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Storia e Storie

Vietri sul Mare, Costiera Amalfitana, storia, fascismo, 25 aprile

Verso il 25 aprile. L'antifascismo vietrese

Agli inizi del marzo 2022 ha fatto scalpore la notizia del ritrovamento, lungo l’ex Strada Statale 18 nel tratto Vietri-Cava, di una pietra miliare risalente all’epoca fascista con sopra inciso il Fascio Littorio

Scritto da (Redazione LdA), sabato 23 aprile 2022 10:16:46

Ultimo aggiornamento sabato 23 aprile 2022 10:16:46

di Alfonso Gambardella e Giuseppe Schiavone*

Agli inizi del marzo 2022 ha fatto scalpore la notizia del ritrovamento, lungo l'ex Strada Statale 18 nel tratto Vietri-Cava, di una pietra miliare risalente all'epoca fascista con sopra inciso il Fascio Littorio. Questa scoperta - in realtà una riscoperta - ha suscitato molta curiosità tra i vietresi ed anche un piccola polemica online sulla pagina del social network "Io sono di Vietri sul mare (e me ne vanto)", che qui riportiamo per dovere di cronaca, sull'opportunità o meno di rimuovere questa testimonianza storica.

L'esistenza di questa pietra miliare era da tempo nota agli appassionati di storia locale,[1] ma la sua posizione defilata, quasi nascosta in un'aiuola su una strada ad elevata percorrenza spiega come mai nessuno qui a Vietri si ricordasse più della sua esistenza.

Non si tratta certo di un ritrovamento eclatante, dal momento che pietre miliari del ventennio fascista come questa sono presenti in ogni dove nella rete stradale nazionale, ma il rumore mediatico che ne è derivato ha spinto il nostro Comitato civico a riflettere sul distorto rapporto che i nostri concittadini hanno con quel periodo storico (l'amnesia è un tipico sintomo di rimozione sul piano della memoria collettiva), e nel contempo ci ha offerto l'occasione per ripercorrere a grandi linee le vicende più significative di quegli anni - di cui poco o nulla si conosceva fino a qualche decennio fa - proprio allo scopo di sfatare miti e luoghi comuni depositati nell'immaginario collettivo da un "revisionismo storiografico" deleterio, volto a fare un uso politico della storia, a mettere sullo stesso piano vinti e vincitori della lotta di liberazione nazionale dal nazifascismo, su cui invece si fonda la "Costituzione materiale" del nostro Paese.[2]

La storia non è una pacifica convivenza di comodi ricordi personali e di facili semplificazioni ideologiche, ma è un campo di battaglia intellettuale per ristabilire ogni volta la verità dei fatti e per ribadire ogni volta la stretta connessione tra il passato, il presente ed il futuro. Se è vero che il passato serve a capire meglio il presente, è anche vero - come diceva Benedetto Croce - che il presente spiega il passato. Per essere più precisi, "L'incomprensione del presente nasce fatalmente dall'ignoranza del passato" (Ernst Bloch). Il ché spiega anche perché abbiamo intitolato questo nostro intervento prendendo a prestito un famoso aforisma dello scrittore nordamericano William Faulkner sul nostro rapporto con la storia: "Il passato non è mai morto, anzi non è neppure passato."[3]

Non è certo un caso se la stessa frase sia stata utilizzata a chiusura di un volantino[4] del Comitato di lotta antifascista a Salerno della fine degli anni '80 che denunciava il tentativo di legittimare il ritorno del movimento neo-fascista sulla scena politica nazionale (ci si riferiva alla nascita del nuovo partito Movimento Sociale - Destra Nazionale, che risultò poi determinante per il successo elettorale di Forza Italia nel 1994), un fenomeno ricorrente nella storia politica del nostro Paese, punteggiata da frequenti tentativi eversivi. A riprova della risorgente minaccia neo-fascista basti ricordare i fatti di Roma del 9 ottobre 2021, quando nel corso di una manifestazione no vax un manipolo di appartenenti a "Forza Nuova" diede l'assalto, in diretta tv, alla sede nazionale della CGIL.

