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Ravello, Costiera Amalfitana, I ricordi di un ottuagenario, Storia e Storie, Gina Lollobrigida

"Quando scioperammo per Gina", il ricordo di Sigismondo Nastri

Il singolare episodio agli inizi degli anni 50, rivissuti con dovizia di particolari dal giornalista e professore in quiescienza, Sigismondo Nastri

Inserito da (Admin), domenica 5 novembre 2023 18:32:50

di Sigismondo Nastri

Ad Amalfi c'era la Scuola media, intitolata allo storico locale Matteo Camera, con annesso ginnasio. Conseguita la licenza ginnasiale, nel 1950, vivemmo lunghi giorni di tensione e di attesa. L'istituzione del liceo, come sezione staccata del rinomato "Torquato Tasso" di Salerno, giunse ad autunno inoltrato, grazie all'interessamento determinante del sindaco, Francesco Amodio.

Al termine del corso di studi, nel 1953, sostenemmo l'esame di Stato presso la sede centrale di piazza San Francesco, nel capoluogo.Nei miei ricordi di studente trovo un episodio che mi piace raccontare. Eravamo da poco tornati nelle aule - ricavate in luminosi locali di un ex pastificio [ora albergo], affacciate sul lungomare -, dopo la vacanza natalizia.

A Ravello il regista John Huston stava girando alcune scene del film Il tesoro dell'Africa, con la sceneggiatura scritta da Truman Capote, presente sul set. Principali interpreti, tre famosi attori: Gina Lollobrigida, Jennifer Jones, Humphrey Bogart.

Il preside, Ferruccio Incutti, lo conoscevamo solo di nome, perché veniva da Salerno raramente e non passava per le classi. Ne faceva le veci un fiduciario, il professore Fortunato Fusco, docente di storia e filosofia, persona dabbene. Gli riferimmo che ci sarebbe piaciuto andare a Ravello, presi dalla voglia matta di vedere la Lollo, considerata allora simbolo della bellezza femminile. Tormentatrice inafferrabile delle nostre inquietudini giovanili. Ma come fare? Si sarebbe potuto ricorrere all'escamotage di una "passeggiata scolastica".

Il professore Fusco rispose che era dispiaciuto, non poteva accontentarci. Avrebbe suscitato le ire del suo superiore. La sorte ci venne incontro la mattina del 21 febbraio, quando la radio diffuse la notizia della morte di Francesco Saverio Nitti, meridionalista illustre, presidente del Consiglio dei Ministri tra il 1919 e il 1920, poi oppositore del Fascismo, costretto a emigrare in Francia.

Ci sorprese che il governo non avesse proclamato il lutto nazionale. Tuttavia, ci dicemmo, quella "dimenticanza" poteva diventare l'alibi perfetto per organizzare uno sciopero. La cosa farà ridere gli studenti di oggi, che hanno tante motivazioni per lasciar vuote le aule e portare la loro contestazione nelle strade. Per noi la decisione fu sofferta. C'era da dar conto ai genitori, per niente permissivi. Sapevamo che avrebbero avallato senza esitazione le sanzioni disciplinari che ci sarebbero state comminate. Intanto il dado era tratto e non ci sentivamo disposti a rinunciare all'iniziativa.

La mattina seguente, anziché recarci a scuola, ci riunimmo ad Atrani sulla scalinata della chiesa del Salvatore, dove nel Medioevo i capi della Repubblica amalfitana ricevevano l'investitura. Avevamo già preparato, in fretta, i cartelli da sbandierare nella "spedizione", del tipo "Gina sei grande" o, più semplicemente, "Viva Gina". Dovevamo solo escogitare un modo per giustificare, quanto meno sotto l'aspetto formale, la "fuga" dai banchi.

Comprammo un foglio protocollo nella vicina tabaccheria e scrivemmo più o meno così: "Signor Preside, è vergognoso che il governo italiano non abbia deciso di onorare, con una giornata di lutto nazionale, la scomparsa di Nittti, grande statista. Per protesta, abbiamo deciso di astenerci dalle lezioni".

In calce, ognuno di noi appose la firma. Nella stessa mattinata il documento fu recapitato al professore Fusco. Quando arrivammo a Ravello, Gina Lollobrigida era ancora in albergo. Non appena si affacciò sull'uscio avemmo nitida la sensazione che si fosse concretizzato un sogno, coltivato a lungo. Lei attraversò la piazza a dorso d'asino, tra due ali di folla: aveva un portamento da regina. Le andammo dietro con grida di gioia e canti fino all'ingresso di Villa Cimbrone. Ci sembrava divertita e compiaciuta. Entrò e il portone subito si chiuse. Ce lo sentimmo quasi sbattuto in faccia. Non ci restò che riprendere, mestamente, la via del ritorno. Come quei pifferi di montagna che "andarono per suonare" e, invece, "furono suonati".

All'indomani un quotidiano napoletano [il Roma] ci sbugiardò con un titolo a tre colonne: "Gli studenti di Amalfi hanno scioperato per Gina".

Apriti cielo! Il professore Fusco, pur sapendo che era vero, si affrettò a smentire la notizia. In una lettera al direttore del giornale sostenne che avevamo voluto rendere omaggio a Nitti, il che poteva solo farci onore. La "querelle" c'interessò poco. Per noi contava che eravamo riusciti a vedere l'attrice: quella che più era capace forse, a quel tempo, di farti venire, come succede nell'impatto con un'opera d'arte, una sorta di sindrome di Stendhal. Sono trascorsi settant'anni e l'emozione di quella giornata ancora mi accompagna.

Nella foto (della compianta Raffaella Savastano): Gina Lollobrigida, a Maiori, nell'estate del 1958, circondata da ammiratori di tutte le età.

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