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Raffaele Ferraioli: un campione di azione, un maestro di futuro

Scritto da (Redazione), lunedì 13 maggio 2019 13:40:44

Ultimo aggiornamento lunedì 13 maggio 2019 18:32:03

di Francesco Criscuolo*

La tornata elettorale, cui è interessato un terzo dei comuni della costiera amalfitana, tra i quali Furore, non vede in partita un sindaco di lungo corso come il prof. Raffaele Ferraioli.

È un fatto che non può passare inosservato. Gli va dato l'onore delle armi per aver calcato, in posizioni di rilievo, la scena pubblica nel complessivo arco di un quarantennio, a cavallo degli ultimi decenni del secolo XX e i primi del terzo millennio.

Sono stati gli anni, in cui si sono susseguite trasformazioni vorticose e gigantesche quali non si sono mai conosciute nella storia della civiltà umana, tanto da determinare una sorta di rivoluzione copernicana per i mutamenti continui e veloci nei più svariati campi, che spaziano dalla scienza alla tecnologia, dall'economia alla cultura, dal lavoro agli assetti socio - politici, con gli inevitabili impatti della globalizzazione sugli stessi paradigmi della vita quotidiana.

Sul piano specificamente politico, il tramonto delle ideologie e la crisi dei codici etici tradizionali hanno fatto posto a un pragmatismo di sapore utilitaristico, degenerato talora in populismo spicciolo e, più in generale, in quella che Zygmunt Bauman ha definito "modernità liquida", dove "modelli e configurazioni non sono più dati e tanto meno dati assiomatici, perché ce ne sono semplicemente troppi, in contrasto tra loro, sicché ciascuno di essi è stato spogliato delle proprie vincolanti connotazioni" (Z. Bauman - Modernità liquida XIII, 2002).

Nel turbinio di sconvolgimenti, che hanno indotto "non tanto a un'epoca di cambiamento quanto a un cambiamento d'epoca", secondo la felice espressione di Papa Francesco, il più volte sindaco di Furore ha tenuto dritta la barca del timone e ha puntato l'attenzione sul binomio globale / locale, ancorandolo al comprensorio amalfitano.

Sulla scorta di questa direttrice di fondo, ha progressivamente ampliato l'assunzione di responsabilità dell'amministrazione di un piccolo centro per costruire la "casa comune"della Costa d'Amalfi.

Mai prigioniero di una gretta logica municipalistica, si è prodigato, in primo luogo, per dare una fisionomia chiara alla località di appartenenza, facendo di un agglomerato di case sparse, di un "paese che non c'è" un nucleo geografico integro nella sua struttura e organico nelle sue funzioni, capace di competere ad armi pari con gli altri undici comuni del bacino costiero.

Si licet parva componere magnis, è facile richiamare alla mente il poeta tardolatino Rutilio Namaziano, che esalta la missione ineguagliabile dell'antica Roma proprio in quanto formatrice, nei secoli, di un'unica urbs con i territori diffusi nel mondo e da essa conquistati. Quel che lo ha guidato in quest'opera unificatrice non è stato tanto la volontà di addivenire a "un muro ed una fossa" (Purg. VI, 84), quanto l'intento di fondere in armonia ed unità, pur nella salvaguardia delle differenze, persone e luoghi.

In un'analoga ottica, ha posto in cima ai suoi interessi la necessità, avvertita come primaria e inderogabile, di colmare l'annoso divario tra la fascia marittima, pronta a trarre profitto dall'irreversibile sviluppo dell'attività turistico - ricettiva fin dal boom degli anni ‘60 del secolo scorso, e aree collinari e montane, quasi murate in un'economia retriva di pura sussistenza.

Ciò che ha dato senso al suo non breve servizio alla polis, è stato il tenace perseguimento di un obiettivo cardine, consistente nell'unificare le due anime dell'economia costiera, quella agricolo - marinara e quella turistico - commerciale, per farle convergere in un'interazione reciproca e ricondurre alla stessa dimensione unitaria, con cui aveva ridisegnato il suo paese di nascita, uno spazio rurale e urbano tradizionalmente frazionato financo nella mentalità e nel costume, rimuovendo il più possibile le cause di un'arretratezza, da considerarsi come un triste retaggio del passato.

