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Politica

Stallo Fondazione Ravello e Auditorium. Nicola Amato: «Sindaco faccia un vero esercizio di democrazia»

Scritto da (Redazione), venerdì 29 novembre 2019 10:01:03

Ultimo aggiornamento venerdì 29 novembre 2019 13:36:09

Riceviamo e pubblichiamo la riflessione politica di Nicola Amato, consigliere comunale di "Ravello nel Cuore" che mette a nudo le lacune politico-amministrative del sindaco Salvatore Di Martino in tema Fondazione Ravello e Auditorium, esempi di mala gestio. A 18 mesi dal nuovo confronto elettorale, Amato lancia un messaggio di speranza rivolto alle giovani generazioni. Segue testo integrale a firma di Nicola Amato a beneficio della completezza dell’informazione.

 

In un post sulla pagina fb di Rinascita ravellese il Sindaco di Ravello ha affermato che il 17 novembre 2019 è stata scritta una bella pagina di storia per la democrazia e per la difesa della dignità culturale di Ravello.

Il riferimento è relativo all’incontro tenutosi all’Auditorium Oscar Niemeyer ove il Sindaco aveva chiamato a raccolta i cittadini ravellesi, per parlare di futuro, e ritrovare quella ravellesità, troppe volte ceduta negli anni dagli stessi protagonisti politici dell’ultimo quarantennio di storia politica della nostra Ravello.

Questo esercizio di democrazia viene invocato, dopo che lo stesso Sindaco, un anno fa (27 novembre 2018), autonomamente, senza consultare i ravellesi, aveva stabilito che la spina della democrazia, in Fondazione Ravello, dovesse essere staccata e conseguentemente azzerati il Consiglio di Amministrazione e il Consiglio di indirizzo, che pure e forse bene avevano operato, posto che il progetto culturale di quest’anno è stato più volte criticato!

Si è più volte vantato il Sindaco di aver chiesto all’organo di vigilanza regionale il commissariamento del sodalizio associativo, prima della scadenza delle cariche, senza pur tuttavia provvedere egli stesso alle nuove designazioni.

Eppure i nuovi consiglieri avrebbero potuto raggiungere, dal confronto democratico, gli stessi obiettivi, operando in via transitoria, e così recuperare un anno perso!

Con provvedimento n.7 del 16.01.2019 il Presidente della Regione Campania decreta "di nominare, in attuazione di quanto disposto con Delibera di Giunta Regionale n.1 del 08 gennaio 2019, il dott. Mauro Felicori quale Commissario della "Fondazione Ravello", in sostituzione degli organi di governo della Fondazione con il compito di adottare ogni atto necessario ad assicurare l'ordinaria amministrazione e la rappresentanza dell'ente, al fine di garantire la continuità del funzionamento dello stesso ed evitare ogni possibile danno e pregiudizio, nonché ogni atto idoneo al superamento delle condizioni di criticità, ivi compresa Ia proposta di modifica statutaria per una gestione più efficace per le attività della Fondazione Ravello".

 

Il Commissario sostituisce la pluralità e collegialità degli organi, agisce in modo indipendente dovendo solo riferire e rendere il conto delle proprie attività all’organo regionale di vigilanza che l’ha nominato, anche se il ruolo non lo esime dal confronto con le autorità locali e le istituzioni territoriali, benchè soci fondatori del sodalizio associativo, per la trasmissione del cd sentire delle comunità, ma anche e soprattutto per un confronto sulle criticità denunciate, al fine di meglio adempiere al proprio mandato, in funzione di un riassetto generale della Fondazione Ravello da calare nel nuovo statuto che gli stessi soci dovranno successivamente approvare.

Garbo istituzionale dell’ascolto da attuare anche nei confronti dei gruppi di minoranza che ne hanno fatto richiesta, anche presentando proposte, ma che, ad oggi, fanno ancora anticamera.

All’Auditorium Ravello nel Cuore era presente, non fisicamente, ma in modo ingombrante, avendo già presentato all’Amministrazione Comunale, nella sede opportuna, richieste e proposte per fare piena luce sulle ultime gestioni della Fondazione Ravello. Prospettando anche una sorta di commissariamento del commissario con la redazione della bozza del nuovo statuto da sottoporre all’approvazione dei soci della Fondazione Ravello, benchè Ravello nel Cuore avesse già presentato al Commissario alcune proposte per il nuovo Statuto.

Nulla a riguardo è stato detto della proposta di Ravello nel Cuore forse perchè rappresentava una voce fuori dal coro, e ancora oggi si attendono a riguardo proposte positive dall’Amministrazione Comunale da sottoporre al Consiglio comunale, unitamente ad un indagine sulle gestioni degli ultimi anni, motivo per cui si è atteso diversi giorni prima di scrivere le presenti considerazioni.

