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Costume & Società

Il paesaggio rurale della Costa d’Amalfi e il rischio dell’abbandono dei limoneti

Scritto da (Redazione), martedì 13 novembre 2018 15:43:22

Ultimo aggiornamento mercoledì 14 novembre 2018 09:14:07

Di Giuseppe Liuccio

La riflessione che segue la pubblicai all'incirca due anni o giù di lì, dopo una lunga chiacchierata sul tema con il sindaco di Minori Andrrea Reale. Ritengo il tema di scottante attualità e dopo una rivisitazione necessaria ed opportuna la ripropongo qui di seguito al collega Emiliano Amato, direttore de Il Vescovado, con il quale spesso facciamo incursione nei temi affrontati nel passato più o meno recente.

Molti hanno detto e scritto nel corso dei decenni che la Costa d'Amalfi vanta uno dei paesaggi rurali più belli del mondo. E con maggiore autorevolezza lo sottolineò l'UNESCO, quando, nel 1997, ne motivò così la inclusione nel Patrimonio dell'Umanità: «La Costiera Amalfitana è un'importante area culturale in cui lo stile di vita si tramanda di generazione in generazione contribuendo a mantenere intatte le tradizioni. La ricchezza paesaggistica, frutto sia dell'intervento dell'uomo, sia della mano benevola della natura, la rende inoltre un luogo ricco di fascino e suggestione dove il mare e la montagna, passando attraverso gli ampi spazi aperti delle coltivazioni, si fondono in perfetta armonia».

All'epoca solo Maiori dovette subire l'onta dell'esclusione da tale riconoscimento di tutta la fascia urbanizzata del Lungomare. Per fortuna si salvò e si salva per i panorami di straordinaria bellezza e di calda umanità delle sue campagne, dove, accanto a rari vigneti e frutteti di sussistenza, la fanno da sovrani i limoneti. E, scalando a passi lenti le colline a corona del centro abitato, case ed orti si rincorrono tra salite a perdita d'occhio e discese ad abbracci di mare con soste a virgola di incroci e pause da svenimento estatico a slarghi precipiti. Lungo la costa, che si snoda zigzagante fino a Cetara, il miracolo dei coltivi, fioriti, a volte, fin sulla battigia o strappati con caparbia maestria alla montagna, espone ed esalta il frutto del lavoro paziente e duro di generazioni di contadini che nel corso dei secoli hanno sarchiato e piantato, potato e protetto alberi e ortaggi, hanno regimentato acque in fossati e canali, hanno consolidato macere che sembrano ricami ed ideato pergolati che sono baldacchini ad ombreggiare gradini per scalare il cielo.

È, questa, una Maiori segreta e pudica, lontana dalla ressa e dal frastuono del centro, testimone di una comunità, che, al di là del noto, consumato e, in parte, scontato fotogramma da dépliant turistico, poggia i piedi nell'acqua e presta gli occhi al cielo e la cui vita è un atto d'amore e di generosa fedeltà alla campagna, che ride di limoni e di vigne nell'aria iodata del mare e canta epopea di lavoro alla brezza che rotola dalle montagne, pettina gli orti delle colline fino a gorgogliare giù nel cuore delle grotte in un melange d'intesa con la risacca dell'onda.

Non è da meno lo spettacolo che offre Minori sulle colline che cercano cielo e rifrangono luce verso Torre, da un lato, e Ravello, dall'altro, come anche quello di Atrani che s'imbuta nella Valle del Dragone e cerca sole di "libertà" sulle "chiazze" sotto la casa di Masaniello. E che dire dei limoneti di Amalfi che espongono ciondoli d'oro nel verde del fogliame a Madonna del Rosario, nei giardini di Capo di Croce a corona di case, palazzi gentilizi, chiese e conventi, per non parlare dell'Amalfi contadina di Lone, Vettica, Pogerola e Tovere che trasmigra verso Conca, Furore e Agerola, che, a loro volta, gareggiano di verde di foglie e giallo di frutti con Praiano e Positano.

