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Storia e Storie

Don Luigi Mansi, 90 anni fa moriva il sacerdote e storico ravellese

Scritto da Salvatore Amato (redazionelda), sabato 28 febbraio 2015 15:49:31

Ultimo aggiornamento sabato 28 febbraio 2015 15:49:31

di Salvatore Amato

Il 26 febbraio 1925, 90 anni fa, veniva trovato morto nella sua casa del quartiere Pendolo, nei pressi della chiesa di Santa Maria delle Grazie, Luigi Maria Mansi, sacerdote e storico ravellese.

Era nato a Ravello il 13 maggio 1855, nella dimora di Piazza Fontana, dal notaio e sindaco Giuseppe e da Concetta Annarummo, figliastra dell'Avvocato Luigi Giordano, anch'egli primo cittadino di Ravello dal 1862 al 1864.

Battezzato il giorno successivo nella chiesa di Santa Maria del Lacco dal parroco Pantaleone Mansi, era il primogenito di nove figli, alcuni dei quali ben si distinsero nella vita civile della Città. Tra i quattro fratelli, Gaetano, Gerardo, Pantaleone e Pasquale, Gerardo fu segretario comunale dal 1889 al 1929 mentre Pantaleone esercitò la professione notarile, ricoprendo anche la carica di assessore comunale. Le tre sorelle erano Anna, Caterina e Giulia.

Più giovane di un anno rispetto a Don Antonio Mansi, altro primogenito di famiglia numerosa destinato al sacerdozio, che abitava poco distante, ai limiti del quartiere Lacco, condivise con lui non solo la formazione sacerdotale, ma anche 25 anni di ministero pastorale al servizio dell'ex Cattedrale di Ravello.

Entrambi furono ordinati sacerdoti nel 1878 dall'Arcivescovo di Amalfi, Francesco Maiorsini, e aggregati al Capitolo dell'ex Cattedrale di Ravello nella conclusione del 9 dicembre dello stesso anno, su proposta dell'Arciprete Pantaleone Mansi, che li aveva battezzati e seguiti nella formazione presbiterale.

Il 24 dicembre dell'anno successivo, Don Luigi veniva promosso alla dignità canonicale, mentre, il 6 dicembre 1884, veniva eletto unanimemente da tutti i canonici come Procuratore del Capitolo. Tra il 1910 e il 1915, infine, veniva nominato Arcidiacono, la più alta dignità della Chiesa ravellese, mentre nel 1918 veniva nominato Cameriere Segreto Soprannumerario da Benedetto XV e confermato nel 1922 da Pio XI.

Nei primi anni del suo ministero sacerdotale, "con tutta scrupolosità" aiutava il parroco di Santa Maria del Lacco "non mancando mai ad alcuna funzione". Alla sua direzione spirituale venne affidato anche un giovane di quella comunità, Carmine Mansi, zio materno di Fra Bonaventura, ordinato sacerdote nel settembre del 1892. In occasione della prima messa del novello presbitero, celebrata il 25 settembre nel Duomo di Ravello, Don Luigi tenne un lungo discorso dal titolo "il Re crocefisso o il sacerdote cattolico", stampato dalla tipografia Migliaccio-Grimaldi di Salerno, che denotava non solo la padronanza dei testi scritturistici, ma anche le qualità oratorie e di ottimo predicatore che lo portarono più volte a tenere discorsi anche al di fuori della diocesi amalfitana.

Nonostante il gravoso impegno sacerdotale come parroco del Vescovado, di San Giovanni del Toro e Santa Maria a Gradillo dal 1891 alla morte, fin dalla giovane età si dedicò agli studi storici e artistici, alla scuola di Matteo Camera, "affabile maestro", di cui si definiva "umile discepolo".

Dalla lettura delle Memoriestorico-diplomatiche del Camera nasceva così la Ravello Sacra-Monumentale (1887), che stampò lui stesso con la pressa tipografica Zini di Milano, e pubblicò con l'intento di "recare giovamento se non ai presenti, almeno ai posteri".