La persistenza dell'ideologia fascista nella mentalità degli italiani non ha mai smesso di creare sempre nuovi mostri politici, che la coscienza democratica maggioritaria del Paese è sempre stata in grado di stroncare alla nascita. La pregiudiziale antifascista è un tratto fondante della Costituzione Repubblicana, non saranno quattro sciagurati nostalgici del ventennio fascista a cancellarla. La Storia la si può contestare, ma non la si può cambiare. Indietro non si torna. Come abbiamo avuto modo di sottolineare in un nostro precedente intervento, è del tutto evidente che la storia non debba essere assolutamente cancellata, censurata (siamo del tutto contrari alla cosiddetta "cancel culture"), ma crediamo che sia altrettanto necessario conoscerla a fondo, per evitare che si ripetano gli errori del passato e che si diffondano luoghi comuni, mitologie consolatorie sui presunti fasti del "ventennio fascista" (l'elenco dei fraintendimenti che ancora oggi corrono di bocca in bocca è lunghissimo), che la storiografia ufficiale ha da tempo confutato con un'ampia pubblicistica. Evidentemente non è bastato.

Nel caso della "pietra miliare" ritornata alla luce da quel lontano passato crediamo che sarebbe molto utile - da parte della Commissione comunale addetta alla toponomistica - apporre un cartello esplicativo nei pressi di questo ed altri cimeli o tracce architettoniche d'epoca fascista nella nostra Vietri (si vedano le altre foto qui presentate), così da spiegare ai turisti di passaggio o alle giovani generazioni che gli Italiani non dimenticano il proprio passato e sono pronti a fare ammenda per tutti gli errori commessi dai loro padri e progenitori. Dunque è molto utile ritornare a quel momento storico per capire che cosa è rimasto di quelle vicende storiche, che cosa abbiamo per fortuna perso e che cosa invece abbiamo guadagnato.

E' certamente possibile affrontare senza pregiudizi periodi storici controversi, intorno ai quali c'è scarsa memoria condivisa. La storia va conosciuta in tutti i suoi aspetti, positivi e negativi, perché la coscienza del passato consente di capire gli sviluppi successivi che, nel tempo, ne sono stati condizionati. Ma eccovi quelle che, a nostro parere, sono state le vicende fondamentali del "ventennio fascista" a Vietri, riassunte a grandi linee. Alleghiamo in nota una nutrita bibliografia per chi avesse voglia di approfondire. Al termine di questo breve excursus storico cercheremo di tirare alcune conclusioni che sottoponiamo alla vostra attenzione.

Le elezioni politiche del 1919 videro la presentazione del Partito Socialista e candidato in lista Alberto Siani (o anche Siano), che aveva costituito a Vietri la succursale della Camera del lavoro di Salerno.[5] Alle elezioni amministrative del 1920 i socialisti ottennero voti quasi esclusivamente nell'Agro nocerino, nella Valle dell'Irno ed a Vietri "dove esiste una lunga tradizione riformista".[6]

Significativa fu per Vietri la celebrazione del primo congresso della Federazione provinciale del PSU (Partito Socialista Unitario, ala riformista del PSI), svoltosi il 15 ottobre1922,con le rappresentanze di solo 5 località. A questa formazione aderì anche la sezione di Vietri, il cui esponente, Pietro Brusa, fu nominato componente del Comitato Federale. E l'attività del Brusa fu messa sotto osservazione dagli organi di polizia, ormai subordinate al regime fascista.[7] In memoria dell'on. Giacomo Matteotti, assassinato da una squadraccia fascista, espressero il loro cordoglio i socialisti unitari di Vietri, con l'adesione degli operai e dei commercianti. Dopo la scissione di Livorno e la fondazione del partito comunista, a anche a Vietri si costituì una sezione comunista, che partecipò al primo congresso del partito alla Camera del Lavoro di Cava.[8]

Possono apparire notizie di secondaria importanza, ma si dimostrano centrali nella storia di Vietri, se si considera che negli stessi anni si registra l'attività imprenditoriale del sindacalista livornese Cesare Ricciardi (1881-1953).[9] Nel 1903 il giovane sindacalista Ricciardi aveva fondato, insieme al socialista livornese Giuseppe Emanuele Modigliani, la Vetreria Operaia Federale (V.O.F.),una fabbrica cooperativa, con sede presso la Camera del Lavoro di Milano, che nel giro di qualche anno prese la gestione o impiantò fabbriche a Livorno (S. Jacopo), ad Imola, a Vietri, a Sesto Calende, ad Asti e a Gaeta, diventando la prima azienda nazionale nel settore del vetro.

