Tu sei qui: Economia e TurismoTurismo religioso in Costa d’Amalfi: le chiese di Lone, Vettica, Tovere e Pogerola
Inserito da (ilvescovado), sabato 18 marzo 2017 14:59:58
Di Giuseppe Liuccio
Potenza della toponomastica! Uno dice Pastena di Amalfi e per miracolo si materializza un grappolo di case disseminate a raggiera su per la collina, che scala il cielo e caracolla a mare, ad accendere vita nel reticolo delle vie a servizio di case e poderi. Ma il pensiero corre anche al Medioevo e al contratto di "pastinato" con cui gli abati dei monasteri ed i nobili del patriziato concedevano ai contadini parte dei loro possedimenti agricoli per costruirvi "macere" e case, sperimentarvi nuove colture e riceverne in cambio parte dei prodotti. E Salita dello Spinale, via Delina, Via Pomicara, salita Pastina, Via Caramone, Via Apotheca sono ferite ardite nel cuore dei giardini dove esplode la festa dei limoneti, dove i vigneti si gonfiano di dolci umori. E le chiese di campagna rifrangono gloria di sole alle facciate bianche ed assorbono profumi di campagna alla carezza della brezza, che si insinua tra le fessure dei portali e canta inni di preghiera alle navate vuote: da quella della Madonna del Carmine che regala sosta obbligata e frescura di porticato al viandante stanco a quella, bellissima, dell'Assunta che, a dominio di agrumeti a mare, minaccia trafitture al cielo con la cuspide del campanile arioso.
E Via Maestra dei Villaggi mi scatena emozioni di memorie, perché vi ebbi casa con terrazzo nella gloria della luce, prora di nave al varo nel mare dei miti e della Grande storia, negli anni indimenticabili della mia vita amalfitana, feconda di creatività e di lavoro, che mi gonfia ancora dentro uragano di "passioni" politiche, civili, culturali, e non solo, di una giovinezza inquieta ed irrequieta. Resta sempre, come allora, aorta zigzagante e pompa viva e lavoro a Lone. A Pogerola, a Vettica e, su su fino a Tovere, sospesa lassù tra falesie di monti e cupole di cielo. E case ed orti si rincorrono tra salite a perdita d'occhio e discese dirupanti ad abbracci di mare con soste a virgola di incroci e pause da svenimento estatico a slarghi precipiti. E ritualità di fede e di cultura popola i sagrati di chiese in festa per i Santi protettori. Oggi suggerisco la visita per una pausa di fede e di cultura nelle Chiese della Madonna del Carmine a Pastina, quella della Natività di Maria Vergine a Lone in Via Tuoro e quella dell'Assunta poco al di sotto della strada rotabile che porta a Pogerola.
Per la sua importanza storica, ma soprattutto per l'inimitabile connubio di architetture rurali, costruzioni sacre e magnifici scorci di panorami, questa fu una strada molto apprezzata dai Grandi Viaggiatori del Grand Tour. Dopo alcune rampe di scale incontriamo la piccola chiesa della Madonna del Carmine detta anche Santa Maria del Pino, cappella gentilizia della casata Lupino che la fece erigere nel XV secolo. Superato lo stretto passaggio coperto sotto il campanile della chiesa (da notare l'affresco della Fuga in Egitto di autore ignoto) ci addentriamo nel cuore di Pastena, il primo casale amalfitano. La Via Maestra dei Villaggi prosegue diritta fino a Vettica e Tovere. Ma noi deviamo per via Tuoro. Facciamo pochi scalini e sbuchiamo nel grande piazzale dove sorge la Chiesa della Natività realizzata nel 1980. Se proseguiamo verso l'alto (sul lato settentrionale della piazza) giungiamo alla rotabile via Papa Leone X, che percorriamo in salita per circa 300 metri fino al maestoso campanile della trecentesca Chiesa di Santa Maria Assunta, collocata al di sotto della rotabile per Pogerola. È bella e pudica, riservata ma ospitale questa Amalfi dei villaggi, che recitano il ruolo di parenti poveri nel gran banchetto del turismo.
Eppure questa Amalfi contadina è una risorsa di enorme valore da immettere con intelligenza e lungimiranza nel circuito dei mercati. Ed uno qualsiasi degli slarghi di Lone è un punto di osservazione straordinario per un colpo d'occhio che non ha eguali, con l'arditezza dei coltivi che penetrano fin lassù alle montagne di Agerola o ruinano a mare, giù giù fino alle anse raccolte di Duoglio e Santa Croce. Questo miracolo di coltivi, fioriti fin sulla battigia e strappati con caparbia maestria alla montagna, è frutto di lavoro paziente e duro di generazioni di contadini che nel corso dei secoli hanno sarchiato e piantato, potato e protetto alberi ed ortaggi, hanno irreggimentato acque in fossati e canali, hanno consolidato macere che sembrano ricami ed ideato pergolati che sono baldacchini ad ombreggiare gradini per scalare il cielo. Senza questo paesaggio rurale, che hanno cantato i poeti e dipinto i pittori ed ha fatto da magica cornice a tumultuose storie d'amore, Amalfi avrebbe ridotto di molto le sue fortune turistiche. Di qui la necessità di una forte sinergia tra agricoltura e turismo, anche religioso.
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