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Attualità

Conversazioni con Don Vincenzo al tempo del Coronavirus

Scritto da (Redazione), venerdì 14 agosto 2020 23:27:55

Ultimo aggiornamento domenica 16 agosto 2020 07:24:10

di Alberto Quintiliani*

Certamente passare dai tempi che caratterizzavano una "location" prettamente estiva - anche come comportamenti, sentimenti e percezione esterna - quali erano quelli delle "conversazioni sotto l'ombrellone", intrattenute per più anni con il mio amico e consigliere spirituale Don Vincenzo Taiani, a quelli odierni, sembra che il nostro Pianeta sia stato investito e trasformato da un terrificante "tsunami" cosmico, che ha completamente stravolto la vita e le abitudini delle persone. Come sempre - quando per incontrollabili avvenimenti esterni - si è costretti a subire "regole del gioco" imposte non si sa da chi (nell'omelia di Domenica 9 u.s. Don Vincenzo le ha imputate direttamente all'opera del demonio), affollano la nostra mente i piacevoli ricordi del tempo che fu, quando, anche nei periodi più neri il cielo era, rispetto al periodo attuale, "dipinto" di rosa.

Nessuno, e proprio nessuno, avrebbe mai potuto immaginare come una società ipertecnologica, dominata dalle conquiste della medicina, dalla finanza, dal successo, dal potere e perfino dalla conquista dello spazio, proiettata addirittura su Marte, avesse evidenziato una inaspettata fragilità che ha messo "a nudo" tutti i limiti del ritenuto nostro "invulnerabile" sistema e causato un gran numero di vittime in tutto il mondo. Ma proprio perché l'ho citato in apertura ed anche perché Don Vincenzo Taiani sarà proprio in questi giorni interessato da importanti cambiamenti, che interesseranno la sua vita privata - come lui stesso ci dirà fra poco - è d'obbligo iniziare questa conversazione appunto con Don Vincenzo ed i suoi pensieri filosofici, che possono rappresentare - se non una infallibile chiave di lettura - tuttavia un indirizzo importante nella comprensione degli avvenimenti in atto.

Iniziamo pertanto la conversazione, che abbiamo condiviso di incentrare in maniera preponderante sugli stravolgimenti che ci ha imposto e ci imporrà questo non previsto "new player", che si è affacciato prepotentemente nella vita di tutti e che, probabilmente, condizionerà ancora pesantemente il futuro del pianeta e di tutti i suoi abitanti, con un cambiamento radicale di consolidati ed abituali comportamenti, almeno fino a quando non verrà implementato l'auspicato vaccino, in grado di ristabilire almeno in parte gli equilibri precedenti.

