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Su 138 comuni monitorati destinatari di beni immobili confiscati 53 comuni non pubblicano l’elenco e informazioni sul loro sito internet pari al 38,4%

“RimanDATI”, ecco dossier Libera su trasparenza confisca beni mafiosi: i comuni campani appena “sufficienti”

Libera presenta “RimanDATI” il secondo report nazionale sullo stato della trasparenza dei beni confiscati nelle amministrazioni locali in collaborazionecon il Gruppo Abele e il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino

Inserito da (PNo Editorial Board), venerdì 16 settembre 2022 16:01:48

Con l'inizio dell'anno scolastico primi esami anche per i comuni italiani. La materia interrogata riguarda il livello di trasparenza della ‘filiera" della confisca dei beni mafiosi. I comuni campani raggiungono una sufficienza: su 138 comuni destinatari di beni confiscati sono 53 i comuni che non pubblicano l'elenco e le informazioni su destinazione, uso, tipologia dei beni confiscati sul loro sito internet pari al 38,4%. Buona anche la performance per gli Enti sovra territoriali: la città metropolitana di Napoli e la Provincia di Avellino destinatari di beni confiscati, pubblicano gli elenchi. Bocciata la Regione Campania che non adempie in nessun modo all'obbligo di pubblicazione.

Sono questi i dati che emergono dalla seconda edizione di RimanDATI, il report nazionale sulla trasparenza dei beni confiscati nelle amministrazioni locali pubblicato oggi e realizzato da Libera, Gruppo Abele e dal Dipartimento di Culture, Politica e Società dell'Università degli Studi di Torino.
Una fotografia che vede la Campania attestarsi a un buon 61,6% di comuni (85) che adempiono all'obbligo di pubblicazione dell'elenco dei beni confiscati sancito dal Codice Antimafia. Tuttavia, come si è visto, è ancora rilevante la percentuale di quelli totalmente inadempienti e dunque non trasparenti.

La Campania è tra le cinque regioni italiane - insieme a Calabria, Toscana, Liguria e Piemonte - ad aver sperimentato anche un'azione civica di monitoraggio passata attraverso la produzione delle domande di accesso civico semplice, con le quali è stato richiesto agli enti di pubblicare i dati. Ed è proprio grazie a questa azione che il livello quantitativo relativo alla pubblicazione degli elenchi da parte dei comuni - che prima dell'inoltro delle domande si attestava a 78 enti che pubblicavano (56,5%) e 60 che non pubblicavano (43,5%) - si è alzato ai numeri riportati sopra. Tuttavia restano fortemente critici i dati sulla capacità di risposta degli Enti alle domande di accesso civico dei cittadini. Su 141 domande inoltrate (138 ai comuni e 3 agli enti sovracomunali) solo 51 hanno risposto. Ciò significa che il 64% degli Enti (90) interrogati, ai quali è stato richiesto di pubblicare l'elenco dei beni, non ha prodotto alcuna risposta, contravvenendo ad un preciso obbligo di legge.

Sul campione di comuni che pubblicano l'elenco è stata effettuata anche un'analisi qualitativa, grazie alla compilazione di una scheda di monitoraggio. L'analisi di profondità ha mirato a verificare se e come gli Enti rispondessero, nella rappresentazione dei dati, al dettato normativo, a cominciare dal formato di pubblicazione. Dallo studio emerge che 45 comuni su 85 (il 53%) pubblicano l'elenco in formato aperto. I restanti 40 (47%) in PDF. Di questi, 31 (77,5%) sono PDF in stampa digitale e 9 (22,5%) PDF scansione, un formato totalmente inservibile nella logica degli open data. L'analisi qualitativa ha generato un punteggio per ogni singolo Ente. Il ranking medio all'esito della seconda ricognizione seguita alle domande di accesso civico rispetto a tutti i comuni monitorati è pari a 35.8 (29.4 alla prima ricognizione). Il punteggio sale a 58.1 se consideriamo solo i comuni che pubblicano l'elenco (52.0 alla prima ricognizione).

La Regione Campania, non pubblicando l'elenco, ha un ranking pari a 0.0, anche all'esito della seconda ricognizione, non avendo risposto alla domanda di accesso civico. Raggiunge il punteggio fi 77.5 la Città metropolitana di Napoli e 91.6 quello della provincia di Avellino, che alla prima ricognizione si era fermata a 28.3.

Considerando il campione dei 138 comuni, sul piano provinciale, è la provincia di Salerno a conquistare il primato, con un ranking alla seconda ricognizione, calcolato solo sui comuni che pubblicano l'elenco, pari a 64.3 (47.0 su tutti i comuni). Seguono la provincia di Caserta con 57.9, quella di Napoli con 56.9, quella di Avellino con 53.5 e, infine, quella di Benevento con 47.1.

Tra le città capoluogo di provincia, Napoli raggiunge il punteggio massimo di 100.0. Seguono Salerno (55.8), Benevento (55.3) e Caserta (50.0). La città di Napoli divide il primato con altri 6 comuni: Villa di Briano, Pompei, Baronissi, Olevano sul Tusciano, San Cipriano Picentino e Pozzuoli.

"Il quadro generale non è drammatico - dice Riccardo Christian Falcone, responsabile del settore beni confiscati del Coordinamento regionale di Libera in Campania - ma resta fortemente critico. I dati relativi alla Campania dimostrano che, grazie all'azione civica di Libera, si sta rafforzando negli Enti locali la consapevolezza del valore della trasparenza in materia di beni confiscati. Conoscere se sul proprio territorio ci siano beni, dove siano ubicati, chi li gestisca o se e perché siano ancora inutilizzati è la premessa per qualunque tipo di azione di animazione territoriale e di valorizzazione dei beni e delle esperienze di riutilizzo. Ecco perché insistiamo per ottenere la trasparenza totale sui dati e le informazioni relative ai beni confiscati ed ecco perché continueremo a lavorare nella nostra azione di monitoraggio civico, anche sul fronte degli investimenti previsti, in materia di beni confiscati, dal PNRR".

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