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Politica

Fondazione Ravello «in attesa di un commissariamento ancora una volta illegittimo»

Scritto da (Redazione), mercoledì 5 dicembre 2018 14:08:03

Ultimo aggiornamento mercoledì 5 dicembre 2018 14:18:51

A pochi giorni dalla scadenza delle cariche della Fondazione Ravello e a due dal CdA - probabilmente l'ultimo dell'era Maffettone -, il futuro per l'ente che organizza il Festival di Ravello è sempre più incerto. Terminerà il 31 dicembre lo stato vegetativo che oramai dura dal 30 giugno: da quella data, infatti, non si sono celebrati né consigli d'indirizzo, né di amministrazione con il direttore di Villa Rufolo Secondo Amalfitano che non ha ancora dimostrato gli aumenti delle spese previste nel proprio ambito come stabilito in sede di approvazione dei bilanci di previsione.

Domande che continuano a non avere risposte in casa Fondazione Ravello, oramai la casa (pardon, la villa) degli intrighi e dei misteri, degli espedienti più bizzarri che noi (gli unici) continuiamo, senza paura, a raccontarvi da undici anni su queste pagine.

Oggi, a chiarire questa penosa situazione, esempio di una gestione tutt'altro che cristallina e virtuosa del danaro pubblico, è il consigliere d'indirizzo Lelio della Pietra, di professione avvocato, che in una lettera trasmessa al direttore Emiliano Amato ci consente di comprendere i passaggi salienti e le trame di questa saga con i suoi protagonisti, gli stessi dell'ipotesi commissariamento per consentire la modifica dello statuto, ritenuta anche stavolta illegittima come quella del 2014. Segue testo integrale a firma dell'avvocato Della Pietra. Affinchè tutti possano essere a conoscenza della realtà dei fatti.

Egregio Direttore,

con riferimento al Suo articolo "Fondazione Ravello, 7 dicembre ultimo CDA dell'era Maffettone", nel quale, tra l'altro, ricorda che l'ultimo Consiglio Generale di Indirizzo risulta "datato" 30 giugno, mi corre l'obbligo di segnalare:

a) quel Consiglio di Indirizzo si concluse, dopo molte ore di aspra discussione, con l'approvazione con riserva del bilancio preventivo relativo alla gestione di Villa Rufolo.

Dal Direttore della Villa, infatti, era stato fatto pervenire uno schema di bilancio redatto secondo il criterio di cassa e non di competenza, cui invece erano regolarmente ispirati i bilanci dell'attività Istituzionale e Festival, ma soprattutto che prevedeva un aumento della spesa da € 1.000.000 (del 2017) a € 1.500.000 (per il 2018).

Poiché, tuttavia, il Direttore non aveva fornito ragione alcuna di una maggiorazione pari alla metà della già cospicue somme impiegate nell'anno precedente, né dallo stesso era stato allegato un qualunque documento giustificativo dei superiori oneri, si rese necessario aggiornare la seduta al 20 luglio successivo, per dar modo, appunto, di portare in Consiglio la documentazione dalla quale si potessero evincere le motivazioni di altri € 500.000 di uscite annuali;

b) la seduta veniva aggiornata, il che vuol dire - come sa chiunque prenda parte anche solo alle assemblee del proprio condominio - che i presenti erano automaticamente convocati per la nuova data, mentre comunicazione del rinvio sarebbe dovuta darsi soltanto ai (peraltro perenni) assenti;

c) con propria mail del 16 luglio il Presidente indicava inattesi impegni e chiedeva di differire la riunione a una data che, con l'ingresso del mese di agosto, diventò impossibile fissare nell'immediato;

d) nel sospetto che il differimento fosse sine die, con Paolo Vuilleumier e Giuseppino Liuccio agli inizi di settembre depositavano al protocollo della Fondazione richiesta di convocazione ai sensi dell'art. 9, 2° comma, dello Statuto, che recita "il Presidente, in ogni caso, convoca il Consiglio quando ne sia fatta richiesta motivata da almeno un quinto dei propri membri. In quest'ultimo caso la convocazione deve avere luogo entro 30 giorni dalla data della richiesta";

e) nell'imminenza dello scadere del termine per l'obbligatoria, a termini di Statuto, convocazione, ai richiedenti perveniva mail del Segretario Generale che, scusandosi del ritardo, informava "che di qui a breve provvederemo alla convocazione del suddetto Organo con l'ordine del giorno richiesto e presumibilmente con un'ipotesi di variazione dello Statuto vigente";

f) una nuova istanza di convocazione, con mail del 17.10.2018 avanzata da Vuilleumier, anche a nome mio e di Liuccio, restava lettera morta, per cui quella che già appariva una banale scusa, una scusa si è poi rivelata!

Tragga Lei le conclusioni caro Direttore, anzi le traggano i Suoi attenti lettori.