d) Carissima "vostra Beatitudine" l'incipit della nostra conversazione presenta una molteplicità di nuovi argomenti inquietanti, che fino ad oggi nessuno avrebbe mai pensato di dover affrontare e gestire, in presenza di una società alle prese con le solite - seppur complesse - problematiche di carattere politico, economico e sociale. Qual è la vostra opinione-diagnosi sull'argomento, dall'angolo di visuale di un uomo di Chiesa, di teologo ma soprattutto di filosofo?
r) Vedi ultimamente, anche se non approfonditamente, nelle nostre conversazioni abbiamo avuto modo di toccare l'argomento di cui parliamo e di certi cambiamenti, che si intravvedevano all'orizzonte, e sicuramente ti sarai accorto che ho opportunamente "aggiornato" alcune mie convinzioni sui vari argomenti, che hanno caratterizzato le nostre conversazioni "sotto l'ombrellone". La prima cosa che mi preme evidenziare e sottolineare ancora una volta è che la nostra "Società Umana" ha fino ad oggi "gestito" il Pianeta nella convinzione-presunzione di esserne padrona assoluta, e di essere in grado di controllarlo e gestirlo totalmente, nella presunzione, appunto, che qualsiasi problema si fosse presentato sarebbe stato ricondotto a prevedibili difficoltà di carattere terreno. Questa presunzione si è però scontrata e all'improvviso infranta quando sono prepotentemente "scesi in campo" altri agguerriti protagonisti nella "gestione" del Pianeta, alcuni visibili ed altri invisibili ed "impalpabili"- e conseguentemente sottovalutati - che "imponevano la loro presenza": tra la prima categoria - anche come importanza - metto in testa la Natura nelle sue varie articolazioni che "reclama" da tempo il mantenimento del suo naturale equilibrio plurisecolare, mandando continui , ed ignorati, segnali di allarme con "codice rosso". Come ha invece risposto la "governance" del Pianeta"? Utilizzo selvaggio delle risorse - come fossero inesauribili - desertificazione, immissione di gas letali nell'atmosfera ed altre nocive iniziative, con conseguenti patologici stravolgimenti delle temperature, scioglimento dei ghiacciai, squilibrio delle stagioni ecc. Riguardo poi ai protagonisti "impalpabili" di cui parlavo è stato sottovaluto il ruolo dei numerosi ed invisibili nemici, sempre in agguato (i virus), che fino ad oggi si pensava di sottomettere e controllare agevolmente, finché non è apparso sulla scena uno di questi, assumendo una "fisionomia" sconosciuta e letale: il coronavirus, appunto, che è quello che sta mettendo "al tappeto" la nostra civiltà, presunta "invulnerabile". L'avvento di questo temibile nemico sconosciuto ci ha resi "nudi" al suo cospetto ed ha modificato completamente le nostre abitudini ed i nostri stili di vita. Anche se le rigide restrizioni subito adottate si sono attenuate, sono in parte ancora presenti: barricati in casa, mascherine e guanti di connotazione chirurgica come "corredo" dell'abbigliamento, plurilavaggio delle mani, ma soprattutto reciproca diffidenza nei rapporti con altre persone, possibilmente infette. Anche tutte le normali manifestazioni di affetto e di amicizia sono state assolutamente bandite, dando spazio ad un triste sentimento finora assente: la paura dell'ignoto!

d) Vedete, carissimo Don Vincenzo, nelle nostre piacevoli conversazioni abbiamo convenuto che la nostra Società Umana ha da tempo purtroppo assunto la connotazione di una giungla selvaggia - "homo, homini, lupus" secondo il pensiero del filosofo inglese Thomas Hobbes - in cui "domina e spadroneggia" il più forte: la politica, la scienza, l'economia, la finanza e, quindi, in definitiva, il "dio denaro", osannato punto di riferimento di questo novello "vitello d'oro" di antica memoria biblica. Se non fosse comparso sulla scena il non gradito convitato, il coronavirus, che sta prendendo - auguriamoci per un limitato periodo di tempo - il sopravvento, questo stato di cose sarebbe probabilmente restato immutato ancora per chissà quanto tempo, mentre oggi ci viene imposto di rivedere drasticamente i nostri comportamenti ed il nostro stile di vita, presunto moderno.