Dopo la chiusura di questa gloriosa esperienza cooperativa nel 1911, a causa della situazione di crisi nel settore vetrario, Ricciardi lasciò il settore e divenne amministratore del quotidiano l'"Avanti", risanandone le finanze (cosa di cui Benito Mussolini gli fu sempre grato e che gli permise di non prendere mai la tessera del partito fascista). [10] Nel frattempo dalle ceneri della V.O.F. erano rinate le vetrerie cooperative locali. A Sesto Calende, nel 1912, venne fondata la Vetreria Lombarda. Ricciardi decise di rientrare nel settore del vetro, ma questa volta da imprenditore. Tornato a Vietri nel 1918 fondò la Società in Accomandita Vetrerie Meridionali C. Ricciardi e C., prendendo in fitto il compendio industriale di Pietro Pellegrino, immobile che poi acquistò nel 1920.

Nel frattempo dai primi anni '20 la Vetreria Lombarda veniva presa di mira dalle squadre d'azione fasciste. Nel 1924 furono aggrediti, e persero la vita, il presidente e un consigliere della vetreria. Nello stesso anno i fascisti volevano impadronirsi della società, ma con un'abile e rapida mossa il direttore della vetreria Ernesto Varalli (nonno del citato storico Mario) trasformò la cooperativa in società per azioni, costituendo nel contempo un sindacato interno vincolativo per il trasferimento delle azioni. L'astuta operazione lasciò con un palmo di naso i fascisti che pretendevano le azioni della cooperativa e che si trovarono invece di fronte al muro della S.p.A. Per tutto il ventennio della dittatura la Vetreria Lombarda rimase un'isola democratica dove non era necessaria la tessera del fascio (soprannominata la "tessera del pane") per poter lavorare. Anche se formalmente non era più una cooperativa, in pratica ne manteneva la sostanza avendo un azionariato molto diffuso, i dipendenti erano azionisti.[11] Come si è detto, dopo lo scioglimento della cooperativa nazionale (V.O.F.), Ricciardi ritornò a Vietri per rilanciarne l'opificio, costituendo la Società Vetrerie Meridionali (la società disponeva anche di uno stabilimento a Resina, in provincia di Napoli).

Nel corso degli anni la Vetreria Ricciardi subì varie modifiche societarie e organizzative, che non è possibile riassumere in questa sede, ma oltre a rappresentare un'attività industriale di particolare importanza per il mercato nazionale ed una sicura fonte di reddito per tante famiglie vietresi, ben oltre la scomparsa del suo fondatore (Ricciardi muore nel novembre del 1953, ma la fabbrica venne poi gestita prima dal figlio Bruno e poi dal fratello Ottorino, fino alla sua definitiva chiusura nel 1960, dopo il suo passaggio ad altre società), costituì anche una sorta di scuola sindacale per la classe operaia vietrese, grazie alla forte tradizione socialista che Cesare Ricciardi trasmise ovviamente alle sue maestranze.[12] L'esperienza organizzativa acquisita consentì a questi lavoratori di fronteggiare le infiltrazioni fasciste in fabbrica. Cesare Ricciardi seppe gestire con molta abilità i rapporti con la Federazione nazionale fascista degli industriali del vetro, riuscendo a stringere accordi economici tra produttori e commercianti che permisero di dare continuità alle sue attività produttive, evitando ogni collusione politica con le autorità fasciste. Cosa non meno importante, il regime fascista autorizzò l'esonero dal richiamo alle armi del personale ritenuto indispensabile od insostituibile nelle imprese industriali, cosicché molti operai riuscirono ad evitare il servizio militare, grazie al loro impiego presso la Vetreria Ricciardi.[13]