Senza questo paesaggio rurale, che hanno narrato poeti e scrittori e dipinto i pittori, la Costa d'Amalfi vedrebbe ridotte di molto le sue fortune turistiche. Di qui la necessità di una forte sinergia tra turismo ed agricoltura. D'altronde la costa è da sempre terra di "limonari". La tradizione del commercio, però, vide e vede ancora soprattutto in Maiori, Minori e Amalfi, i paesi protagonisti. I frutti iridescenti nel giallo oro alla gloria del sole venivano, una volta, raccolti con pazienza e, con delicatezza, sistemati nelle "sporte" intrecciate con stecche di castagno e a spalle trasportate giù dalle colline al centro abitato. Erano per lo più le donne a percorrere la via crucis della fatica nel saliscendi dei gradini. A mare all'ancora, al largo, sostavano i "vapori mercantili" per il carico del prodotto, trasportato a bordo con le barche.

Oggi si muove qualcosa: la monorotaia, che si arrampica, nel rispetto dell'ambiente, su per i limoneti di Minori ne è il primo straordinario esempio per indicare una delle possibili strade per il futuro. Oggi, infatti, la limonicoltura vive un periodo di affanno e, anno dopo anno, aumentano i "giardini" abbandonati ad invasione di macchie e rovi. E dal mondo delle campagne si fa sempre più insistente il grido d'allarme. La Politica a tutti i livelli lo deve far suo e correre ai ripari con interventi radicali, prima che sia troppo tardi.

La crisi è dovuta a due fattori fondamentali e legati tra di loro:

1) un processo di senilizzazione delle campagne che le priva dell'apporto di sapienza e di esperienza di chi per generazioni ha fatto questo mestiere;

2) l'indifferenza delle nuove generazioni a perpetuare la tradizione dei padri perché l'agricoltura è poco remunerativa e, soprattutto, perché il mondo dei campi non sempre è dotato di servizi di infrastrutturazione che lo rendano vivibile ad un livello di standard medio di civiltà.

Di qui la necessità di invertire la tendenza con una politica di interventi radicali e un sostegno concreto a quanti siano disponibili ad investire nel settore e che abbia come obiettivo la riattivazione delle case sparse, un reticolo di strade interpoderali, che, nel rispetto dell'ambiente, facilitino lo smercio dei prodotti, il consolidamento delle macere a sostegno dei terrazzamenti, il ricambio della palificazione dei caratteristici pergolati, l'assegnazione dei terrazzamenti dismessi a giovani, che singolarmente o in forma cooperativistica vogliano correre l'avventura stimolante della limonicoltura, una rete diffusa e ramificata di monorotaie leggere, sull'esempio di quella realizzata e sperimentata con esiti positivi a Minori.

Come farlo e, soprattutto, chi lo deve fare? Occorre chiamare in causa, con voce forte e ferma:

1) Gli organismi comunitari;

2) Il governo nazionale attraverso la responsabilizzazione dei ministeri dell'agricoltura, dell'ambiente e delle attività produttive;

3) analoga pressione incalzante va fatta alla Regione Campania attraverso i competenti assessorati: Agricoltura, Ambiente, Attività Produttive.

Il tempo incalza e stringe perché:

a) l'abbandono dei limoneti reca un danno incalcolabile non solo all'agricoltura, ma anche e soprattutto al turismo, dal momento che, se va alla malora questo paesaggio rurale, ne risente in maniera irreparabile l'immagine della Costa, le cui fortune turistiche nei secoli si sono basate soprattutto sull'offerta di quel paesaggio;

b) trascurare i terrazzamenti dei limoneti significa anche esporre l'intero territorio a frane e alluvioni con conseguenti seri pericoli per la incolumità dei centri abitati.

Ne deriva che le Amministrazioni dell'intera Costiera si allertino e gridino al mondo intero allarme e conseguente pericolo. Uno dei tanti modi per calamitare l'attenzione nazionale ed internazionale sul tema potrebbe essere un appello alle autorità competenti firmato da amministratori di ogni orientamento politico, da intellettuali ed uomini di cultura, da artisti di ogni genere (poeti, narratori, pittori, musicisti, cineasti) per accendere i riflettori dell'interesse dell'opinione pubblica nazionale ed internazionale su un problema, che, anno dopo anno, assume proporzioni drammatiche.

Ma c'è una iniziativa che si può fare e, secondo me, si deve fare da subito: UN PARCO DIDATTICO DEDICATO ALLA LIMONICOLTURA, tema questo sul quale ritornerò a breve con una proposta articolata, motivata e convincente.

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