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L'Editoriale

La calma apparente di Ravello: qui anche Wagner è sotto esame

Scritto da (Redazione), martedì 2 luglio 2019 16:32:20

Ultimo aggiornamento martedì 2 luglio 2019 16:32:20

di Umberto Belpedio

Richard Wagner, partendo da Amalfi a dorso di un mulo, per salire fino a Ravello, oggi difficilmente scoprirebbe "il giardino incantato di Kinglsor". Sarebbe difficile a quel genio della musica districarsi nel dedalo di lamiere roventi al bivio di Castiglione, dove tra bisonti e auto bloccati per ore sotto il sole di una estate di fuoco, si leva un'assordante sinfonia di clacson e di accuse infamanti.
Così, chi affronta il viaggio da Sorrento è costretto a fermarsi alle porte di Positano per lunghe ore, consolandosi nel frattempo ad ammirare l'Isola dei Galli o la spiaggia grande brulicante di ospiti sbarcati dalle navette delle vie del mare.
Di fronte a scene simili, il grande Sting che era deciso a diventare un vicino di casa di Franco Zeffirelli, mandò a monte la trattativa per l'acquisto di una bella villa, quella dei Nuvolari. Non va meglio a chi parte da Salerno, finisce nell'imboscata di Cetara da cui non se ne esce nemmeno se San Pietro, patrono della cittadina, fosse disposto a fare il miracolo.
Per non parlare per chi venendo da Napoli, dopo un tratto di autostrada, si avventura sul Valico di Chiunzi disastrato in più punti, in particolare la provinciale per Ravello, tra frane e smottamenti sembra una Beirut uscita dalla guerra.
In Costiera amalfitana da oltre 40 anni sognano in grande per uscire dalla morsa del traffico. Negli anni sessanta un ingegnere di Salerno si mise alla testa di un movimento, proponendo addirittura una "strada a mezzacosta" tra Vietri e Positano. Un'ipotesi di massacro accantonata non dai Verdi o dagli ambientalisti di turno, ma bocciata dal buonsenso.

Oggi a Minori sognano un tunnel con Maiori; una funivia con Ravello. Altri, invece, una teleferica tra Agerola e Amalfi. Chi sollecita una variante fino ad Atrani per liberare dalla morsa crudele il Duomo, la Cattedrale e Sant'Andrea, costretto intanto ad assistere ai discorsi di Luca Cascone, plenipotenziario del Presidente della Regione, De Luca, autore di un piano infrastrutturale per la Costiera amalfitana. "E' il libro dei sogni..." sostiene un amministratore di lungo corso come Raffaele Ferraioli, per 30 anni sindaco di Furore, oggi in quiescenza, il quale sollecita di tirar fuori un progetto esistente, previsto dagli strumenti urbanistici vigenti, quello di una strada tra Scala e Positano.

Ravello, invece, se ne sta buona fino a quando il suo sindaco non se la prende con il collega di Scala, presidente della Comunità Montana per dei problemi sulla provinciale di Castiglione. I rapporti pare che si siano fatti tesi, mentre Padre Enzo Fortunato dall'emozione di Assisi, cerca di mettere pace. Ma Ravello appare sempre più divisa. Un poco di calma apparente in queste ore per il 67esimo Festival della musica.
Da gennaio la Fondazione, che tra l'altro organizza la rassegna wagneriana, è in regime commissariale. La Regione ha chiamato Mauro Felicori, ex direttore della Reggia di Caserta, con il compito di preparare un nuovo statuto dell'ente e mettere ordine "in quel pollaio", secondo il giudizio di Del Luca. Le divisioni appaiono evidenti finanche negli spazi assegnati in Piazza Vescovado, dove i bar, tra cui uno dei più antichi del posto, il San Domingo, è il salotto preferito in gran parte dagli ospiti, accolti da Daniela, gentile e premurosa nel registrare su tablet i vari ordini. Uno dei locali dove è d'obbligo fare tappa. Come lo fu per Gianni Agnelli, il principe Granito di Belmonte durante una memorabile vacanza di Jacqueline Kennedy, immortalata da una serie di foto che campeggiano all'interno del San Domingo.

