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Politica

Ri-Fondazione Ravello, ecco le proposte del Comune

Scritto da (Redazione), sabato 22 febbraio 2020 18:07:57

Ultimo aggiornamento sabato 22 febbraio 2020 19:04:44

Il Comune di Ravello rende noto il documento contenente le proposte strategiche e di modifica dello statuto avanzate ieri, nel corso della seduta di Consiglio Generale d'Indirizzo celebratasi a Palazzo Sant'Agostino, sede della Provincia di Salerno.

Il sindaco Salvatore Di Martino, con l'avvocato Paolo Imperato e l'ex ragioniere capo del Comune Michelangiolo Mansi hanno consegnato il documento - che si pubblica integralmente a beneficio della completezza dell'informazione - nelle mani di ogni consigliere.

 

PROPOSTE STRATEGICHE A BENEFICIO DELLA FONDAZIONE RAVELLO E

LINEE GUIDA PER LA PREDISPOSIZIONE DI UN' IPOTESI CONDIVISA DI MODIFICHE STATUTARIE

 

All'indomani della nomina della dott.ssa Almerina Bove, quale nuovo Commissario Straordinario della Fondazione Ravello, investita della responsabilità di assicurare la ricostituzione del modello ordinario di governo del Sodalizio, compresa la ridefinizione di una proposta condivisa, finalizzata a realizzare le pur auspicate modifiche statutarie, i sottoscritti Consiglieri d'Indirizzo del Comune di Ravello reputano doveroso offrire il presente spunto di riflessione.

Lo stesso, tuttavia, non può prescindere dalla realistica considerazione dell'assai inadeguato approccio metodologico-operativo seguito dal precedente Commissario Straordinario, il quale, dopo aver "bruciato" 12 mesi senza alcuna utile interlocuzione con le Istituzioni coinvolte nel processo riorganizzativo della Fondazione, ha proposto un'unilaterale, quanto opinabile bozza di Statuto, che non risolve alcuna delle criticità segnalate dal Comune di Ravello, sin dal 2018 e, peraltro, sottese alla stessa richiesta di Commissariamento.

EVOLUZIONE STORICA DELLA FONDAZIONE RAVELLO E CRITICITÀ SEGNALATE

La Fondazione Ravello, come noto, nasce nel 2002, dalla lungimirante intuizione politica del Comune di Ravello e della Regione Campania, con immediata adesione della Provincia di Salerno e del partner privato Fondazione MPS, di voler sperimentare un modello esemplare nel panorama italiano di pianificazione, programmazione e gestione unitaria dell'offerta turistico-culturale di Ravello, con il primario proposito di rilanciare e riorganizzare il Festival Wagneriano, annoverato come tra i più longevi d'Europa.

In questa prospettiva, di iniziale ancoraggio ad una gestione propriamente immateriale dei beni di interesse artistico e storico presenti nel territorio di Ravello, la Fondazione, in soli tre anni dalla sua costituzione, ha dato vita ad un crescendo significativo di iniziative culturali, accompagnato dal consenso di operatori italiani e stranieri, così da meritare nel 2005 il prestigioso riconoscimento, ad iniziativa del compianto Presidente Carlo Azeglio Ciampi, del "Premio Leonardo qualità Italia".

A partire dall'anno 2008 è cambiato radicalmente lo scenario di riferimento, prefigurandosi concretamente le condizioni per la realizzazione del "Progetto Ravello", vale a dire la gestione in forma unitaria ed in chiave sinergica in favore della Fondazione Ravello dei tre beni-simbolo della Città: Villa Rufolo, Villa Episcopio e Auditorium Oscar Niemeyer.

Un siffatto snodo si è così temporalmente articolato: A. Con il protocollo d'intesa del 10.2.2006, recepito poi nello specifico ACCORDO del 28.12.2007, intervenuto tra il MIBAC, l'EPT e la Fondazione Ravello, le parti hanno individuato, per la durata di anni 10, in quest'ultima "l'Istituzione idonea a gestire e promuovere il Complesso di Villa Rufolo", prevedendo nella forma del reinvestimento l'obbligo della Fondazione di destinare una quota parte degli introiti (10% della bigliettazione) in attività di salvaguardia e valorizzazione del bene monumentale, laddove, peraltro, il Ministero e l'EPT sono stati, non a caso, ammessi quali Soci Ordinari del Sodalizio.

Per compiutezza ricostruttiva, va pure precisato che la Fondazione Ravello, durante l'intero periodo di affidamento in gestione, si è resa protagonista attraverso il Direttore Responsabile della Villa, e grazie all'utilizzo di fondi europei, all'uopo ricevuti per il tramite della Regione Campania, di interventi straordinari per il restauro, la conservazione e la valorizzazione del Complesso, di cui sono, a titolo meramente riassuntivo, testimonianze eloquenti la riapertura al pubblico della Torre Maggiore, con l'allestimento al suo interno del Museo virtuale, la ricostruzione storica del magico Giardino di Klingsor, la realizzazione dei nuovi servizi, l'abbattimento della barriere architettoniche, la climatizzazione degli ambienti interni, il rifacimento del sistema di raccolta delle acque, il rinvenimento di nuove emergenze archeologiche e il rifacimento dell'intero impianto di terrazzamenti.

