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Lettere al Vescovado

La Fondazione Ravello come il cubo di Rubik

Scritto da (Redazione), mercoledì 15 gennaio 2020 09:58:10

Ultimo aggiornamento mercoledì 15 gennaio 2020 15:05:15

di Nicola Amato*

Fondazione Ravello, negli ultimi tre lustri, è paragonabile al cubo di Rubik, un gioco, un vero e proprio rompicapo per tanti, i soliti, che ha interessato tutte le ultime legislature, facendo passare in second'ordine i problemi reali del paese, impegnati come si era a trovare le soluzioni contro, giammai a favore.

E al cambio di amministrazione il rompicapo si riproponeva. Ma il cubo, sebbene magico, non accontentava mai nessuno.

Questo è successo con l'amministrazione Imperato che prima minaccia di uscire da Fondazione, poi ci ripensa.

Questo è successo con l'amministrazione Vuilleumier che prima si autonomina poi si dimette poi viene rinominato poi diventa presidente poi arriva il commissario Naddeo.

Questo è successo con l'amministrazione Di Martino che viene nominato membro del Consiglio di Indirizzo dalla stessa Regione Campania, ma che decide di staccare la spina al sodalizio associativo chiedendo la nomina del Commissario, e poi, ravvedendosi, indice avviso per le nuove nomine nel Consiglio di Indirizzo, nonostante un anno di commissariamento sia costato non poco alla collettività!

Nella deliberazione di C.C. nr. 25 del 27.11.2018 il Sindaco nel dare lettura dell'allegata lettera inviata al Governatore afferma: questa è la posizione della nostra maggioranza, per cui se si condivide è bene, se non si condivide, sappiate che è l'unica via che può portare ad un risultato.

E un risultato l'abbiamo ottenuto! Il Comune di Ravello è diventato un socio minoritario in Fondazione Ravello, altro che centralità e ravellesità!

Ottima via indicata sindaco, ottima scelta, pessima strategia, pessimo risultato!

L'isolamento del Sindaco, che si arrocca sul Palazzo Tolla, non dialogando con i diversi soggetti politici sovracomunali si traduce, per Ravello, in un danno, che non è solo di immagine, e di cui egli non dovrà affatto rendere conto davanti alla Corte dei Conti, ma davanti ai cittadini ravellesi.

Abbiamo teso la mano per toglierla dall'imbarazzo sig. Sindaco, in tempi non sospetti e prima che maturasse la decisione regionale di approvazione del nuovo statuto.

Riteniamo che con la politica si dialoga, si apre un tavolo di confronto con le opposizioni, si apre un tavolo tecnico con i soggetti istituzionali, ma se ci si impenna allora è il suicidio della politica e del dialogo è la fine, in questo caso a danno di una collettività.

Questo mancanza di dialogo, che si traduce in una posizione dominante della Regione Campania, relegando il Comune di Ravello al ruolo di comprimario minoritario, deve essere rimarcata.

Con questa preponderanza regionale la Fondazione Ravello e la Villa Rufolo rischiano di ridiventare una colonia straniera!

 

Ma veniamo al nuovo statuto della Fondazione Ravello come riscritto dal commissario e recepito in una deliberazione della Giunta regionale del 30 dicembre 2019.

Il decreto n.7 del 16.01.2019 con il quale il Presidente della Regione Campania nomina il dott. Felicori commissario della Fondazione Ravello, non prevede stravolgimenti dello statuto ma il superamento delle criticità. Si ritiene che il commissario sia andato oltre i compiti assegnati e che gli squilibri di rappresentanza, che pongono la Regione Campania, in posizione dominante, snatura la composizione societaria della stessa, alterando gli equilibri e lo spirito iniziale con cui nasce Fondazione Ravello nel lontano 2002, tra soci avendo pari dignità di partecipazione in un rapporto di 4-3-2 rispetto al 3-1-1 di oggi (e non sono numeri calcistici).

