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"Enrico Caruso e il Cappotto del Marchese" il racconto di Sigismondo Nastri

Nel giorno del 150esimo anniversario della sua nascita, il decano dell'informazione in Costiera Amalfitana lo ricorda così

Inserito da (Admin), domenica 26 febbraio 2023 08:17:39

di Sigismondo Nastri

È passato sotto silenzio, oggi, il 150° anniversario della nascita di Enrico Caruso (Napoli, 25.2.1873 - 2.8.1921).

Nel 1896, era appena all'inizio della sua prestigiosa carriera artistica. Il 4 marzo aveva interpretato il Rigoletto al teatro comunale "Giuseppe Verdi" di Salerno, facendosi apprezzare tanto da meritare una scrittura per l'intera stagione lirica.

Fu in quel periodo che venne invitato a Maiori per cantare nella Chiesa collegiata di Santa Maria a Mare in occasione di una festività solenne. Eseguì il Gloria e il Tantum ergo. Al termine della funzione religiosa, fu avvicinato da un amico del posto. Gli riferì che sarebbe stata gradita una sua esibizione, quella sera stessa, nella fastosa residenza del marchese Mezzacapo [oggi, sede di rappresentanza del Comune]. Aggiunse che l'invito glielo rivolgeva a nome del marchese Zizzi, di Minori, che lui ben conosceva, altro personaggio importante della zona, appassionato di musica e anche di caccia.

Caruso accettò e, si tramanda, deliziò gli ospiti del Mezzacapo con melodie e brani d'opera. Tutto qui?

Nemmeno per sogno. L'episodio tornò d'attualità dopo molto tempo, quando il tenore aveva già conquistato il mondo con la sua splendida voce. A turbarlo profondamente fu questa lettera: «Illustre Signore, siete voi quell'Enrico Caruso che più di vent'anni or sono venne a cantare a Maiori e a cui prestai un soprabito [perché si riparasse dal freddo di una sera di fine inverno] che non mi fu più restituito? Se siete voi lo stesso Caruso d'allora, abbiate la cortesia di rimandarmi il soprabito e, in caso contrario, compiacervi rimettermi il costo di esso. Con tante scuse pel disturbo e con i più distinti saluti, credetemi vostro devotissimo marchese Zizzi».

Il cantante si arrabbiò molto. Nella risposta sostenne che s'era trattato di un dono e non di un prestito. Ma, visto che ne veniva chiesto il pagamento, si sentiva in diritto di reclamare la corresponsione dell'onorario per quella sua antica esibizione. Passarono un paio di settimane ed ecco che gli arrivò un'altra missiva: «Illustre artista, ho raggiunto il mio scopo. Sapevo benissimo che voi eravate quel desso. Se ho scritto quel che ho scritto, è stato per avere un vostro autografo...».

Caruso esplose in una risata liberatoria e non perse tempo a spedirgli una sua foto con dedica, inserita in una preziosa cornice, accompagnata da una borraccia di puro argento cesellato, "degna in tutto e per tutto del famoso cacciatore".

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