Attento ai bisogni e ai diritti degli ultimi e degli "scartati" e proteso alla declinazione pratica di un'ispirazione sociale di matrice cattolica, si è mosso in direzione dell'eliminazione delle residue sacche di povertà degli ambienti agresti e si è speso in prima persona per intraprendere una molteplicità di conseguenti iniziative. In questo slancio ideale e morale, prima che politico - amministrativo, ha visto al suo fianco quanti ne hanno condiviso, pur con apporti originali, la linea di pensiero, segnatamente il prof. Salvatore Sorrentino e il dott. Secondo Amalfitano, già sindaci di Ravello, nonché il dott. Ricciotti Mansi, per molti anni assessore comunale a Scala.

La guida dell'amministrazione furorese, la presidenza della comunità montana "Penisola Amalfitana", tenuta dagli ultimi anni ‘90 fino al 2008, i numerosi interventi ad ampio spettro in convegni qualificati su scala provinciale e regionale hanno rappresentato per lui la rampa di lancio e il campo di azione privilegiato per vincere rigidità burocratiche e non, abbattere storici steccati, fornire incentivi agli investimenti produttivi finalizzati alla crescita, superare squilibri e sperequazioni territoriali sedimentate nel tempo, valorizzare le risorse delle zone progredite e di quelle meno fortunate con un rigore metodologico, con una passione civile e con una larghezza di prospettive che impedivano, anzi contrastavano ogni forma di angusto localismo.

In virtù di un trascinante dinamismo, ha reso concreta la partecipazione di tanti giovani ai processi innovativi e non ha avuto esitazioni nel coinvolgerli anche in ruoli primari nella gestione amministrativa.

Si fa fatica ad elencare le opere realizzate, soprattutto per consentire, grazie al sapiente utilizzo dei Patti Territoriali, il rilancio della cooperazione e della cultura di impresa nelle attività di trasformazione agro - alimentare, enogastronomica, zootecnica e casearia e per inserire nel circuito virtuoso di moderni standard turistici siti naturalistici e storico - paesaggistici che ne erano stati fino ad allora deliberatamente e programmaticamente esclusi.

Il perdurante valore di quanto posto in atto sta a testimoniare la preziosità di una presenza e di un impegno, che fa apparire Ferraioli non un sognatore di realtà astratte, ma un pioniere, un apripista, uno degli uomini proiettati in avanti, portatori non di vaghe istanze di cambiamento, ma di proposte, idee e progetti propri di una mente e di un cuore appassionatamente aperti al futuro.

Come per il buon seminatore della parabola evangelica (Mt 13, 3 - 23), le intemperie non ne hanno fermato la voglia incessante di seminare. Sta di fatto che non sempre, anche per le contrarie spinte di predatori e per non pochi ingenerosi attacchi subiti, ha potuto vedere i frutti. Del resto, chi semina non sa se e quando vi sarà un raccolto. Rispetto ai problemi intercostieri gravanti sul tessuto sociale attuale e derivanti dagli irrisolti nodi cruciali della viabilità, del traffico veicolare, dei trasporti pubblici e privati, dell'inquinamento marino e atmosferico, della sanità, della tutela dell'ambiente, ha dovuto, così, constatare l'inanità dei suoi sforzi, in quanto le soluzioni prospettate fin dagli anni ‘70, come da una sua pubblicazione su queste stesse materie intitolata "Primi piani", sono state in gran parte disattese per il prevalere di interessi di vari potentati.

Di fronte a situazioni di sempre più accentuato degrado umano e socio - ambientale, che incrociamo lungo le nostre strade, il longevo sindaco di Furore appare veramente come un maestro di futuro, un riferimento che rimane rilevante anche dopo la coraggiosa uscita di scena.

Seneca ha scritto che "l'uomo onesto, quando è tutto preso nelle ambizioni della vita pubblica, non dovrà sempre sopportarne le tempeste ed è opportuno che decida di abbandonare l'attività politica al momento giusto, anche senza volgere le spalle ad essa" (Lettere a Lucilio, III - 22, 8).

Raffaele Ferraioli di sicuro "non vertet terga", non volgerà le spalle alla sollecitudine per il bene comune, pur senza l'esercizio di funzioni istituzionali cui ha dato smalto e sostanza per tanto tempo.

Suo merito innegabile è stato quello di non aver beneficiato dei vantaggi del potere, accettando con lo spirito critico - costruttivo proprio di un animo sereno, pur a fronte di tanti buoni risultati ottenuti, gli insuccessi legati alle troppe sue attese e indicazioni rimaste inascoltate.

Il suo nome entrerà a pieno diritto negli annali della storia locale, ma paradossalmente vi entrerà da "sconfitto". Questa sorte, purtroppo, capita, non di rado, a coloro che hanno il torto di capire in anticipo ciò che gli altri non riescono ad intuire.

*docente, già preside del Liceo "Ercolano Marini" di Amalfi

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