Lo stesso inserimento della gestione dei beni pubblici non risulta dal mandato commissariale.

Questa alterazione degli equilibri di rappresentanza, squilibrati in favore di un solo socio, senza una giusta motivazione (che non si rinviene nè nella deliberazione regionale nè nell'allegato statuto), nè un giusto procedimento, per giunta ultra mandato, è da solo motivo di illegittimità del provvedimento assunto.

Lo stesso inserimento dell'Auditorium, immobile di proprietà comunale, tra i beni da gestire, denota mancanza di rispetto verso un ente sovrano quale è il Comune, ma anche verso il Ministero per i Beni Culturali relativamente alla parte storica della Villa Rufolo.

Il mandato del Commissario per la modifica statutaria riguardava solo una gestione più efficace della Fondazione Ravello, ma non riguardava modifiche sostanziali o straordinarie, quali gli equilibri all'interno del sodalizio. Equilibri che non possono essere decisi da un commissario.

Spetta ai soci fondatori valutare se sono modificati i rapporti e valori tra i soci e non già al commissario o alla giunta regionale, che in questo caso è solo organo di controllo, che autonomamente ha deciso senza nemmeno aver ascoltato i soci fondatori.

Di fronte a tutto questo il Sindaco, senza idee o proposte, convoca il consiglio comunale e rispetto ai toni di sfida dei giorni precedenti verso la Regione Campania, dice e non dice, propone ma non propone, è disorientato, ma alla fine afferma che si stanno facendo passi avanti con la Regione, si sta discutendo, per cui non è il caso di alzare la voce e assuemere atteggiamenti, ma di aspettare che qualcosa di nuovo uscirà fuori.

Quasi una chiacchierata da bar visto che nella sala del Consiglio comunale (auditorium di Villa Rufolo) mancava anche il gonfalone comunale, a ciò condividendo in parte l'affermazione del consigliere Vuilleumier, nonostante lo scrivente non apprezzi affatto il suo modo di fare politica.

La centralità del Comune di Ravello viene riposta di nuovo nel cassetto in attesa che la diplomazia, messa sotto i piedi fino all'ultimo, prevalga!

Ma:

  1. Il Comune non può subire passivamente quanto deciso altrove senza essere consultato per cui si impone una riscrittura dello statuto che non mortifichi gli enti soci e che garantisca un equilibrio di rappresentanza. In tal senso la diplomazia istituzionale deve impegnarsi a portare i soci fondatori su un tavolo di confronto nel più breve tempo possibile.
  2. In caso contrario, verificata l'esecutività ed efficacia degli atti assunti e la relativa notifica al Comune di Ravello avviare ogni utile azione giudiziaria a salvaguardia della dignità del Comune di Ravello, in ordine alla legittimità degli stessi.
  3. Qualora ogni azione dovesse risultare inutile per affermare la centralità del Comune di Ravello, alla pari con gli altri enti, allora non resta che chiudere, o meglio sbattere definitivamente la porta e uscire da Fondazione Ravello.

 

Le battaglie, sindaco, per portare a risultati, si fanno insieme.

Quando lei decide di staccare la spina da solo, rischia di restare da solo, come solo l'ha lasciato la Regione Campania, a danno di tutti noi ravellesi.

Concludo evidenziando che in questi giorni, quale consigliere comunale, tramite pec:

  1. Ho inviato, in data 13.01.2020, alla Ufficio Speciale Controllo e Vigilanza su Enti e Società Partecipate della Regione Campania le osservazioni dell'avv. Lelio della Pietra sulla gestione della Fondazione 2015-2018;
  2. Ho chiesto, in data 14.01.2020, al Segretario generale della Fondazione Ravello, dott. Ermanno Guerra, apposita attestazione in merito ai compensi spettanti ed elargiti al Commissario, unitamente ad eventuale altri benefit e rimborso spese.

*Consigliere comunale Ravello nel Cuore

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