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Politica

Fondazione Ravello, Ravello Festival

Fondazione Ravello, si dimette il consigliere Michelangiolo Mansi

Da sempre vicino ad Amalfitano, non più in sintonia col duo Di Martino-Imperato, Mansi ha gettato la spugna, non senza denunciare gli ultimi anni di gestione della Fondazione Ravello, divenuto oramai un vero e proprio stipendificio

Scritto da (Redazione), martedì 19 maggio 2020 19:02:03

Ultimo aggiornamento martedì 19 maggio 2020 19:33:31

Con una missiva inviata al sindaco Salvatore Di Martino e al commissario straordinario della Fondazione Ravello, Almerina Bove, il componente il Consiglio d'Indirizzo, Michelangiolo Mansi, rassegna le proprie dimissioni, irrevocabili, dall'incarico conferitogli dal primo cittadino il 24 gennaio scorso.

Alla base della scelta, la mancata "attenzione" che gli altri due consiglieri d'Indirizzo, Di Martino e Paolo Imperato, avrebbero riservato alla causa dell'ex direttore di Villa Rufolo Secondo Amalfitano dopo il suo licenziamento. Con l'arrivo del vice capo di gabinetto del governatore Vincenzo De Luca in sostituzione di Mauro Felicori (l'autore dell'allontanamento di Amalfitano), Di Martino, dopo una difesa strenua a suon di delibere di giunta comunale, non avrebbe più manifestato interesse verso la priorità dell'amico ritrovato che intanto aveva fatto ricorso al Giudice dle Lavoro.

Il tutto coinciso con una riscoperta distensione e collaborazione all'interno dell'ente.

Mansi denuncia mancanza di trasparenza e legittimità nella gestione dell'ente che attende ancora la revisione dello statuto, punto cardine della nomina del commissario e della ripresa a pieno ritmo della governance della Fondazione.

Inoltre diverse sono state, dallo scorso ottobre, le richieste, da parte di Amalfitano, di atti e documenti inerenti il proprio rapporto di lavoro, mai esperite.

Da sempre vicino ad Amalfitano, non più in sintonia col duo Di Martino-Imperato, Mansi ha gettato la spugna, non senza denunciare gli ultimi anni di gestione della Fondazione Ravello, divenuto oramai un vero e proprio stipendificio.

Ora il sindaco Di Martino dovrà provvedere alla nomina di un nuovo consigliere.

Il tutto alla vigilia del nuovo Consiglio generale d'Indirizzo previsto in videoconferenza per domani, 20 maggio, a mezzogiorno.

Segue testo integrale della nota podotta da Michelangiolo Mansi. Nelle prossime ore maggiori approfondimenti con le voci dei protagonisti.

 

Al Sig. Sindaco del Comune di Ravello Avv. Salvatore Di Martino

Alla Sig.ra Commissaria della Fondazione Ravello Avv. Almerina Bove

 