La strategia del Sindaco è risultata perdente su tutta la linea, anche in Villa Rufolo, eppure non abbiamo sentito pronunciare la parola errore (di valutazione) nè abbiamo letto delle dimissioni del primo cittadino, più che obbligatorie quando si perde una strenua battaglia (soprattutto se di democrazia).

E la Villa Rufolo è persa solo se la si immagina come cosa propria, ma il monumentale complesso, come la stessa Ravello, fanno parte dell’umanità intera, come la storia ci insegna e ci ha consegnato.

Cui prodest! scriveva l’altra minoranza consiliare. Ad oggi il Sindaco, dopo il fallimento strategico, si trova con un pugno di mosche e con un amico fuori, al momento, dalla Fondazione.

Ma quale è il vero obiettivo dell’Amministrazione comunale di Ravello?:

  • la questione Amalfitano è oramai archiviata, lo stesso non ha bisogno di difensori politici per affermare, nelle opportune sedi, la legittimità del suo operato e l’impegno profuso in Villa Rufolo che è sotto gli occhi di tutti ;
  • un anno di amministrazione condivisa della Fondazione Ravello è andato perso;
  • come pure si è perso un anno per rivisitare lo statuto e dare nuovo slancio alla Fondazione e al conferimento dei tre beni;
  • il conferimento dell’Auditorium sta diventando una chimera;
  • e a marzo ci saranno le elezioni regionali con una sorta di immobilismo sulle future gestioni e sulle scelte.

All’Auditorium non si è parlato del futuro di Ravello e dei ravellesi, come prospettato nel manifesto di chiamata, ma solo di Fondazione Ravello, oramai il pane quotidiano, come lo è diventato da anni, del dibattito/scontro politico.

Ma forse il vero problema del nostro Sindaco è proprio l’Auditorium Oscar Niemeyer che "rischia di crollargli addosso", per cui sta tentando di accellerare i tempi. Eppure abbiamo tentato in tanti modi di far rivivere questa struttura pubblica facendo appello all’Amminstrazione comunale per l’utilizzo da parte dei giovani, delle mamme, dei bambini, senza con ciò offendere nessuno.

Noi stessi nel nostro manifesto elettorale, indicammo nell’Auditorium la Casa dei bambini fino a quando la struttura non fosse stata data in gestione.

Sull’Auditorium il Sindaco faccia un vero esercizio di democrazia e riveda la sua posizione in merito all’uso a favore dei tanti ravellesi, piccoli e grandi, che non hanno luoghi idonei per le tante attività ludico, culturali, sportive, etc.

Che senso ha celebrarvi momenti di democrazia e poi in solitudine decidere che l’Auditorium non si tocca?

Oscar Niemeyer voleva un mondo migliore, togliere un poco ai ricchi e dare qualcosa ai poveri; pensava che le opere d’architettura nascessero per la gente ricca; e giunto ai cento anni affermò che per il futuro gli sarebbe piaciuto pensare a progetti per il popolo.

Le cattedrali nel deserto non servovo a nessuno e non basta un’assemblea a risvegliare sentimenti che ognuno di noi ravellesi custodisce a prescindere, servono fatti concreti, serve coinvolgimento, serve capacità di ascolto.

Ravello nel cuore non si è mai sottratta al confronto costruttivo ma un’amministrazione sorda e restia a raccogliere proposte e richieste in seno al consiglio comunale, abituata a decidere senza consultare, non può pretendere a comando e senza alcun garbo istituzionale di ottenere l’ascolto e la presenza di chicchessia.

Non è più tempo di pretendere. Le contaminazioni sovraniste lontane dalla democrazia sono fuori moda e non portano a nulla.

Il futuro non è nostro, o meglio non di quelli della nostra generazione, il futuro è dei nostri giovani.

Il nostro fardello più pesante è quello di consegnargli una società meno ipocrita che molte volte nasconde la testa sotto l’ala come lo struzzo spostando l’attenzione dai problemi reali non facendo mai ammenda degli errori commessi.

Come abbiamo visto in questi giorni in tante piazze d’Italia i giovani vogliono riprendersi il futuro, un futuro negato dalla solita classe politica. Ciò impone per molti un deciso passo indietro.

I giovani hanno bisogno di emozioni positive, di quell’ottimismo della volontà che accendono lo spirito e riportano la mente al passato ove vanno ricercate le radici dell’attualità per un nuovo slancio verso il futuro... quello vero.

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