Di fronte ai drammatici problemi della salute che "gestisce" questo scomodo "player" non valgono certo l'effimero e molto spesso arrogante potere - per quanto grande possa essere - il successo, la gloria, il denaro, la supremazia, l'apparire: tutti sono uguali, indifesi e fragili davanti al pericolo ignoto, diventando tutti, oserei dire, esseri umani.
Qual è il Vostro pensiero filosofico-pratico da uomo di Chiesa con pluriennale esperienza di vita, che conosce bene le sue "pecorelle" e le trasformazioni che ha subito la nostra società, che coinvolgono la società civile ed anche la Chiesa?
r) vedi stai toccando temi cruciali e critici che interessano la nostra Società che, come abbiamo sottolineato, sta cambiando - molto spesso in peggio - la sua fisionomia. Innanzi tutto, e qui parlo per l'esperienza che accompagna la mia età non più verde, ma permeata di valida esperienza pratica, osservo - beninteso "absit iniuria verbis" - che la nostra classe politica - come ha dato prova nella gestione del cosiddetto lockdown, che avrebbe dovuto avere come obiettivo prioritario la "salute" della Nazione - non ha dato il meglio di sé: le lotte per il potere, per le primazie individuali o collettive, gli obiettivi politici, i sondaggi, i consensi futuri (ma solo quelli elettorali, non certo per quelli gestionali) e, in definitiva, il potere politico l'hanno fatta come sempre da padrone, relegando in posizione subalterna gli interessi immediati dei cittadini. Certamente ogni avvenimento negativo e incontrollabile reclamava ovviamente le opportune iniziative finalizzate alla soluzione dei problemi, ma abbiamo invece continuamente assistito alla consueta "passerella" dei rappresentanti politici - diventati per l'occasione "star della comunicazione" - le cui diatribe e i duelli quotidiani non avevano niente a che vedere con l'emergenza da gestire. Risultato ovvio: era del tutto evidente che i seri aspetti della salute pubblica avrebbero portato ovviamente al seguito altri problemi di pari gravità, anche se su un fronte opposto, ma conseguente, cioè quelli economici, che avrebbero amplificato e aggravato lo "scenario" di difficoltà causato dal coronavirus. Anche il "sussulto di sospirato risveglio" dell'Europa, dopo lunghi periodi di letargo, con l'adozione di futuri e necessari aiuti finanziari per superare le fasi della conseguente depressione economico-finanziaria è stato nuovo motivo di scontro per interessi di parte, dando alla popolazione, in attesa della risoluzione dei drammatici problemi di "sopravvivenza", veramente un pessimo segnale. Tutto ciò, mentre nuvole nere si profilavano all'orizzonte sul versante economico con drastica riduzione delle entrate delle aziende, dei cittadini e della inevitabile profonda caduta del PIL nazionale - come mi hai insegnato tu - a livelli mai visti prima e della grave recessione alle porte. Anche sull'altro importante fronte - di cui abbiamo avuto modo di parlare più volte - cioè il problema del flusso dei migranti, abbiamo assistito ad una ripresa selvaggia di migrazioni economiche, provenienti dai paesi subsahariani e dell'est Europa, che, date le condizioni sanitarie dei paesi di provenienza, hanno comportato - oltre ai problemi logistici di assistenza e di gestione, con tutti i connessi oneri economici e sociali a carico dei nostri cittadini - anche i noti problemi sanitari, come testimoniano i numerosi casi di positività al virus continuamente rilevati.

