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Storia e Storie

Quando Don Lorenzo Mansi annunciò: «La strada di Chiunzi sarà il polmone di Ravello»

Scritto da (redazione), lunedì 3 dicembre 2018 18:05:36

Ultimo aggiornamento lunedì 15 febbraio 2021 19:19:03

di Salvatore Sorrentino*

Questo mi diceva il mio predecessore, Lorenzo Mansi, quando, a luglio del lontano 1970, entrai in amministrazione comunale con lui: si era, ormai, quasi al congiungimento del ramo della strada, che da Ravello andava verso Chiunzi, con quello che ne proveniva.

Sette mesi dopo, il sindaco Mansi moriva, senza poter inspirare, nemmeno per una volta, l'aria che da Chiunzi arrivava ai polmoni di Ravello, attraverso il corso completato dell'opera da lui ipotizzata e fortemente voluta.

Lorenzo Mansi era già riuscito pure a far dichiarare statale la strada da Castiglione al Centro Urbano, con il conseguente finanziamento per l'allargamento della prima parte di essa, cioè dal Centro fino all'attuale Supermercato DESPAR.

Durante le mie amministrazioni, fu realizzato l'allargamento del tratto Civita - Castiglione. Più tardi, alla fine del Novecento, la strada, chissà perché, sarà declassata. Addio SS 373 di Ravello! Chissà, chissà che non succeda quel che mi auguro qui in fondo!

E, tornando al discorso della strada di Chiunzi, io, che ho continuato, anche se in modi e mondi diversi, l'opera di Lorenzo Mansi per lo sviluppo di questa bellissima città, rispondo, senza ombra di dubbio, che sì, Ravello ha realizzato quello che Mansi aveva vaticinato.

Nel tempo, qualcuno ha pure criticato negativamente la realizzazione di quest'opera, in quanto avrebbe portato qui la malavita, la camorra, i ladri e così via. Niente di più errato. Sì, c'è stato un periodo in cui dei ladruncoli da pochi soldi hanno rubato qualche gomma di auto, qualche batteria, al massimo qualche auto, nemmeno nuova, ma erano... ladri di polli, come si è soliti dire.

I veri delinquenti ci sono stati quando compivano i loro misfatti e si dileguavano attraverso le montagne, per raggiungere comuni isolati, a noi vicini, per poi scomparire nella bolgia della terra della malavita, della camorra.

Oggi, è vero, i tempi sono cambiati, però, se pure un ladruncolo volesse scappare da Ravello, grazie alla strada, e alle nuove tecnologie, verrebbe subito intercettato.

E non solo. E l'avvicinamento commerciale che abbiamo avuto all'Agro Nocerino e al suo mercato ortofrutticolo? e a Napoli, all'aeroporto di Capodichino? quanto sviluppo commerciale e turistico ha portato al nostro comune? E non soltanto al nostro. Oggi, ogni giorno, da primavera a tutto ottobre, decine di grosse auto, tutte puntualmente nere, oppure bianche, solcano il Passo e il Chiunzi, portando qui tanti turisti e ... tanto lavoro.

Suvvia, penso che, pure nel passato, ha potuto credere che questa strada avrebbe portato del danno solo qualche nostalgico del turismo da bettola e da locanda, il quale, magari gestore di un proprio alberghetto o una piccola osteria, ha pensato che altri potessero sostituirsi a lui. Pensiero che, d'altronde, si è avverato; ma solo per chi non ha saputo stare al passo coi tempi.

Con la realizzazione della strada di Chiunzi, Ravello ha potuto godere di quello sviluppo che il sindaco Mansi prevedeva; Ravello, con l'opera di tutti i suoi successori, chi in un modo, chi in un altro, chi più, chi meno, ha raggiunto ormai le vette più alte dello sviluppo turistico che, una volta, si potesse immaginare.

Certo tutto deve sempre migliorare; certo alcune cose vanno ulteriormente sviluppate; certo alcuni settori vanno quasi ex novo creati; però, se confrontiamo la situazione di Ravello e delle zone vicine, fra l'ante strada di Chiunzi e il post, mi sento di affermare, senza timore di essere smentito, che questa bella città, di salti di qualità, ne ha fatti. Tantissimi.

E ne sta facendo. Dobbiamo solo sperare che non ci si fermi: «chi si ferma è perduto», recita un pur sempre valevole detto.

