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Storia e Storie

Il tragico destino di Maurizio D'Urso: il suo cadavere ritrovato a Ponza dopo 20 giorni dal naufragio dello Stabia I

Quarantadue anni fa la tragedia dello "Stabia Primo", la nave da carico affondata all'imboccatura del porto commerciale di Salerno il 4 gennaio 1979 con a bordo il suo equipaggio di tredici uomini. Tra questi il 17enne Maurizio D'Urso di Maiori

Scritto da Emiliano Amato (redazione), lunedì 4 gennaio 2021 21:29:14

Ultimo aggiornamento martedì 5 gennaio 2021 10:24:22

di Emiliano Amato

Quarantadue anni fa la tragedia dello "Stabia Primo", la nave da carico affondata all'imboccatura del porto commerciale di Salerno il 4 gennaio 1979 con a bordo il suo equipaggio di tredici uomini.

Tra questi, due giovani della Costiera Amalfitana: Enrico Guadagno di Amalfi e Maurizio D'Urso di Maiori.

Solo dopo 19 giorni fu ritrovato il corpo quello del comandante della nave, trasportato dalle correnti fino all'Isola di Ischia.

Il cadavere del 17enne marinaio maiorese, invece, fu rinvenuto il 24 gennaio sull'Isola di Ponza.

Proprio quando le speranze di ritrovarlo erano oramai del tutto svanite, suo fratello maggiore Lucio, insieme al cugino Tonino Della Pietra, si recò a Roma per richiedere il recupero della nave inabissatasi. Richiesta mai accolta. Dopo 42 anni, infatti, il relitto giace ancora sul fondale del porto di Salerno.

 

La mattina del 24 gennaio, un anziano signore che viveva in una casupola sulla scogliera dell'arcipelago laziale, mentre era intento a farsi la barba notò, dalla finestra del bagno, un cadavere galleggiante in mare. Fu immediatamente allertata la Capitaneria di Porto che riuscì a recuperare quel corpo, privo del capo, trascinato dalla corrente in una piccola baia.

 

Si pensò immediatamente potesse essere quello di uno dei marinai dello Stabia I. Tra le persone convocate a Ponza anche il padre e il fratello di Maurizio D'Urso per il riconoscimento. Giunsero all'obitorio del nosocomio isolano anche i parenti degli altri due ragazzi dispersi: Enrico Guadagno di Amalfi e un ragazzo di Ercolano.

 

Per lo straziante riconoscimento di un corpo senza testa furono molto importanti alcuni particolari.

Quello sulla nave della morte era stato il suo primo imbarco dopo aver conseguito il diploma da capitano di lungo corso all'Istituto Nautico "Nino Bixio" di Maiori. Salì per la prima volta a bordo l'8 dicembre del 1978 per il suo primo viaggio (che fu anche l'ultimo) per il trasporto di cereali in Algeria.

Il giorno precedente la tragedia, Maurizio aveva avuto qualche giorno di permesso e da Napoli, dove faceva base lo Stabia I, era tornato a Maiori per salutare la famiglia.

Aveva approfittato per consegnare a sua madre gli indumenti da lavare, promettendo di ritornare dopo qualche giorno.

Per il primo imbarco, suo padre, Salvatore, gli aveva donato 25mila lire e voleva assicurarsi che non fosse rimasto senza soldi in tasca.

 

Maurizio lo tranquillizzò, dicendogli di averne ancora 15.500 avvolti in un fazzoletto nella tasca dei jeans. Con il resto aveva comprato una rosa del deserto, come ricordo del suo primo viaggio in Algeria.

 

Fu proprio quel fazzoletto con quei soldi ritrovati nella tasca dei jeans, un pigiama con pois rossi indossati sotto i pantaloni (a bordo faceva molto freddo) e i calzini identici a quelli che portava suo padre, a confermare l'identità della salma.

 

Una storia drammatica che ha cambiato il corso dell'esistenza della numerosa famiglia D'Urso, degli altri nove fratelli e sorelle e di una madre e un padre che non hanno mai dimenticato Maurizio. Un dolore immenso da cui nessuno di loro è mai uscito.

 

Per molti anni la madre del marinaio di Ercolano, anch'egli perito in quella note fatale, si è spesso recata al cimitero di Maiori: la tomba di Maurizio era diventato il luogo deputato anche al suo pianto.

>Leggi anche:

Salerno: quarantadue anni fa la tragedia dello "Stabia Primo", nella bara sommersa anche due marinai della Costiera Amalfitana

Nave Stabia I affondata nel Porto di Salerno, Celano: «Recuperare il relitto»

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