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Lettere al Vescovado

Anche il Sindaco mi ha telefonato...

Scritto da (Redazione), mercoledì 28 novembre 2018 09:28:56

Ultimo aggiornamento mercoledì 28 novembre 2018 09:42:39

di Salvatore Sorrentino*

Vouloir c'est pouvoir: quand on veut, on peut.

È sempre possibile riuscire a fare qualcosa quando la si vuole veramente.

Come da me richiesto nel mio precedente articolo sulla possibilità che l'Associazione La Ribalta possa essere destinataria dell'uso di locali di Villa Rufolo per attività culturali in vari momenti dell'anno, ho ricevuto varie telefonate.

Tutti sappiamo che il Palazzo Rufolo e i giardini e terreni agricoli circostanti sono stati la residenza di una delle due famiglie, i Rufolo e i Della Marra, storicamente più ricche, importanti e soprattutto potenti di Ravello, appunto la famiglia Rufolo.

Quello che molti lettori non sanno è che essa è stata sempre di proprietà privata fino al 1951, allorché la proprietaria pro tempore la vendette, per una cifra irrisoria, 5.250.000, se non sbaglio, vado a mia memoria delle vecchissime lire: una vera stupidaggine per l'epoca.

Grazie all'intervento tempestivo dell'allora sindaco di Ravello, il cav. Lorenzo Mansi, il Ministero dei Beni Culturali (allora era una branca del Ministero della Pubblica Istruzione - un pochino di storia non fa male) esercitò il diritto di prelazione.

La proprietaria era di nazionalità francese. L'Italia, poco prima, era uscita con le ossa rotte dalla Seconda Guerra Mondiale. La Francia aveva vinto, invece, la Seconda Guerra Mondiale. Essa era una della quattro maggiori potenze al mondo.

Conseguenza: lo Stato italiano ridusse la prelazione a una piccola parte della proprietà e cioè: la facciata che dà su Piazza Vescovado; la cosiddetta Cappella, che dà sulla Piazza e sulla Via dei Rufolo laterale; il Viale d'ingresso; il Chiostro; le due Torri. Il resto rimase di proprietà privata, tanto che, ogni anno, l'EPT, per svolgere i Concerti Wagneriani, doveva chiedere la carità alla proprietaria per svolgere, e a caro prezzo, la sua annuale attività culturale.

Nel 1970, nacquero le Regioni ordinarie in Italia. Durante le amministrazioni da me presiedute, la Regione Campania, grazie all'opera del Presidente pro tempore dell'EPT, Avv. Mario Parrilli, socialdemocratico, e dell'Assessore regionale al Turismo, il compianto prof. Roberto Virtuoso, democristiano, acquistarono la rimanente parte della proprietà: Villa Rufolo entrava a far parte interamente del patrimonio pubblico. Per uso pubblico, ovviamente.

E da allora la Villa Rufolo è utilizzata ad uso pubblico. ... ... ... O no?

Alla maniera manzoniana diciamo: "Ai posteri l'ardua sentenza". E continuiamo col Manzoni: "Nui chiniam la fronte al massimo Fattor... ... ...". Etc., etc.

Eh, no! Io non sono abituato a chinar la fronte. Io, come ho detto ieri, sono figlio della Rivoluzione francese. Io non accetto diktat, da parte di nessuno. Specie di chi usa il patrimonio pubblico quasi esclusivamente ad uso personale, o familiare, o al massimo di qualche povero cristo.

E scrivo, a chiarissime lettere, che non mi riferisco assolutamente al sindaco Di Martino. Io, e sapete bene che non sono un lecchino, quando ce l'ho con lui, glielo dico direttamente e nella maniera la più civile possibile.

Per natura e per formazione, io sono un cittadino molto rispettoso dell'Autorità costituita. Sia ben chiaro questo. E, nella fattispecie, non ho avuto modo di lamentarmi di niente dell'attuale Amministrazione Comunale di Ravello.

Al massimo, negli ultimi tempi, ho, come mio solito, fatto qualche proposta, che ritengo personalmente migliorativa di qualche attività che la nostra Amministrazione sta svolgendo. E, se scrivo così, non è per lecchineria. Non ho bisogno, grazie a Dio, di ricorrere a queste forme di richiesta.

Voglio ripetere quello che ho detto ieri e l'altrieri: io dico e scrivo, e delicatamente, quello che vedo, che ascolto, che osservo, e che sento dentro di me. Io non sono portatore degli interessi di nessuno. E semmai dovessi essere portatore di interessi di qualcuno, familiare o estraneo, puo' capitarmi, lo faccio con la massima prudenza, cautela, delicatezza. E col massimo rispetto per la Pubblica Autorità costituita.

Oggi, è stata per me una giornata particolare. Mi sono alzato con una telefonata di una persona che non incontravo da tempo, che si è complimentata per i miei due ultimi interventi su Il Vescovado. Ne sono seguite altre, tutte dello stesso tenore, fino a ora di pranzo. E non solo da Ravello. A tutti ho chiesto se, a loro parere, io abbia detto il falso. Risposta: non ti avrei telefonato.

Nel pomeriggio, finalmente, una voce fuori dal coro; mi chiama il sindaco Di Martino! Il colloquio telefonico è stato abbastanza lungo e pure abbastanza, se non molto, come dire, animoso. Mi ha incolpato di non essere stato obbiettivo, di aver tacciato l'Amministrazione Comunale di Ravello di aver rifiutato l'utilizzo di pubblici locali a qualche associazione culturale.

Mi son reso conto che, forse (o senza forse), in quel momento, in attesa di un Consiglio comunale, poteva essere anche troppo teso. Ho tagliato corto, e mi son riservato di parlarne più in là. Con calma, nel reciproco massimo rispetto, come sempre; come da sempre.

Su un punto ho insistito: quello che ho scritto è causato da una personale percezione della situazione pubblica di un'associazione culturale ravellese nei confronti di chi gestisce, ad usum delphini, aggiungo adesso, un bene pubblico qual è la Villa Rufolo.

Villa Rufolo non potrebbe essere utilizzata a quel fine, per un provvedimento del competente Ministero. Almeno così ho capito dalla conversazione che ho avuta. Il provvedimento sarebbe del mese di febbraio scorso, cioè 2018.

A questo punto, potrei pure comprendere, e eventualmente giustificare, la risposta negativa per la richiesta relativa al 2018. Ma chiedo: e i dinieghi del 2016 e del 2017, cioè dell'immediato dopo ultime elezioni amministrative?

Signor Sindaco, tu sai che io ti rispetto, che ti voglio bene, che te ne ho sempre voluto, fin da quando eri un indisciplinato componente della mia squadra di pallavolo, Tennis Club Ravello, e mi costringevi a farti riappacificare con gli arbitri.

Ebbene, io non ti ho accusato di niente. Tu non puoi, però, chiedermi che io mi sostituisca a te, per chiarire la tua posizione. Hai abbastanza pepe per farlo tu.

Una cosa, però, devo dirtela; «vouloir, c'est pouvoir». Se una cosa, la si vuole, la si puo' fare. Se non la si fa, vuol dire che non la si vuole. Tu hai fatto e stai facendo, certo a modo tuo, lo dico per te e soprattutto per me, quello che, per lo stesso numero di anni, ho fatto io. E sai benissimo che «Vouloir ... c'est pouvoir».

*già Sindaco di Ravello

>Leggi anche:

Dice 'o serpe: damme addó vuo', ma nun me da' 'n capa

La Ribalta a Villa Rufolo, questioni di fedeltà e antipatie

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