Di cammino Ravello ne puo', e ne deve, ancora fare; e stavolta soprattutto a favore degli anziani e delle nuove, anzi nuovissime generazioni; mi spiego meglio: a favore dei giovanissimi, dei ragazzi. E degli anziani. Io ho la convinzione che queste due generazioni di ravellesi siano state, finora, un po' trascurate, a cominciare dalle mie stesse amministrazioni.

Alle ultime elezioni amministrative, a Ravello, è stato eletto sindaco l'avv. Salvatore Di Martino, persona anziana, già sportivo, già più volte amministratore comunale, chiaro e risaputo difensore e propulsore delle attività agricole.

 

Orbene, ritengo che egli possegga le qualità, oltre che il dovere, che servono oggi per la soluzione dei due problemi: da Sindaco, per altro anziano,lavori per quelle parti della popolazione che sono state trascurate nel passato, anziani e, in ispecie, ragazzi: locali per il tempo libero, per gli uni (quelli all'ingresso dell'area tennis, come ai tempi della sua giovinezza? Che gioia per gli anziani!!!), attrezzature per lo sport e il tempo libero, per gli altri. Il solo tennis non basta. E non puo', non deve, servire per altre attività, ancorché sportive: è la sintesi della storia del tennis a Ravello. E, credo, in Costiera Amalfitana.

Posso fare una proposta pazzesca? Sulla Piazza del Vescovado (così mi piace chiamarla ancora), causa pure l'assegnazione ai locali pubblici (la quale porta bei soldini alle casse del comune, e questo non puo' che farci piacere), è vietato, o impossibile, ai bambini andare in bici, tirar calci a un pallone, giocare a tamburello, organizzare giochi di gruppo, e via dicendo.

Ebbene, che ne dite se si organizzasse la prima piazzola del Parcheggio sotto la Piazza, per giochi e attività ludiche e anche culturali, all'aperto, a favore dei bambini di Ravello? Le auto? Si potrebbe utilizzare l'ultima piazzola in basso, ancora non sfruttata. Tanto sarebbe possibile realizzare subito, indipendentemente da ogni pur validissimo altro progetto (che dura, comunque, ormai da più amministrazioni).

Ne abbiamo veramente bisogno. Ne sentiamo veramente la necessità. Finora, abbiamo operato in particolar modo per offrire ai nostri tanti, tantissimi ospiti, un'accoglienza, una permanenza fra le migliori al mondo; pensiamo, adesso, un po' più anche a noi stessi, a cominciare, sì, dai ragazzi e dagli anziani. E senza dimenticare la montagna e l'agricoltura, e in questa, in primis, la limonicoltura.

Credo che, ormai, tutti ci si sia accorti che, qui da noi, le monorotaie sono state un vero fallimento, almeno a livello della collettività. Pensiamo allora alle strade. Con cento, mille, limitazioni, ma strade, strade e strade.

E, checché se ne dica e se ne racconti, il tutto sarebbe nel pieno rispetto delle previsioni di tante leggi e tanti piani: da quelle del Piano di Sviluppo agricolo del Ministero dell'Agricoltura e Foreste del lontanissimo 1969, a quelle del Piano di Sviluppo Turistico della mai abbastanza, da noi, compianta Cassa per il Mezzogiorno (1970); dal Piano di Coordinamento Territoriale della Penisola Sorrentino-Amalfitana(1971) alle prime leggi sull'agricoltura della allora neonata Regione Campania (1970/75); dal tanto bistrattato PUT, dai PRG, quello solo adottato del 1980 e quello tuttora vigente.

E, per finire, anche dalla legge istitutiva del Parco Regionale dei Monti Lattari; questa, tante volte viene, ma erroneamente, invocata, per scoraggiare interventi e far passare per illegittimi interventi che, invece, sono pienamente legittimi, conformi alle normative vigenti.

Signor Sindaco, forza! Mi rivolgo a te, direttamente, per chiudere.

Sono consapevole del fatto che ci sono tanti problemi da risolvere, a cominciare anche dalla gestione dei beni culturali che, fortunatamente per noi, abbiamo a Ravello. So pure, però, che tu hai molto a cuore l'agricoltura, sia quella limonicola, sia quella viticola e sia pure quella orticola.

I Ravellesi, dal canto loro, sono diventati ricchi. Su, diciamocelo. Molti di loro sono disposti anche a costruire le strade, necessarie per l'agricoltura, a proprie spese. Solo con qualche aiutino (sostanzioso, però) da parte della Pubblica Amministrazione.

La normativa lo permette. Ergo!

*già sindaco di Ravello

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