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L'Editoriale

Pacta sunt Servanda (perciò lo Stato libera Brusca)

Scritto da Antonio Schiavo (redazione), mercoledì 2 giugno 2021 16:19:20

Ultimo aggiornamento mercoledì 2 giugno 2021 16:23:07

di Antonio Schiavo

"Pacta sunt servanda", dicevano i Padri latini "I patti vanno rispettati". Sempre, comunque. Per sempre!

E lo Stato ha rispettato l'accordo, liberando Giovanni Brusca, quell'individuo che i suoi stessi compari chiamavano "Il Macellaio".

150 (diconsi centocinquanta) omicidi da lui stesso confermati, un bambino fatto strangolare e sciolto nell'acido, altre vittime date in pasto a porci affamati.

Il dito che pigia il pulsante e fa saltare in aria insieme a centinaia di metri di autostrada l'auto con il giudice Giovanni Falcone e i tanti poveri cristi che erano con lui quel giorno a Capaci.

Ma lo Stato rispetta i patti: una legge voluta dallo stesso martire di Capaci che concede benefici e libertà anche a chi si è macchiato di orrendi delitti a fronte di collaborazione, di pentimenti, di ausilio alle stesso Istituzioni incapaci di fronteggiare da sole la criminalità organizzata.

A quello Stato (mi verrebbe quasi da mettere la "s" minuscola) che non ha saputo difendere i suoi uomini migliori diventati agnelli sacrificali a causa della sua inettitudine, che ha rispettato (almeno così raccontano le cronache di quegli anni) accordi ben diversi e infami con altri boss e altri macellai, che ha intavolato trattative occulte pur di mantenere il potere.

Ma lo Stato mantiene fede ai patti. Qualcuno dice che lo fa per marcare la differenza tra chi è chiamato a rispettare il Diritto e la Legge e chi di quel diritto e di quella legge ne fa strame. Uno Stato che si ricorda dei giudici o delle forze dell'odine partecipando in pompa magna ai loro funerali o alle celebrazioni-anche quelle diventate stantie e retoriche- dove si piantano alberelli o si indossano magliette gialle.

Che versa lacrime di coccodrillo così ipocrite da sembrare finte mentre si beatifica il "Giudice Ragazzino" lasciato solo, come tanti altri suoi colleghi a combattere non solo contro le varie mafie, ma contro i depistaggi, i servizi deviati, gli occultamenti fatti ad arte.

Lo Stato, questo Stato che oggi celebra la nascita della Repubblica, ha pensato bene di onorarla liberando il pluriomicida Brusca Giovanni da San Giuseppe Iato, uomo di fiducia e killer spietato al soldo di Riina e Provenzano.

E' lo stesso Stato in nome del quale combatterono Falcone e Borsellino? A tutela del quale tanti carabinieri e poliziotti hanno dato la vita, anche nel fiore degli anni.

Oggi tornano in mente le parole della vedova di Paolo Borsellino: "...avevo pensato, nel comporre la sua salma prima delle esequie di mettergli le sue scarpe nuove. Le portai all'obitorio, ma mi fu impossibile... la bomba gli aveva tranciato le gambe..."

Domani, o forse è già successo, chi portò la 126 imbottita di tritolo a via D'Amelio sarà premiato con una libertà dorata in qualche posto sconosciuto e con uno stipendio pagato da tutti i cittadini onesti.

Ma i patti vanno rispettati, perché lo Stato , secondo le anime belle non può e non deve "toccare Caino" ma può impunemente infangare la memoria di Abele.

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