L'opera, dedicata alla Vergine Maria, ricostruiva, su un'attenta consultazione dei documenti dell'Archivio Vescovile di Ravello, le vicende dei numerosi luoghi di culto "che i cittadini nobili e plebei ebbero tanto a cuore di edificare per la gloria di Dio e a rimissione dei propri peccati".

La struttura di questo primo studio costituì la base per un lavoro di più ampio respiro, questa volta riguardante la Costiera Amalfitana. Nel 1898, infatti, dai torchi della Tipografia Nazionale Bertero di Roma usciva l' Illustrazione dei principali monumenti di arte e storia del versante amalfitano, pubblicata in inglese nel 1921, con una solida introduzione storico-artistica di carattere iconografico e iconologico.

L'interesse per il patrimonio monumentale della Costa nasceva dall'impegno profuso in qualità di Regio Ispettore pei monumenti e scavi, come successore proprio di Matteo Camera.

Di qui un'intensa attività di tutela delle testimonianze artistiche del territorio. Nel 1893 gli si deve la scoperta dell'opera in stucco rappresentante Santa Caterina, nella sacrestia della chiesa di San Giovanni del Toro; dal 1908 al 1921 s'impegnò nel recupero di un pilastrino del pulpito dell'ex Cattedrale di Ravello.

Testimonianza emblematica di questo impegno per la conservazione dei beni culturali di Ravello fu il riconoscimento che gli tributò pubblicamente la sua città nella seduta del Consiglio Comunale dell'11 gennaio 1903 con un pubblico attestato di benemerenza, a margine dei lavori di restauro del campanile dell'ex Cattedrale.

Nello stesso anno, a Fano, veniva stampata la biografia di San Pantaleone, che inaugurava gli interessi agiografici del Mansi, che nel testo affermava di essere rimasto sconfortato nel constatare, dopo aver consultato tutto l'archivio, che nessuna delle visite pastorali precisava l'epoca e le circostanze della traslazione del sangue da Nicomedia o da Costantinopoli a Ravello.

L'anno successivo, invece, il fenomeno cultuale, nella forma di memorie, fu oggetto della pubblicazione dedicata alle origini dell'ordine del SS. Redentore nella vicina Scala, "culla del duplice istituto".

L'opera storica del Mansi, forse non ancora indagata del tutto, ha goduto subito di una certa fortuna, legata soprattutto alla diffusione del genere della guida dotta, in cui ha mosso i primi passi uno dei suoi successori alla guida dell'ex Cattedrale di Ravello: Don Giuseppe Imperato Senior. Echi della sua produzione si riscontrano, però, soprattutto in quegli Itinerari di Ravello di Mario Schiavo, cui si deve pure la presentazione della benemerita ristampa anastatica della Ravello Sacra-Monumentale, a cura di P. Francesco Capobianco.

Rileggendo rapidamente queste vicende biografiche, che non hanno alcuna pretesa di esaustività, anche per Luigi Mansi credo si possa respingere l'immagine dello storico locale immaginato come "dedito già ad un altro mestiere e, alla sera di una vita laboriosa, preso dalla nostalgia di un viaggio alle radici". Piuttosto si può considerare la sua opera storica come impegno civile costante a gloria di Dio e per l'edificazione dei suoi concittadini. Alla chiesa madre della sua città, di cui fu zelante pastore e cultore, nel segno di una tradizione che ancora oggi, per buona ventura, contraddistingue il clero ravellese, donò, nel 1919, parte della sua biblioteca, lasciando un ulteriore nobilissimo segno di sé.

Nel 1894, in occasione della commemorazione solenne per Matteo Camera, Don Luigi Mansi teneva un commosso ricordo del "caro" maestro, pubblicato sulla rivista "Arte e Storia" di Firenze, e che ha meritato l'attenzione anche di storici del livello di Robert Brentano. Nel ricordarne l'opera benefattrice, l'antico parroco ravellese fece propria una sentenza platonica riportata da Cicerone, che tanto piacque al Camera e che costituisce un severo ammonimento per noi indegni continuatori della loro opera: "non nobis solum nati sumus, sed etiam Patriae, parentibus, amicis", che ci ricorda che non siamo nati solo per noi stessi, ma soprattutto per rendere testimonianza alla Patria, agli avi e agli amici.

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