In attesa che il Festival prenda il via, sulla piazza c'è gran fermento per l'arrivo degli ospiti. Gran cerimonie il segretario della Fondazione, Guerra, mentre Lucia Serino e Antonello De Nicola, due indiscutibili professionisti della comunicazione, si muovono in sintonia sotto lo sguardo attento di Felicori. A breve distanza, Vincenzo De Luca, attorniato da Paolo Russo, che fa da filtro con i giornalisti in attesa, di Errico Coscioni, delegato regionale alla Sanità, di cui personalmente da tempo avevo perso traccia.

Il presidente De Luca rilascia a Pino Taormina del Mattino una lunga intervista sulle Universiadi da domani a Napoli in forma solenne. Il Governatore parla del successo e dello sforzo finanziario fatto dalla Regione per Napoli e la Campania. Un impegno di 270 milioni di euro.

De Luca dà il meglio di sé quando rilascia un'intervista a Emiliano Amato, direttore del Vescovado, giornale on line, seguito da migliaia di lettori. Il giornalista gli chiede lumi sul commissariamento della Fondazione Ravello e sul futuro di Felicori. Il Presidente, come al solito, non si tira indietro. «A Ravello erano conosciuti dei piccoli feudi personali, privi di qualunque motivazione democratica e professionale che non si possono tramandare nei secoli dei secoli. Nessuno - aggiunge De Luca - può immaginare che Ravello sia il proprio feudo, il cortile di casa propria».
Le dichiarazioni di De Luca fanno il giro della piazza. Uno schiaffo pesante in faccia che non è quello di Anna Magnani a Roberto Rosellini dopo una notte d'amore all'hotel Luna di Amalfi. Qui, è una scossa tellurica che lambendo Palazzo Tolla, si abbatte sui cancelli di Villa Rufolo e dintorni.
Arriva il sindaco Di Martino per salutare il Presidente. Un buffetto affettuoso in segno di amicizia. Poi il corteo si muove verso la villa, per il concerto inaugurale.
In tribuna il Governatore è tra Di Martino e Felicori che ha accanto la sovrintendente del San Carlo, Rosanna Purchia, la dottoressa Spedaliere, il direttore artistico Paolo Pinamonti che ha curato il programma della rassegna. Tra sindaco e commissario solo una stretta di mano. Di pura cortesia. Il gruppo prende posto dove un tempo le poltrone erano riservate ad Almirante a Donna Assunta, al fedele avvocato Enzo Caia, al conte Tommaso Leonetti, ad Adriano Falco, presidente della Fnsi, al professore Luigi e Donna Monica Condorelli.
Sul lato opposto, il plotoncino salernitano, capeggiato dal sindaco Enzo Napoli, attorniato dai vertici dei Carabinieri.
Il programma ha inizio con un omaggio a Martucci, segue il primo atto della Valchiria. L'orchestra del San Carlo ben schierata con notevole anticipo rispetto all'ingresso del pubblico in tribuna, sotto la direzione di Juray Valcuha. Alla fine dell'esecuzione un timido applauso dalle tribuna. Niente bis. Troppo poco per Wagner. Stando ai commenti in omaggio a Wagner molti avrebbero preferito un Tristano e Isotta, con preludio e morte di Isotta, o Tannauser.
Qualcuno ricorda l'impeccabile direzione di Lori Maze, di Daniel Oren, di Meta di un indimenticabile maestro come Gusta Kuhn, sempre dirigendo l'orchestra del San Carlo. Pinamonti prenda nota degli appunti che arrivano non dal loggione ma dai wagneriani storici di Ravello e del suo Festival.

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