d) Cara Vostra Beatitudine, come sempre troviamo un punto di condivisione sui problemi di cui parliamo, anche perché apparteniamo alla stessa generazione e siamo ambedue persone che ragionano con la loro testa e con la loro esperienza di vita vissuta. Vedete, anche sul versante "migranti "- grosso ed epocale problema - assistiamo sempre alla consueta "passerella" dei politici , che si pavoneggiano sotto le "luci della ribalta", con l'ovvia auto-amplificazione dei presunti risultati da ciascuno ottenuti, ai distinguo, al rimpallo di responsabilità, nel consueto silenzio assoluto della "soporifera" Europa, che non esprime alcun indirizzo, come dovrebbe, per il governo della situazione e con l'assunzione delle opportune iniziative connesse ai ricollocamenti ed ai rimpatri.
Poi un'altra considerazione: per quale motivo le navi multinazionali "ong", che molto spesso assumono la connotazione di "tassisti del mare", quando soccorrono barconi di migranti nelle acque territoriali di Malta (membro dell'unione europea), puntano sempre la rotta delle loro navi sulla Sicilia e non su Malta, che sistematicamente si rifiuta di accoglierli? Anche quando sono fuori dalle nostre acque territoriali la destinazione è sempre la solita: l'Italia. Ma anche in questo comparto la nostra classe politica non dà certo la miglior parte di sé.
Ma adesso - "dulcis in fundo" - mi interessa conoscere la Vostra opinione circa il ruolo che sta giocando o dovrebbe giocare la Chiesa, ed i suoi vertici, nelle complicate problematiche che caratterizzano la nostra Società o altre che investono la stessa Chiesa, per poi "approdare" alla Vostra "uscita di scena" il prossimo 31 agosto dalla carica di Parroco della Collegiata di S. Maria a Mare di Maiori. Nella Vostra omelia del 9 corr. ho sentito un "accorato" Don Vincenzo che non ha esitato a fare un'autocritica costruttiva su alcune iniziative della Chiesa, come il problema migranti, che, contrariamente a quanto - a volte anche giustamente, invoca il Santo Padre - non possono essere tutti accolti nel nostro Paese. Avete poi proseguito sottolineando la persecuzione dei cristiani nel mondo, la notevole contrazione delle vocazioni al sacerdozio, la diminuzione dei fedeli che partecipano alla S. Messa, ed alla diminuzione degli introiti della Chiesa. Poi, dopo la vostra risposta, concluderemo con un argomento che interessa direttamente la Vostra Persona, il Vostro futuro e la nostra Comunità. Intendo riferirmi al Vostro "pensionamento" di cui ho appreso appena pochi giorni fa e che mi ha lasciato sorpreso e addolorato, anche se questo avvenimento non intaccherà certamente la nostra amicizia ed i nostri consueti interessanti colloqui.
r) Praticamente non posso che confermare quanto hai evidenziato: in tema di migranti ribadisco alcuni concetti che hanno sempre albergato nei nostri colloqui. L'Italia non può accogliere tutta la massa di migranti, che hanno come destinazione l'intera Europa e non soltanto l'Italia. Occorre una equa distribuzione tra gli stati membri, ma su questo versante l'Europa continua nel suo profondo "sonno". Credo che la prepotente intrusione del coronavirus dovrebbe consentire una opportuna rivisitazione della "mission" dell'Europa, che non deve essere relegata in maniera preponderante alle pur importantissime problematiche economico-finanziarie o occuparsi di aspetti squisitamente burocratici, tipo la regolamentazione del "diametro delle vongole".
Lo stesso discorso vale per quanto riguarda la posizione della Chiesa che, anche nel suo alto ruolo planetario, non può auspicare "aprite le porte a tutti". Per quanto riguarda l'omelia della scorsa domenica confesso che la foga del pensiero che seguivo mi ha coinvolto emotivamente, perché le persecuzioni dei cristiani nel mondo hanno raggiunto un'entità assolutamente inaccettabile ed è in corso da tempo un attacco da parte di altre confessioni - una in particolare, quella islamica - alla Chiesa ed al cattolicesimo. Sullo stesso versante colloco il calo delle vocazioni che da tempo è in costante e progressiva preoccupante flessione, mentre io avverto da parte dei fedeli la richiesta di una maggiore presenza dei sacerdoti in Chiesa, a cui aprire l'anima per ricevere comprensione e conforto. Con la diminuzione delle vocazioni, e quindi dei sacerdoti officianti, è conseguente la diminuzione dell'afflusso dei fedeli alle S. Messe e, a cascata, delle entrate della Chiesa, necessarie per le opere caritatevoli e di assistenza alle strutture religiose dell'Italia e del Mondo. Per quanto mi riguarda circa il mio "pensionamento", non c'è nulla di particolare: il tempo passa, anche anagraficamente, per cui è normale che ci sia un ricambio generazionale. Tuttavia se mi chiedi se mi mancherà la Chiesa, le S. Messe, i contatti con i fedeli e l'ambiente in cui ho vissuto nei lunghissimi anni operativi, ti rispondo senz'altro di sì. Tuttavia la vita rappresenta un percorso fatto di tappe: una volta concluso il percorso si arriva al traguardo. Del resto anche tu ti sei trovato nella mia identica condizione, anche se su un piano strettamente laico ed anche tu - andato in pensione - hai dovuto affrontare il cambiamento radicale della tua "nuova vita" che, a quanto mi hai sempre detto, non ti ha procurato "traumi" particolari.
Comunque non credo che uscirò completamente dalla vita religiosa, perché ti assicuro che Sacerdoti si rimane per tutta la vita residua che il Signore ci concederà.

d) Carissima Vostra Beatitudine, come avete detto anch'io sono stato alle prese con la collocazione in quiescenza, tuttavia ho scelto nell'occasione un "atterraggio morbido", nel senso che andato in pensione il venerdì, il lunedì successivo - "cambiata pelle"- ero già occupato in altre attività che non hanno reso "traumatico" il passaggio. Così, sono sicuro, capiterà anche a Voi con qualche incarico di prestigio nel Vostro campo religioso.
Comunque nel formularvi i miei migliori auguri per il vostro futuro, proseguiremo senz'altro a vederci per continuare a dibattere gli argomenti che la vita di tutti i giorni ci metterà davanti. E se vi sarà possibile vedete di consentirmi quello che vi ho chiesto più volte ma inutilmente: dal momento che io abito a Prato e Voi a Maiori, consentitemi finalmente di utilizzare le confessioni...telefoniche!!!

 

* Dirigente Centrale del MPS, attualmente in pensione

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