Il Consiglio Generale di Indirizzo del 30.6.2018 doveva indispensabilmente avere la prosecuzione stabilita a verbale, e ciò per la necessità di esaminare un bilancio di Villa Rufolo che fosse redatto in maniera formalmente corretta, per prendere nota delle motivazioni che avevano condotto il Direttore a preventivare per il 2018 spese per € 500.000 maggiori di quelle (lo si ribadisce, nella già non esigua somma di € 1.000.000) effettuate nell'anno precedente, per esaminare i documenti che lo stesso Direttore, come deliberato, avrebbe dovuto fornire per sorreggere adeguatamente una proposta tanto elevata.

Ma quella riunione più non è stata convocata - e ovviamente non lo sarà -, con un comportamento che, a tacere di ogni diversa congettura (pur facile a farsi), di certo non si è rilevato conforme allo statuto e all'art. 9 più sopra richiamato.

Una chiosa, infine, sugli auspici del Sindaco di Ravello in favore di un rapido commissariamento della Fondazione.

E' noto - e dovrebbe esserlo anche all'avvocato Di Martino - che il commissariamento è misura estrema e di carattere eccezionale, cui è possibile ricorrere esclusivamente in presenza dei presupposti previsti dalla legge.

Secondo la nota del Sindaco tali presupposti consisterebbero:

1) nell'impossibilità del funzionamento degli organi ordinari, perché in scadenza e per tale ragione incapaci a garantire l'ordinario funzionamento degli stessi e, quindi, della Fondazione ("in forza della scadenza degli Organi statutariamente prevista per il 31.12.2018, si è già nella impossibilità di amministrare e gestire l'intera programmazione futura, e individuare tutte le personalità necessarie, e segnatamente quella del Segretario generale e del Direttore artistico anch'esse in scadenza", visto che - come è ovvio - "tali nomine non possono essere eseguite dalla Governance uscente, per evidenti motivi di opportunità e efficienza, che annullano la mera competenza giuridica degli Organi in scadenza").

Il che vale a significare, come da altri già fatto notare, che ogni qual volta - per il passato e per il futuro - ci si dovesse trovare nella transizione tra vecchia e nuova governance, il commissariamento, originato dalla necessità "di amministrare e gestire l'intera programmazione futura", sarebbe sempre atto dovuto (ed è evidente a tutti che non è così);

2) nell'intenzione del Sindaco di voler chiedere l'eliminazione del Consiglio Generale di Indirizzo.

Sennonché è proprio la nota sindacale a confermare l'insussistenza dei presupposti per il commissariamento.

La scadenza naturale degli organi della Fondazione è evento ordinario e non straordinario o eccezionale; il rinnovo delle cariche rientra nella fisiologica vita della Fondazione ed è, anzi, espressione dei principi di democraticità e di buon andamento - attraverso la rotazione - dell'attività dell'Ente; alla scadenza degli organi che hanno ultimato il loro mandato consegue la nomina dei nuovi secondo un naturale ciclo di rinnovo degli stessi, e non il loro commissariamento.

Eventuali scelte del singolo socio di paralizzare tale processo democratico dovrebbero comportare al più il commissariamento del solo Ente-Socio (con la nomina di un commissario ad acta) per la designazione dei nuovi rappresentanti dell'Ente all'interno degli organi, e non il commissariamento di quest'ultimi.

Se così non fosse, del resto, a ciascun Socio che prevedesse di trovarsi in minoranza basterebbe non indicare i propri rappresentanti per paralizzare l'ordinario funzionamento dell'organo stesso e, con esso, dell'intera Fondazione.

Sotto il secondo profilo, inoltre, la proposta del Sindaco di Ravello (che peraltro non sembra essere preceduta da alcun atto deliberativo del Comune, e quindi va considerata imputabile alla volontà personale dell'avvocato Di Martino e non dell'Ente) sollecita una modifica dello Statuto della Fondazione, che a maggior ragione presuppone il funzionamento degli organi ordinari - nel rispetto dello stesso Statuto - e non l'intervento di un commissario. A quest'ultimo, infatti, giammai potrebbero essere riconosciuti poteri di amministrazione straordinaria, ma solo quelli di gestione ordinaria nelle more della ricostituzione degli organi statutari.

In conclusione, e ringraziandoLa di questa ennesima ospitalità, non posso che manifestare l'amara sensazione che l'esperienza presso la Fondazione sta avendo fine nel modo peggiore.

E quando sarà definitivamente alle spalle può darsi che metterò nero su bianco (un po' più di) due parole riassuntive di alcune delle opache vicende che hanno condotto una Fondazione distrattamente amministrata a realizzare meno e meno seguiti eventi, a diffondere nessuna cultura sul territorio, a sperperare tanti contributi pubblici (cioè di noi cittadini)!

Lelio della Pietra

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