La Regione Campania, grazie alla determinante iniziativa politica del Comune di Ravello, ha acquisito al pubblico patrimonio il Complesso monumentale di Villa Episcopio, prefigurando, attraverso il protocollo d'intesa dell'8.3.2008, il condiviso proposito di affidarne la gestione in favore della Fondazione Ravello.

Infatti, al dichiarato fine di assicurare il raggiungimento delle finalità di promozione turistica di Ravello, il suo definitivo riconoscimento quale "Città della Musica", oltre che la positiva proiezione dell'immagine della Campania nel mondo, Villa Episcopio è stata immaginato quale "straordinario contenitore" conferibile in favore della Fondazione per percorsi museali, iniziative culturali, artistiche e formative.

L'intervenuta realizzazione dell'Auditorium Oscar Neimeyer (inaugurato nel gennaio 2010), diproprietà del Comune di Ravello, ha ispirato un'ipotesi complessiva di lavoro finalizzata all'affidamento in gestione anche di questa struttura in favore della Fondazione Ravello, al dichiarato proposito di realizzare, nell'ottica della c.d. destagionalizzazione, il "Progetto Ravello", asservendone ai relativi scopi proprio i beni di proprietà pubblica presenti sul territorio (Villa Rufolo, Villa Episcopio e Auditorium).

Invero, esattamente sul rilievo che la Fondazione Ravello ha, per statuto (art. 3), le seguenti finalità:

"a) tutelare e valorizzare, in termini culturali ed economici, i beni di interesse artistico e storico situati nell'area del Comune di Ravello;

b) promuovere e coordinare iniziative culturali, scientifiche ed artistiche che facciano dei siti storico artistici di Ravello la sede di manifestazioni di prestigio nazionale ed internazionale;

c) rendere detti beni pienamente fruibili dal pubblico, secondo modalità che ne consentano la migliore conservazione;

d) gestire - in conformità ai principi di efficacia, efficienza e trasparenza - i compendi di beni facenti parte del proprio patrimonio ovvero ad essa affidati o conferiti in uso" si è, a suo tempo, nondimeno condivisa, con la bozza di comodato oneroso del 30.11.2009, l'esigenza che l'Istituzione culturale, nel "quadro di un rapporto di piena e leale collaborazione con il Comune di Ravello, di cui si è resa garante la Regione Campania", è destinata ad essere "lo strumento operativo delle Istituzioni territoriali e locali che l'hanno costituita per l'attuazione sinergica del Progetto Ravello".

Un siffatto scenario, accresciuto dalla consapevolezza che lo Statuto originario della Fondazione risale ad epoca anteriore la vigenza del Codice dei Beni Culturali (D.Lvo 22 gennaio 2004, n. 42), compresa la constatazione della scadenza, alla data del 31 dicembre 2017, del periodo di affidamento in gestione del Complesso di Villa Rufolo, non a caso, ha indotto il Sindaco di Ravello a investire, con una nota del 20.10.2018, il Ministro dei Beni Culturali e il Presidente della Regione Campania al fine di:

Definire un nuovo modello di accordo di valorizzazione (artt. 112 e ss. D.Lvo n. 42 del 2004), che tenga conto, non solo del nuovo quadro normativo, ma anche del ruolo e del peso dei singoli soci all'interno della Fondazione Ravello in funzione dei beni a conferirsi;

Pervenire all'elaborazione di una proposta condivisa volta a realizzare la modifica dello Statuto vigente della Fondazione Ravello al fine di renderlo, da una parte, perfettamente coerente con la normativa nazionale e regionale in materia di gestione dei Beni Culturali, oltre che con la volontà delle Istituzioni socie, e dall'altra di trasferire all'interno degli organi di governo della Fondazione un peso ponderale proporzionale ai beni che ciascuna Istituzione socia conferirà in gestione.

Di questo proposito di riassetto organizzativo suggerito dal Comune, il Capo di Gabinetto (prof. Lorenzo Casini) del Ministro per i Beni e le Attività Culturali si è reso personalmente garante, mercè la predisposizione di una relazione istruttoria ad uso interno, successivamente condivisa dal Ministro Alberto Bonisoli, nel corso dell'incontro assicurato al Sindaco di Ravello nel luglio del 2019, all'esito del quale il Titolare del Dicastero ha rappresentato la disponibilità (sostanzialmente sine die) a conferire alla Fondazione Ravello la gestione del Complesso, previa la predisposizione di un accordo di valorizzazione, diversamente adombrando il rischio di un possibile pregiudizio erariale in danno dello Stato.

Da par suo, il Presidente della Regione Campania, a fronte dell'ulteriore criticità segnalata dal Sindaco di Ravello, nel corso di varie interlocuzioni (presenza negli Organi di governo della Fondazione, CGI e CdA, di soggetti nominati da Amministrazioni diverse da quelle in carica), con una nota inviata in data 8 ottobre del 2018, ha condiviso il principio secondo cui la rappresentanza organica del Comune debba essere istituzionalmente ed automaticamente ricondotta in capo al Sindaco pro-tempore in carica.