Alla luce del misero fallimento della Gestione Commissariale 2019 della Fondazione Ravello, che voglio qui sintetizzare con la fredda verità dei numeri: un budget complessivo fra i più alti mai registrati (€ 2.651.383) a fronte del numero più basso di eventi e dell'incasso più miserevole della storia del Festival (€ 233.000), per non parlare del numero dei paganti (10.461) e delle spese di comunicazione e giornalisti (€ 412.000) e l'approvazione di uno schema di modifiche statutarie che mortificavano profondamente la Città di Ravello, non senza stigmatizzare che l'unico risultato conseguito dal signor Commissario è stato il licenziamento assurdo del "padre" della Fondazione Ravello, di chi l'aveva inventata dal nulla, con lungimirante intelligenza politica, con la sola colpa di aver difeso Ravello e la legalità, di chi dedicandosi anima e corpo al nostro monumento principale, Villa Rufolo, ha determinato la sua rinascita fisica e storica che è stigmatizzata pure essa dalla fredda logica dei numeri, il cui incasso è passato con la gestione del dr. Secondo Amalfitano da poco più di € 600.000 a circa € 1.700.000, e, dulcis in fundo, la gestione del signor Commissario è culminata in una operazione di "damnatio memoriae" che ha preteso di cancellare, con licenziamenti, cambi di grafica e di loghi, e finanche con l'abrasione dei pannelli dal suolo pubblico, la storia del Festival e del nostro paese, per sostituirla miserevolmente con il nulla più spinto. Dopo tanta distruzione accettai di buon grado la nomina a membro del Consiglio di Indirizzo della Fondazione Ravello. Le premesse erano state quelle di voler costituire una vera e propria "Cabina di Regia" del Comune di Ravello, sul tema specifico della gestione del Patrimonio Culturale, e, più ampio, su quello della pianificazione e gestione dello "Sviluppo Locale" di Ravello, al di là dei ruoli che ciascun membro avrebbe avuto all'interno delle varie Governance. Un progetto ambizioso al quale credevo e per il quale, ricordo a me stesso e a quanti erano presenti agli incontri decisori, ero pronto a recitare anche ruoli non ufficiali o di primo piano, tanto da sostenere che, a mio avviso diverso da quello di altri, per la nomina dei tre rappresentanti del Comune di Ravello in seno alla Fondazione, sarebbe stato preferibile inserire anche quello del Sindaco, pronto a rimanerne io stesso fuori; tale mia posizione non era condivisa da alcuni che ritenevano fosse più opportuno che il Sindaco rimanesse fuori, per avere ancora più forza e peso politico. Oggi posso scrivere che "purtroppo passò il mio pensiero", e io mi ritrovai anche Consigliere di Indirizzo della Fondazione Ravello. Il programma e gli intenti, miei e di tutti i presenti a quegli incontri, erano chiari ed inequivoci: moralizzare la gestione del Sodalizio; ridare nuova linfa ed impulso ad una realtà preziosa per Ravello, per riportarla ai fasti di un tempo; reintrodurre i principi di trasparenza, etica, deontologia, legittimità e legalità; in sintesi era un programma sintetizzabile in : "Riprendiamo da dove eravamo nel 2015". A queste motivazioni prioritarie, si sommava anche l'unanime e dichiarata volontà di ridare dignità e diritti all'unico Dirigente Ravellese della Fondazione, illegittimamente esautorato e denigrato; sul punto c'era anche l'avallo pieno e totale dei due altri componenti, i quali, per l'essere avvocati coinvolti direttamente ed indirettamente nelle vicende giudiziarie del dr. Amalfitano, ben conoscevano i fatti, gli atti, le ragioni e i diritti mortificati, spinti fino al diniego di atti per la difesa che, mani oscure ma non troppo, tenevano segretate illegittimamente. Queste le premesse e gli intenti. I fatti successivi trovano puntuale riscontro e contestazione nelle mie note indirizzate alla Commissaria, che in calce allego a scanso di equivoci, al pari delle note del Dott. Amalfitano inviate anche al sottoscritto presso la Fondazione e, con atto grave, ingiustificato e illegittimo, mai recapitate a nessuno dei membri del CDI e/o portate in discussione. Ai contenuti della nota richiamata devo purtroppo aggiungerne altri che, forse, chiariscono ulteriormente il quadro. Dopo la mia seconda nota ufficiale con la quale sottolineavo, di