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Storia e Storie

Divina Commedia: a Ravello è custodita edizione del 1529

E' conservata nella Biblioteca di San Francesco

Scritto da (redazione), martedì 23 marzo 2021 15:31:40

Ultimo aggiornamento mercoledì 24 marzo 2021 23:00:32

Non tutti sanno che nella biblioteca francescana di Ravello è conservata un'edizione della Divina Commedia impressa nel 1529. Si tratta di una delle prime (e delle più pregiate), spiega il docente e storico dell'arte Gianpasquale Greco in un articolo della rivista culturale "L'Espresso e in particolare", il suo nome specifico merita di esser letto per esteso - della Comedia di Danthe Alighieri, poeta divino; con l'espositione di Christophoro Landino; nuovamente impressa e con somma diligentia revista et emendata, et di nuovissime postille adornata.

L'edizione, risalente al 1529 (settantaquattro anni dopo l'invenzione della stampa a caratteri mobili), fu impressa a Venezia da Iacopo Burgofranco, spesata dal patrizio fiorentino Lucantonio Giunta. Il volume è in folio (misura 304 x 210 mm), in caratteri sia romani che gotici.

 

Sebbene il testo segua fedelmente quello dell'edizione stampata nel 1502 da Aldo Manuzio (considerato tra i più importanti editori di ogni tempo) e così pure il commento di Landino, il volume conservato a Ravello è arricchito da un frontespizio con un'incisione raffigurante, incorniciati, i cinque massimi poeti dell'antichità (Virgilio, Orazio, Ovidio, Lucrezio e Terenzio) che fronteggiano i loro omologhi della modernità (Dante, Petrarca, Pietro Aretino, Boccaccio e Bernardo Accolti, noto come Unico Aretino). Ovviamente, accompagnati nel registro inferiore dalle nove muse, ciascuna delle quali suona un diverso strumento. Questa incisione, che termina con il giglio fiorentino, qui inteso come stemma del Giunta, racconta di un modo di concepire la letteratura, ormai nel maturo Rinascimento, senza più timore degli antichi. Anzi, i primi guardano ai secondi e viceversa, in un equilibrio di scambio e di prosecuzione positiva, non di sterile imitazione fine a se stessa. Nel 1529 è già ben chiaro che è la qualità di un artista a farlo grande e non la lontananza nel tempo. Ma l'edizione presenta - per la prima volta in una Commedia - anche uno splendido ritratto di Dante nel suo celebre profilo, coronato d'alloro. Il volto ricorda quello apparso nel Convivio edito a Venezia nel 1521, ed entrambi non possono che rifarsi al ritratto del poeta dipinto da Sandro Botticelli alla fine del Quattrocento.

Anche se le incisioni nell'esemplare ravellese sono parzialmente danneggiate, la loro qualità è altissima, considerando che a quell'epoca si produceva già pensando ad una 'larga' distribuzione, nonostante la maturità tecnologica della stampa non fosse stata ancora pienamente raggiunta.

Ma cosa ci fa una preziosità del genere a Ravello e per giunta non indicizzata nei cataloghi? Semplicemente, è una delle punte di diamante della biblioteca francescana voluta nel 1984, con grande sforzo, da padre Francesco Capobianco, docente e bibliotecario, che al suo arrivo a Ravello ha messo insieme i preesistenti fondi cinquecenteschi, secenteschi e settecenteschi che, con quelli moderni, portano a circa quarantamila il totale dei volumi posseduti dalla biblioteca. La 'San Francesco' giace però ferma attualmente, ed il rischio che i suoi tesori possano disperdersi senza una prosecuzione nella loro gestione è alto. Tra corali preziosissimi, antichità solenni ed edizioni da sogno, aventi il privilegio di un affaccio panoramico tra i più incantevoli del pianeta, la Biblioteca 'San Francesco' è una cassa di risonanza e di custodia della memoria di tutta la Costiera.

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