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Attualità

Da Taiwan a Ravello: un approccio differente al contenimento del coronavirus

Scritto da (Redazione), sabato 14 marzo 2020 17:34:29

Ultimo aggiornamento sabato 14 marzo 2020 17:37:08

 

 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il contributo a firma dell‘antropologa e scrittrice Hsiu-Ju Stacy Lo di Taiwan, frequentatrice di Ravello che offre un approccio differente al contenimento del coronavirus.

 

di Hsiu-Ju Stacy Lo*

Come molti nel mondo, ho il cuore in pezzi per la crisi che sta attraversando l'Italia a causa dell'epidemia da coronavirus. Durante i quattro mesi appena trascorsi, io stessa ho viaggiato attraversando i diversi paesi definiti ora ad alto rischio, compresa la Cina, l'Italia e la Francia. Osservando gli sviluppi dalla mia scrivania in Taiwan, dove il numero dei casi di contagio confermati resta fisso a 50 aggiornati al 13 di marzo, vorrei offrire il mio incoraggiamento alla comunità della Costa d‘Amalfi, in particolare a quella di Ravello, luogo in cui ho trascorso la maggior parte del mio tempo in Italia durante le vacanze di Natale e Capodanno.

Il 6 gennaio sono partita da Napoli per giungere all'aeroporto di Roma per poi prendere il volo per Taiwan. A quella data, non vi era alcuna consapevolezza riguardo il coronavirus, nè da parte dello Stato italiano né da parte dei cittadini. Ma come è potuto accadere? Nessuno con cui io abbia parlato in Italia a dicembre e l'inizio di gennaio ne era a conoscenza. Una volta tornata in Taiwan, ho appreso la notizia inerente a un virus non identificato originatosi a Wuhan.

La notizia era stata pubblicata dal governo e da altre istituzioni pubbliche fin dall'inizio di dicembre. Ciò in contrasto con le dichiarazioni ufficiali cinesi, le quali negavano la diffusione della malattia infettiva, come nell'intervista di Li Gang, direttore del centro di prevenzione e controllo delle malattie di Wuhan, datata il 6 di gennaio, stesso giorno del mio volo di rientro dall'Italia. Atterrata in Taiwan la mattina del 7, sono stata sottoposta ai controlli di prevenzione già in atto per la peste suina africana, che il governo taiwanese è riuscito finora a prevenire.

Come tutti gli altri passeggeri, ho attraversato un corridoio disinfettante e mi è stata controllata la temperatura prima di arrivare al punto di controllo dei passaporti.

Queste sono le procedure per la salute pubblica adottate per la prima volta con l'epidemia della SARS nel 2003. Originatasi in Cina, la malattia causò sull'isola 73 morti, tra le quali 11 di personale medico, mese in cui venne ricoverato l'ultimo paziente affetto da SARS nel mondo.

Vorrei quì specificare che non sono un medico, nè che vivevo a Taiwan durante l'epidemia da SARS 17 anni fa. All'epoca ero studentessa in Australia e ho osservato da lontano gli eventi che si sono verificati in Taiwan nel corso dell'epidemia.

Lo stesso senso di paura e panico che si era verificato tra le persone in Taiwan si sta avendo ora in Italia. La mia famiglia all'inizio dell'epidemia da SARS mi contattò per chiedermi di inviare loro quante più mascherine N95 riuscissi a trovare. A Melbourne vivevo con una farmacista australiana e ho acquistato da lei tutte le mascherine, chirurgiche e non. Il mondo allora non era ancora così globalizzato come lo conosciamo noi adesso. L'Australia riportò 6 casi, l'Italia 4, entrambe nessun morto. A nessuno importò che io avessi inviato in Taiwan una eccessiva quantità di mascherine dall'Australia.