sentirmi come una comparsa inutile in una sceneggiatura, già scritta, e solo da altri, avanzavo precise richieste di trasparenza e legittimità all'interno dell'Istituzione, offuscata da omissioni gravi perpetrate da chi percepisce uno stipendio spropositato e si arroga il diritto di sottrarre atti ai destinatari. A fronte di tanto ho dovuto registrare un imbarazzante richiesta di disponibilità mia per partecipare ad un Consiglio di Indirizzo urgente, senza un minimo di ordine del giorno. La mia precisa richiesta di ricevere, sia pure con solo poche ore di anticipo, una formale convocazione con altrettanto formale indicazione all'ODG di un preciso punto di discussione riguardante i contenziosi in atto e le omissioni nel rilascio di atti, ha costituito, per il Sindaco, un atto di lesa maestà. Il silenzio è stato inequivocabilmente l'ennesima conferma di quanto da me ipotizzato e l'ennesima coerenza omissiva: il Consiglio si è "regolarmente" celebrato in mia assenza per deliberare solo e soltanto incarichi e prebende ben definite solo nel quantum. A tal proposito sia chiaro a tutti che se avessi ricevuto la formale convocazione anche a pochi minuti dalla celebrazione di quel Consiglio, oggi al più ci sarebbe agli atti della Fondazione una Delibera approvata con il mio voto contrario, non potendo moralmente e umanamente approvare che nel mentre il Paese reale sta ricevendo quotidianamente richieste di sacrifici e rinunce, la Fondazione Ravello elargisce compensi che neppure in tempi ordinari sarebbero giustificati. Tale decisione resterà a imperitura condanna morale di quanti l'hanno ispirata e fatta eseguire da un Consiglio monco, e neppure legittimato da un Bilancio regolarmente approvato. Mi sarei aspettato che, nonostante l'emergenza, Commissaria e quanti lautamente pagati per tanto, come primo atto di rispetto e di prassi verso il neo Consiglio insediato, si presentassero con una relazione sullo stato della Fondazione e con una proposta programmatica complessiva. Ci si è miseramente impantanati su una ipotesi di elaborazione di un nuovo Statuto che nascerebbe senz'altro monco se, intorno al tavolo non siede anche il rappresentane del Ministero dei Beni Culturali, Ente proprietario di parte della Villa aperta ai visitatori, che oggi la Fondazione continua a gestire con comodato scaduto ormai da anni. Quanto sarebbe stato opportuno sedersi intorno al tavolo per redigere un accordo di valorizzazione dei tre beni, Villa Rufolo, Palazzo Episcopio e Auditorium Oscar Niemeyer, la cui gestione unitaria rappresenta, oggi più che mai, il futuro di questa terra. Unica nota positiva, una garbata telefonata della Commissaria nella mattinata di sabato 16 u.s., attraverso la quale mi si dava ragione su tutte le mie doglianze per la poca trasparenza e correttezza, ma sostanzialmente infarcita di impegni e di orientamenti rinviati, come da lessico burocratico, a data da stabilirsi. A tal proposito, mi sento quasi ridicolo nell'evidenziare che, ad oggi, il dott. Amalfitano non ha ricevuto alcunché di quanto richiesto. I miei principi morali ed etici, travasati nella mia quarantennale storia di pubblico funzionario quale Ragioniere Capo del Comune di Ravello, primo Segretario Generale a titolo gratuito della Fondazione Ravello, e successivamente membro del CdA della stessa, Presidente dell'USL 49 Costiera Amalfitana dal 1980 al 1991, che ha dimostrato di non inchinarsi giammai ai potenti di turno, e non ha mai rinunciato al rispetto della meritocrazia, della professionalità e della dignità della persona, il tutto in uno ai fatti sopra evidenziati, non residuano altro che le mie DIMISSIONI irrevocabili, immediate e meditate, che con la presente rassegno da Consigliere di Indirizzo dell'attuale Fondazione Ravello, neppure pallido ricordo di quella nobile e gloriosa Istituzione che, non era certo la mia presenza a qualificare, ma i risultati conseguiti e i nomi delle PERSONALITA' che l' hanno gestita e frequentata, che la Storia Italiana consacra, e con i quali ho avuto l'onore ed il privilegio di collaborare ed essere stimato ed apprezzato. Distinti saluti.

Scala, 19 maggio 2020

In fede

Michelangiolo Mansi

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