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Attualità

Ucraina, Russia, guerra, ONU, malattie, ospedali, crisi umanitaria

Di guerra ci si può ammalare

Gli ospedali ucraini, già sotto forte stress a causa della pandemia da Coronavirus, devono affrontare un ulteriore afflusso di pazienti nelle città sottoposte ai bombardamenti

Scritto da (Redazione LdA), sabato 5 marzo 2022 09:39:33

Ultimo aggiornamento sabato 5 marzo 2022 09:39:33

Di Riccardo Maria Botta*

 

L'attacco della Russia all'Ucraina iniziato all'alba del 24 Febbraio costituisce solo l'acme, la massima espressione, delle ostilità tra questi due Paesi che già dal 2014 sono coinvolti in uno scontro diplomatico e militare noto come crisi russo-ucraina, che comprende tra le altre cose la deposizione del Presidente Ucraino filo-russo Janukovyc, la guerra in Crimea e l'instaurazione delle autoproclamatesi Repubbliche separatiste del Donbass.

Lungi da me voler commentare l'ontogenesi, le dinamiche, i possibili scenari di un conflitto così complesso le cui radici storiche, politiche, sociali ed economiche richiederebbero ben altra esperienza e tipologia di trattazione. La deformazione professionale mi induce solo a constatare quanto intimamente ingiusta sia l'essenza della guerra, decisa in alto eppure così cruenta e crudele in basso, nei confronti del popolo e soprattutto di chi soffre l'esperienza della malattia. Ecco qualche dato e qualche storia di vita reale per informare il lettore circa la crisi sanitaria in Ucraina causata dal conflitto bellico.

L'Ucraina è uno dei paesi con il tasso di vaccinati contro il Coronavirus più basso in tutta Europa (l'Italia, tra i primi, è circa all'83 per cento): solo il 34% della popolazione ucraina ha completato il ciclo vaccinale. Inutile ricordare che le malattie infettive peggiorano sensibilmente in tempo di guerra proprio per il caos generato dal conflitto che limita l'attuazione delle misure igienico-sanitarie preventive. Si stima che siano quasi 836.000 gli ucraini che hanno lasciato il proprio paese, nella maggior parte con mezzi di trasporto di massa, treni e autobus, il che rende davvero complesso, se non impossibile, mantenere le minime misure di sicurezza per ridurre il rischio di contagio.

Il Direttore Generale dell'OMS ha dichiarato che «i bassi tassi di test osservati dall'inizio del conflitto, indicano che è probabile ci sia una significativa trasmissione del virus non rilevata» problema al quale si aggiunge «una carenza critica di ossigeno». Ricordo che l'ossigeno non è utilizzato solo per il trattamento dei pazienti affetti da Covid-19, ma anche in altre patologie che determinano Insufficienza Respiratoria Acuta, come BPCO riacutizzata, Edema Polmonare Cardiogenico e Polmonite.

Altra patologia infettiva di cui si sta temendo una recrudescenza in Ucraina è la Poliomielite, che dall'ottobre 2021 ha registrato alcuni focolai tra bambini. Il Dr. Timothy Erickson del Brigham and Women's Hospital ha ricordato che «con i conflitti è abbastanza evidente che i casi di poliomielite non solo aumentino, ma riemergono anche in paesi in cui si pensava che la malattia fosse eradicata».

Gli ospedali ucraini, già sotto forte stress a causa della pandemia da Coronavirus, devono affrontare un ulteriore afflusso di pazienti nelle città sottoposte ai bombardamenti. Secondo le Nazioni Unite al momento tra i civili le vittime sono state almeno 240, 64 morti e 176 feriti ma si pensa che i numeri siano ampiamenti sottostimati. Maggiori ospedalizzazioni richiedono più medici, più personale sanitario, attualmente non disponibile in loco, tanto da aver sollecitato il Governo a fare un appello ai professionisti della salute in tutt'Europa. Se ad un aumento dei ricoveri non corrisponde infatti un aumento del personale logicamente la qualità assistenziale non può che peggiorare, a discapito dei malati.

Per supportare i servizi sanitari in Ucraina l'OMS ha messo in campo 5,2 milioni di dollari e il direttore generale ha anche affermato che «l'OMS sta aiutando i Paesi vicini ad affrontare i bisogni sanitari chiave tra i rifugiati e gli sfollati, comprese le problematiche legate alla salute mentale e la necessità di assistenza psicologica, nonché il trattamento di malattie come Hiv, tubercolosi e cancro». Proprio sul versante oncologico arrivano notizie preoccupanti. La ONG Soleterre ha dichiarato di aver dovuto trasferire alcuni piccoli pazienti affetti da neoplasia nel bunker sottostante l'Istituto nazionale dei tumori di Kiev mentre altri sono stati dirottati verso il reparto di Oncologia dell'ospedale di Ternopil, a ovest di Kiev e non lontano dal confine con la Polonia. Ha fatto scalpore anche la storia di due genitori ucraini che hanno attraversato l'Europa in auto per ricoverare il proprio figlio di 4 mesi al Bambin Gesù di Roma dove è stata posta diagnosi di paralisi cerebrale infantile e dove attualmente il bambino è in cura.

«Noi beviamo, mangiamo o respiriamo il 90% delle nostra malattie», diceva giustamente ed antesignanamente il grande Louis Pasteur. Una domanda che pongo a me stesso e a voi: Smetterà mai l'uomo di voler bere, mangiare e respirare il veleno della guerra? Di guerra ci si può ammalare.

 

* medico-chirurgo, specializzando in anestesia, rianimazione, terapia intensiva e del dolore.

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