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Attualità

Chi ha ucciso il Liceo Classico?

Inserito da (redazionelda), domenica 12 aprile 2015 19:59:34

di Francesco Criscuolo*

Un'analisi attenta della situazione scolastica in Italia induce a constatare, non senza amarezza e preoccupazione, che la paideia liceale non è più al centro dell'interesse dei giovani.

I moduli disciplinari ed educativi ad essa connessi hanno rappresentato, storicamente, il pilastro fondamentale dell'istruzione generale e i vari ordini di scuola sono stati concepiti e realizzati come una loro filiazione.

I licei classici, avvalendosi dell'operatività stimolante di docenti valorosi e di presidi insigni, sono stati un' innegabile palestra di apprendimento per chiunque abbia voluto affermarsi nel mondo professionale, economico e politico, anche e soprattutto a livello dirigenziale, e una fucina di formazione della stessa classe dirigente su scala locale e nazionale.

Alle spalle di questa istituzione scolastica c'è, quindi, un passato illustre. Ma il passato vive in una sua dimensione di continuità, più o meno lineare, con il presente e in una sua potenzialità di proiezione nel futuro.

Purtroppo, oggi, per i licei classici, rectius per il liceo classico, colpito da un continuo calo di iscrizioni, non solo non si intravede nessuna prospettiva di crescita, ma si nutre, non senza ragione, il timore di un decremento progressivo, con conseguenze veramente nefaste sulla cultura e sulla coscienza storico - critica di un intero popolo.

Non si può indulgere all'ottimismo, se si considera che molti di essi, sempre più in affanno anche in grandi città come Roma e Milano, hanno perso l'autonomia, cadendo vittime degli accorpamenti per le disposizioni di legge sul dimensionamento scolastico, ma più ancora per una quasi inarrestabile penuria puerorum.

Parafrasando il grido delirante del folle con la lampada nel mercato, di cui parla Friedrich Nietzische nel saggio "La gaia scienza", vien fatto di domandarsi: "Chi ha ucciso il liceo classico?". A nessuno può sfuggire la complessità dei fattori che hanno contribuito a determinare il presente stato di sofferenza del liceo classico in quanto tale.

Occorre tener conto anzitutto delle seducenti sirene, da cui si sono lasciati lusingare gli adolescenti negli ultimi anni, come la ricerca di titoli di facile e immediata spendibilità nel mondo del lavoro, la valutazione della realtà con criteri di giudizio utilitaristici, la tendenza a rifuggire da tutto ciò che comporta sforzo e impegno, il pregiudizio, duro a morire, relativo a una insormontabile difficoltà di approccio alle discipline umanistico-filosofiche e a una presunta estraneità delle stesse alla dominante logica di mercato.

Ha trovato uno spazio non marginale, anzi sempre più diffuso, l'idea, sicuramente errata, secondo cui gli studi classici sarebbero troppo avulsi dalla sfera produttiva e non consentirebbero allo studente di inquadrarsi rapidamente in ambito professionale.

A un esame più attento, le sorti dell'istruzione classica sono legate a una delicata e cruciale partita, che in questa contingenza storica si gioca tra l'Occidente, dove impazzano l'ipertrofia dell'ego, l'esasperazione della mentalità soggettivistica, la sopravvalutazione della cultura dei diritti e l'Oriente islamico, sinonimo di "sottomissione", di obbedienza cieca, di adempimento di doveri.

A fronte di questa sfida epocale s'impone con urgenza la riscoperta delle radici. L'ascendenza della civiltà giudaico-cristiana e greco-romana nelle dimensioni fondamentali del nostro vivere quotidiano non può essere messa in discussione. Dante, nel canto XXXII del Purgatorio (vs 102), ne ha mostrato sintetica ed efficace consapevolezza affermando di sentirsi "cive di quella Roma onde Cristo è romano".

E' antistorico e irrealistico disconoscere o non capire che il significato profondo, i fondamenti, preziosi e insostituibili, del sapere, anche di quello scientifico, sono umanistici e che la cultura greca e latina è un piacevole e necessario bagaglio, che ha accompagnato la storia dell'uomo occidentale.

