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Storia e Storie

23 novembre 1980, il terremoto in Campania: paesi rasi al suolo e quasi tremila morti

Scritto da (redazione), venerdì 23 novembre 2018 08:39:53

Ultimo aggiornamento lunedì 23 novembre 2020 07:35:06

di Emiliano Amato

Erano le 19 e 34 del 23 di novembre 1980, di domenica, quando la terra tremò. Una forte scossa di magnitudo 6,9 sulla scala Richter, della durata di circa 60 secondi, colpì le provincie di Avellino, Potenza e Salerno. L'entità drammatica del sisma non venne valutata subito; i primi telegiornali parlarono di una "scossa di terremoto in Campania" dato che l'interruzione totale delle telecomunicazioni aveva impedito di lanciare l'allarme.

Soltanto a notte inoltrata si cominciò ad evidenziarne la più vasta entità. Uno dopo l'altro si aggiungevano i nomi dei settanta comuni disastrati e dei 200 nuclei urbani duramente danneggiati. In 2735 persero la vita e 8848 furono i feriti. Anche Ravello fu interessata dalla scossa che, fortunatamente, provocò lievi danni, e tanta paura tra i suoi abitanti. Prima che la terra cominciasse a tremare numerosi Ravellesi si trovavano presso le proprie abitazioni per seguire il programma calcistico in tv "Novantesimo minuto" seguito dalla differita della seconda metà della gara tra Juve-Inter (finì con un 2 a 1 per i bianconeri).

E quando il cronometro segnò 35 minuti, improvvisamente cominciarono ad ondulare lampadari, vibrarono i vetri degli infissi, le suppellettili si frantumarono cadendo sul pavimento. Mancò la luce. Tutte le famiglie evacuarono dalle proprie abitazioni per ritrovarsi in piazza Vescovado dove si pensò bene di trascorrervi la notte in auto per ragioni di sicurezza. C'era la luna piena quella sera, a seguito di una domenica che registrò temperature molto più alte della media stagionale. Durante la notte, quella tra il 23 ed il 24 di novembre, la piazza principale del Paese era gremita di vetture. Verso la mezzanotte un'altra scossa fece tornare il terrore.

Ma il tono minore rispetto alla precedente fece immaginare ad un assestamento. Nei giorni seguenti furono una quarantina le famiglie che evacuarono definitivamente le abitazioni danneggiate e considerate inagibili. Gli sfollati trovarono asilo presso i propri familiari e gli alberghi fino alla Pasqua successiva. E mentre Ravello e la Costa d'Amalfi vennero fortunatamente risparmiate dal sisma, dall'altra parte della provincia, in un solo giro di lancetta, la furia tellurica aveva sepolto ed inghiottito migliaia di persone. Al levarsi del sole una prospezione a mezzo elicottero fornì le reali dimensioni del disastro e da Ravello non vennero meno celeri manifestazioni di solidarietà; in poche ore nacque un gruppo spontaneo di volontari che vollero prestare i primi soccorsi laddove ve ne fosse stata la necessità.

Per razionalizzare gli interventi di volontariato bisognava convogliare gli aiuti verso un'unica località. In quel periodo la concittadina Teresa Mansi, sorella di Cecilia, era impiegata come segretaria al comune di Santomenna, uno dei centri rasi totalmente al suolo. Attraverso il suo appello all'allora sindaco di Ravello, il professor Salvatore Sorrentino, la Land Rover del Comune di Ravello giunse a Santomenna carica viveri, coperte, medicinali, acqua potabile. A bordo c'erano Vincenzo Sorrentino, Franco Giordano, Tommaso Amato, Nicola Amato, Giuseppe Amato, Salvatore Pagano, Carmine Antonio Mansi e Salvatore Ferrara che faticarono non poco nonostante le scene agghiaccianti alle quali furono costretti ad assistere anche nei comuni limitrofi di Calabritto, Valva, Pescopagano e Torella de' Lombardi.

Intanto da Ravello venne organizzata una raccolta fondi per l'acquisto di una roulotte nella quale vennero ubicati gli uffici del comune di Santomenna. Anche il gruppo teatrale "La Ribalta" partì alla volta di Santomenna."Mettemmo su uno spettacolo teatrale- ricorda Armando Malafronte -La gente felice e divertita, in un momento cosi tragico, ci preparò il pranzo e al nostro ritorno la loro generosità nei nostri confronti fu davvero incredibile. Ricordo indelebile di un popolo fiero e generoso".

E i Ravellesi aprirono finanche le proprie case, le scuole, gli alberghi, ai poveri sfollati trovatisi senza una casa, senza futuro, talvolta senza famiglia.

Anche le suore di Santa Chiara misero a disposizione la foresteria del Monastero; giunsero a Ravello anche alcuni bambini che proseguirono l'anno scolastico assieme ai pari età locali ed una donna gravida in procinto di partorire.

Proprio all'interno del Monastero, il 13 di dicembre di quell'anno, nacque la bambina: fu chiamata Anna Chiara Lucia che, per ferma volontà dei genitori, come segno di gratitudine verso la Città di Ravello, fu tenuta a battesimo dalla moglie del Sindaco Sorrentino. Oggi Anna Chiara Lucia è sposata, vive in Svizzera e torna spesso a Ravello per trascorrervi qualche giorno con il resto della famiglia.

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