SUGGERIMENTI E PROSPETTIVE OPERATIVE

In forza di tale complessivo quadro ricostruttivo, non potrà sfuggire che il percorso finalizzato alla seria rivisitazione dello Statuto della Fondazione Ravello, così da assicurarLe una credibile prospettiva futura, non possa prescindere dal coinvolgimento istituzionale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dal momento che la condivisione delle scelte portanti (riscrittura delle

finalità ispiratrici in favore della Fondazione, quale soggetto attuatore del "Progetto Ravello" e strumento al servizio delle Istituzioni ai fini di una gestione unitaria e sinergica dei tre beni allo stato conferibili, compresa la necessaria rappresentanza ministeriale all'interno degli Organi di governo), costituisce la chiave di volta per pervenire, in forma stabile e definitiva, al legittimo affidamento in favore del Sodalizio del significativo patrimonio immobiliare insistente sul territorio, da realizzarsi proprio attraverso l'auspicato accordo complessivo di valorizzazione.

Tanto, sia ben chiaro, vale non solo in riferimento al Complesso Monumentale di Villa Rufolo, ma anche in relazione a Palazzo Episcopio (assoggettato a vincolo monumentale diretto ex D.Lvo n. 42 del 2004, ancorché di proprietà regionale) e all'Auditorium Oscar Neimeyer (di proprietà comunale), proprio in ragione della generale portata della previsione contenuta all'art. 112 del

Codice dei Beni Culturali.

Di qui, la ventilata ipotesi, già affacciata nel corso della seduta del 12 febbraio u.s., finalizzata, attraverso la preliminare interlocuzione diretta con il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, a

garantire, con la presenza di un referente autorevole nel Consiglio Generale d'Indirizzo, la

definizione di una proposta modificativa condivisa, che consenta, mercé il richiamo all'accordo di

valorizzazione a stipularsi anche separatamente, l'affidamento in gestione (con evidenti ricadute in

termini di valorizzazione) dei tre beni in favore della Fondazione Ravello.

Il tema della riscrittura di una più articolata mission della Fondazione Ravello (soggetto attuatore

del Progetto Ravello, nonché promotore e organizzatore del Ravello Festival) deve, in chiave

prospettica, indurre a riconsiderare anche l'opportunità della permanenza dell' Organo di Indirizzo (sia pure, a tutto concedere, in composizione numerica proporzionalmente ridotta in capo a tutti), inteso quale garante della coerenza degli obiettivi statutari da parte del CdA, nonché quale cabina istituzionale di coordinamento e di programmazione generale delle attività della Fondazione.

Il superamento dell'essenziale criticità segnalata nella storia recente può essere assicurato attraverso la previsione dell'automatica sostituzione, in ipotesi di rinnovo, del soggetto titolare della carica di governo assunta presso l'Istituzione socia (Presidente della G.R., Presidente della Provincia, Sindaco e Ministro), così da evitare l'evidente disarmonia rappresentativa, compreso l'obbligo, quanto agli altri nominati (di auspicabile alto profilo tecnico-culturale) dell'annuale relazione, onde consentire da parte dell'Amministrazione di riferimento in carica la valutazione di coerenza rispetto agli obiettivi di governo.

Del pari, la prospettiva di un'evidente dilatazione in capo alla Fondazione delle risorse patrimoniali disponibili, in previsione anche dei conferimenti immobiliari ipotizzati, non può che implicare una composizione sostanzialmente paritaria del CdA nella sua componente istituzionale (Regione, Comune, Ministero e Provincia), compresa ogni necessaria valutazione, proprio in ragione della diversificazione delle attività di valorizzazione sottese ai beni in gestione, circa l'opportunità di prevedere dei Responsabili di strutture, che rispondano del loro operato direttamente al CdA.

CONCLUSIONI

I sottoscritti Consiglieri di Indirizzo, ferma l'amara consapevolezza del tempo inutilmente sprecato dalla precedente gestione commissariale, sono realisticamente persuasi che la ridefinizione del riassetto organizzativo della Fondazione, nei termini prefigurati, non è conseguibile in un arco temporale estremamente contingentato, qual è quello scandito dalla delibera di G.R. n. 52 del 28.12.2019, a meno di non realizzare un "aborto" giuridico e strategico.

D'altra parte, proprio l'impellenza di dover mettere mano ad una programmazione di alto profilo delle attività della Fondazione 2020 (compresa la doverosa rievocazione wagneriana nel 220 anno della venuta a Ravello del Genio di Lipsia), induce a suggerire il passaggio meno traumatico verso una gestione ordinaria del Sodalizio, mercé la nomina del CdA e del Presidente (all'interno delle designazioni già effettuate), così da poter pianificare in progress un'agenda di lavoro della Fondazione, in grado di restituiLe, nell'immediato, credibilità d'immagine ed efficienza operativa e, medio tempore, una convincente solidità di prospettiva.

 

Ravello, 20 febbraio 2020

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