Non si può dimenticare che, storicamente, è stata proprio l'impostazione classica a garantire al nostro Paese quella progettualità e quell'inventiva, che poi si sono riversate anche nel campo tecnico. D'altronde, dovrebbe essere più che chiaro che il patrimonio di conoscenze scientifiche e tecnologiche è altra cosa rispetto alla mera formazione specialistica, come dimostrato da grandi ingegni quali Leonardo e Galileo. Non sono pochi, poi, per stare ad esempi più recenti, gli ex studenti del liceo classico, divenuti poi scienziati e studiosi di fama mondiale o addirittura Premi Nobel, tra cui Enrico Fermi, Giulio Natta, Carlo Rubbia, Renato Dulbecco o anche lo stesso semiologo Umberto Eco, che pochi anni fa in un'appassionata difesa degli studi umanistici, ribadita nel processo al liceo classico svoltosi lo scorso mese a Torino, scriveva: "Prepararsi al domani vuol dire non solo capire come funziona un programma elettronico, ma concepire nuovi programmi".

Fabiola Gianotti, scienziata calabrese nominata qualche settimana fa direttrice del CRN di Ginevra, ha dichiarato in un'intervista televisiva, dopo la nomina, di sentirsi oltremodo orgogliosa di aver frequentato il ginnasio-liceo.

La qualificazione di impronta classicistica, che ad occhi superficiali appare inutile e improduttiva, acquista un importante rilievo per una visione moderna a tutto tondo e per un investimento interessante nel futuro. Rivela tutta la sua pregnante validità quella, che in un recente libro dall'omonimo titolo, il saggista Nuccio Ordine definisce come "l'utilità dell'inutile".

Il messaggio e i valori trasmessi dall'antica Roma sono tutt'altro che la manifestazione di un passato inservibile, di un'immagine logora e stantia o di un impianto tramontato e ammuffito.

Se ne sono ricordati coloro che hanno realizzato il National September 11 Memorial and Museum, il museo dedicato alla memoria dei fatti sanguinosi dell'11 settembre 2001 e inaugurato, nell'agosto del 2014, nello stesso sito dove si ergevano le Torri Gemelle.

Sul muro d'ingresso di questo monumento i progettisti hanno voluto che campeggiasse un verso tratto dal libro IX dell'Eneide di Virgilio (vs. 447) a proposito dei giovani amici Eurialo e Niso, morti eroicamente nel corso di un'incursione notturna nel campo nemico: nulla dies umquam memori vos eximet aevo (mai nessun giorno vi sottrarrà al ricordo dei posteri).

Il poeta ci indica, con audacia sintattica, che è il futuro stesso a farsi "memore", a garanzia di una perennità collettiva, quasi impersonale, della memoria destinata a sfidare i secoli.

Con altrettanta incisività è stata posta in risalto la vitalità permanente dei poliedrici campi di pensiero e di azione dell'antica Grecia.

Il filologo americano Summer Meine ha scritto che "tranne le forze della natura, nulla si muove nel nostro mondo che non sia greco nella sua origine".

Margherita Yourcenar nel romanzo "Memorie di Adriano" fa dire all'imperatore: "Ho amato la lingua greca per la sua flessibilità di corpo allenato, la ricchezza del vocabolario nel quale a ogni parola si afferma il contatto diretto e vario delle realtà, l'ho amata perché quasi tutto quel che gli uomini hanno detto di meglio è stato detto in greco".

Se malauguratamente dovesse continuare il calo di iscrizioni, che si registra attualmente nella scuola italiana di più antica tradizione, si rischierebbe di smantellare un sistema di alta produzione intellettuale e di far cadere nel vuoto i migliori capolavori dell'ingegno umano anche in materia scientifico-tecnologica, che tanti benefici hanno recato all'umanità intera.

Il futuro ha veramente un cuore antico e orientare gli adolescenti agli studi classici significa far intravedere una ricchezza di orizzonti, entro cui muovere i propri passi, e aiutare a scoprire sé e i talenti di cui si è in possesso.

Il liceo classico rimane, dunque, a tutt'oggi la scuola per eccellenza, capace di costituire il valore aggiunto in termini di crescita umana, culturale e professionale per i nostri giovani, sottraendoli agli idoli dilaganti del danaro, del mercato economico - finanziario, dell'assoggettamento acritico a mode effimere e fuorvianti.

*docente, già dirigente scolastico del Liceo "Ercolano Marini" di Amalfi

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