua, malgrado incomprensioni e rallentamenti vari, ancora oggi.

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