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Storia e Storie

Antonio Mancini, l’artista che sperimentò alla 'scuola costaiola' di Maiori

Sviluppò nei suoi quadri il tema paesaggistico grazie alla Costiera

Scritto da Vito Pinto (redazionelda), lunedì 19 gennaio 2015 14:27:56

Ultimo aggiornamento lunedì 19 gennaio 2015 14:38:02

di Vito Pinto (tratto da La Città di Salerno)

Fu una vera e propria scuola quello stare insieme di "pittori di Maiori" identificati, nel tempo, come "costaioli". Antonio Ferrigno, Manfredi Nicoletti, Gaetano Capone, Gaetano Cimmino, Luca Albino, un gruppo di artisti che a cavallo tra l'800 e il '900 "recupera - scrive A.P. Fiorillo - gran parte di quei fermenti vivi della Napoli post-unitaria". A loro, nell'estate del 1922, si associa Antonio Mancini, pittore nato a Roma nel 1852, ma vissuto a Napoli sin dall'età di 13 anni, formatosi alla scuola di Domenico Morelli. Così Massimo Bignardi ricorda l'arrivo in Costiera di Mancini: "Nel 1922 mentre Salerno era attraversata dall'irriverente ondata futurista, sulla spiaggia di Minori giungeva Antonio Mancini, in quel tempo all'apice della notorietà, seguita alla grande mostra veneziana del 1921: Mancini soggiorna l'intera estate, eseguendo alcuni dipinti, raffiguranti la spiaggia e la scogliera che la racchiude".

All'epoca Minori era "un paesettino fantastico e ridente - scriveva Giuseppe Cecchia - le cui rudi ma nitide abitazioni par che pendono, viste da lontano, a gradevoli balzi di quelle scogliere insorgenti". Ad organizzare la vacanza-lavoro è il nipote Alfredo, perché voleva dare all'artista la possibilità di ampliare il raggio di intervento pittorico, sino a quel momento limitato al ritratto, mettendo lo zio di fronte ad altri soggetti, come panorami, con lavoro all'aperto. Mai prima Mancini aveva affrontato le tematiche paesaggistiche, ma quel panorama dolce di costiera operò la magia, inducendo il pittore a realizzare una serie di importanti tele, che ancora oggi restano nella nomenclatura della pittura otto-novecentesca italiana. Non solo, ma gran parte di queste opere, prima del ritorno dell'artista a Roma, per volere della civica amministrazione dell'epoca furono esposte nell'aula consiliare del Palazzo di Città di Minori: e fu un vero e proprio "pellegrinaggio", un grande attestato di stima delle popolazioni costiere.

Mancini prese in fitto un appartamento al secondo piano di Via S. Giovanni a Mare, di proprietà Landi. Un ampio terrazzo, erto sull'infinito costiero, permetteva a Mancini di godere della vista dell'intero paese, della spiaggia, della scogliera e della Torre Paradiso, tutti soggetti immortalati nelle tele "Estate", "Paesaggio" e "Marina di Minori. Fece amicizia con la famiglia Ruocco, che andava spesso a trovare e nella cui casa il pittore eseguì il dipinto "Sotto i limoni". Nell'arco dei due mesi che soggiornò a Minori, Mancini lavorò con intensità, totalmente preso da un paesaggio immaginifico, che con il suo profumo miscelato di limoni e salsedine, inebriava l'anima e apriva la mente a nuovi orizzonti artistici. Quegli anni venti si viveva una stagione intensa d'arte e cultura in quell'ansa del golfo di Salerno dove il "viaggio" di scrittori, pittori, artisti di varie discipline, diventava sosta dell'anima, rifugio dalla storia.

Subito dopo la sua partenza, ad iniziativa di Manfredi Nicoletti e Antonio Ferrigno, il Consiglio Comunale di Minori deliberò il conferimento della cittadinanza onoraria ad Antonio Mancini. Nella delibera l'allora sindaco Pasquale Buonocore scriveva: "Modesto e sconosciuto al principio di questa estate venne fra noi Antonio Mancini, tutto lieto e soddisfatto, come se avesse finalmente ritrovato contrade da lungo tempo amate, verso cui fosse chiamato da forte nostalgia... Ispirato dal nostro sole, dal verde e dall'azzurro, innamorato del nostro paesello, si diede subito e con lena instancabile a celebrare sulle tele questa dolce poesia di vividi colori.

Noi l'abbiamo visto lavorare avido, intento e lieto, o riposare il suo spirito irrequieto godendo l'intenso azzurro del nostro mare, i tramonti d'oro, le incantate notti di plenilunio. Poco a poco, spontaneamente abbiamo volto a volergli bene... L'incognito, il modesto artista è, a dir poco con parole di Sir Sargent 'il più grande pittore vivente'. Ed abbiamo appresa tutta intera la sua storia di eroismo e il carattere, di dolori e di trionfi". Quindi la relazione del primo cittadino ricordava che il pittore "nel pieno della sua gloria ha voluto con il suo geniale pennello illustrare e celebrare la nostra cittadina, in quadri che costituiscono forse i suoi capolavori, per le enormi difficoltà superate di luci e colori".

Nello spirito di gratitudine verso l'artista, il Consiglio Comunale "stante in piedi e per acclamazione" deliberò di "nominare cittadino onorario di Minori Antonio Mancini". Ad Antonio Ferrigno fu dato incarico di preparare una pergamena da consegnare all'artista, che mostrò di essere veramente lieto e fiero di questa riconoscimento; scriveva, infatti, in quell'ottobre del 1922 all'amico Messinger di essere "stato onorato della cittadinanza onoraria di Minori". In occasione dei suoi 75 anni di età, nel 1927 a Roma venne organizzata, dalle Edizioni "Fiamma", una mostra posta "sotto l'alto patronato di S.M. il Re e la presidenza di S.E. Mussolini".

Annota Massimo Bignardi: "E' il coronamento del momento di notorietà che vive l'artista". Nel 1929 è nominato Accademico d'Italia, muore nel mese di dicembre di quello stesso anno. E alla mente riaffiorano le parole di Ugo Ojetti: "tutte le sue figure ridono com'egli ride, di quel riso un po' fisso e sforzato dell'acrobata che è saltato allora giù dal trapezio".

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