La SARS ha lasciato una profonda cicatrice alla società Taiwanese. Il National Health Command Center (NHCC), costituito con lo scopo di facilitare e coordinare tutte le decisioni sulle emergenze per la salute pubblica, permette una comunicazione diretta tra le autorità centrali, regionali e locali. Nell'attuale struttura governativa, tutti gli alti funzionari statali, quali il vicepresidente, il vice premier e il vicepresidente eletto provengono da un background medico. La conoscenza medica è altamente apprezzata in Taiwan ancor di più perchè esclusa dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Il suo status internazionale ha favorito un senso di protezione e fiducia, che si riflette nelle risposte al coronavirus da parte del pubblico e del governo. Dopo che il primo caso confermato è stato riportato in Taiwan il 21 gennaio, il governo ha prontamente emanato un avvertimento per gli spostamenti verso la provincia di Hubei, la cui capitale è Wuhan. Alcuni giorni dopo, lo Stato ha annunciato il divieto di esportazione di mascherine per un mese. Il 23 gennaio, le autorità di Wuhan e delle città confinanti hanno proclamato l'ordine di isolamento, prontamente seguito da molte città sparse per la Cina. È stato un grande shock per tutti, specialmente per il Taiwan, essendo strettamente connesso con la Cina, nonostante le tensioni politiche. I medici taiwanesi dubitavano dell'effetto delle misure stabilite, dato che il giorno seguente era il Capodanno Lunare, festività celebrata quanto il Natale in Europa. Anche il sindaco di Wuhan, ora dimesso, ha successivamente ammesso che più di 5 milioni di persone erano fuggite da Wuhan subito dopo l'annuncio del blocco.

Quì a Taiwan la risposta del governo è stata invece differente. Sin dal primo caso confermato, il Ministro della salute Chen Shih-chung ha tenuto quotidianamente conferenze stampa che informavano i cittadini sugli sviluppi dell'epidemia, mostrando un alto livello di trasparenza e controllo durante le sue regolari comunicazioni con il largo pubblico. (Più informazioni e dettagli sono riportati nell'articolo scritto da Stefano Pelaggi, professore all'università di Roma La Sapienza che ha studiato il caso specifico di Taiwan, disponibile sul sito: https://formiche.net/2020/03/taiwan-coronavirus-contagio/). Attraverso uno sforzo coordinato, il governo ha immediatamente assunto la produzione di mascherine e aumentato la stessa giorno dopo giorno. A partire da martedì di questa settimana, Taiwan è passato dall'essere un importatore di mascherine all'essere un paese con una capacità produttiva di 10 milioni di mascherine al giorno. I dispositivi di screening per la temperatura erano già stati installati in quasi tutti gli edifici ad inizio gennaio. Ancora una volta, gran parte degli sforzi per la prevenzione alle malattie sono stati resi possibili dall'utilizzo dei big data e dalla tecnologia. La cronologia dei viaggi e degli arrivi degli ultimi 14 giorni è stata registrata ed è accessibile grazie al sistema di sanità pubblica altamente digitalizzato. Il Ministro della tecnologia Audrey Tang ha sviluppato alcune apps per aggiornare le persone sulle aree ad alto rischio da evitare e per avvertire i cittadini sui punti vendita di mascherine più vicini a loro attraverso un sistema di localizzazione in tempo reale. Tutti i casi sospetti e messi in quarantena sono stati dotati di speciali "telefoni di sorveglianza" che aiutano le autorità locali a monitorarne costantemente i movimenti e la salute, di modo da alleviare lo stress del sistema sanitario nazionale. Un'isola con 23 milioni di persone, predetta dalle autorità sanitarie statunitensi come la più colpita al di fuori della Cina, si è preparata all'arrivo dell'epidemia a partire da gennaio. Giusto per precisare, il Taiwan non ha fermato i voli diretti dalla Cina neanche al culmine dello scoppio dell'epidemia.

In quanto persona che ha avuto esperienza diretta con il sistema sanitario in Italia (così come in Australia, Cina e Stati Uniti), vorrei offrire il mio supporto e la mia solidarietà al personale medico italiano. La mia esperienza all'ospedale Castiglione di Ravello nel 2018 mi ha aperto gli occhi su un sistema sanitario di livello mondiale, quello italiano, che mi ha mostrato generosità e professionalità e verso il quale mostro la mia gratitudine. Ho deciso di scrivere questo articolo perchè credo che così come i cittadini taiwanesi hanno imparato dalla lezione data dalla SARS, l'Italia uscirà da questa crisi come un paese più forte e più unito.

 

*Antropologa e scrittrice

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