Molto si è scritto di recente su questa vicenda industriale, imprenditoriale e sindacale, costellata di battaglie per migliorare il reddito e il tenore di vita degli operai, la sicurezza sui luoghi di lavoro, e, infine, per evitarne la chiusura tra gli anni '50 e '60, una lunga serie di conflitti che hanno fortemente inciso sulla formazione della coscienza di classe dei lavoratori vietresi. Da questo punto di vista Cesare Ricciardi ha lasciato un ricordo indelebile in tanti vietresi ed è un vero peccato che nessuna amministrazione abbia pensato di rendergli onore intitolandogli una strada o una piazza, preferendogli altri, meno importanti, protagonisti della storia locale. Ecco un altro tipico esempio di rimozione della memoria collettiva. Ma ritorniamo al racconto del ventennio fascista a Vietri.

I mesi e gli anni successivi al 15 ottobre 1922, a partire dalla cosiddetta Marcia su Roma del 28 ottobre 1922, vedono a Vietri una classe politica che deve ricorrere al podestà o al commissario prefettizio per alcuni anni.[14] Si fanno mano a mano sempre più incisivi gli interventi del mondo fascista che si affida ad alcune iniziative che lo caratterizzeranno sempre di più nel tempo. Tra gennaio e febbraio1924vengono costrette alle dimissioni le amministrazioni comunali di quasi tutta la provincia di Salerno. L'opposizione pur sconvolta prosegue però una attività semiclandestina. Da un rapporto della questura dì Salerno (Vietri sul Mare - Ordine pubblico/Sottofascicolo N.2, a. 1337). "Il comando Stazione dei carabinieri RR di Vietri sul Mare, rapporto 9 maggio 1924 n. 1136 riferisce che (il giovane socialista Luigi) Cacciatore con sovversivi di Vietri ed altri di Salerno, quali Petti e Fiorillo, tengono in quel comune soventi riunioni in casa di Brusa Pietro. Tali riunioni danno l'impressione ‘che di questioni elettorali (giacché si è nell'imminenza delle elezioni per la Costituzione del Consiglio Comunale di Vietri) trattino propaganda sovversiva nazionale, e si sceglìe quel comune per lo stato di inerzia in cui versa attualmente Fascio".[15]

Nel 1924, appena due anni dopo la Marcia su Roma, si ha notizia dell'apertura a Vietri di un circolo operaio con sede in un locale, del repubblicano Salvatore Savastano, capace di ospitare cinquecento persone.[16] Vi partecipavano attivamente Alberto Siano, ex segretario della soppressa Camera del lavoro, e il socialista sindacalista Severino Nobili, di cui parleremo più innanzi. Il 30 aprile1925 a Vietri vengono arrestati «cinque dei più noti agitatori».[17] Nel 1944 presso la Vetreria Ricciardi un capo-manipolo della milizia fascista, che svolge il ruolo di spia - tipico di una gestione autoritaria a danno dei lavoratori antifascisti della fabbrica - fa schiaffeggiare nella sede della milizia un antifascista che si era prodigato anche in attività produttive locali.[18] Da parte loro i maggiorenti del Comune e di Comuni vicini affrontano il problema della destinazione del demanio comunale(quello che oggi verrebbe definito, a ragion veduta, un "bene comune", di pubblica utilità, NdR), visto che dai primi decenni del secolo precedente non vi era stato alcun provvedimento che lo riguardasse. Due eminenti personaggi del potere politico ed economico locale acquisiscono, con procedura avviata dall'amministrazione comunale, ricchi territori nel territorio collinare di Vietri, da Dragonea ad Albori, che successivamente sono oggetto di due lottizzazioni, che trovano la decisa presa di posizione contraria del Consiglio Comunale nell'approvazione del Piano Regolatore Generale del 1974.[19]

A Vietri non mancarono coloro che si arruolarono volontari nel 1935 e nel 1936 per partecipare rispettivamente alla guerre di Etiopia e alla guerra civile di Spagna, ma in quest'ultimo caso su opposti fronti: se Giovanni Zampa partì volontario a sostegno della causa nazionalista[21], ci fu chi come Oliviero Sculati si schierò in difesa della Repubblica Spagnola.[22] Ma nella stessa Vietri si ebbero comunque significativi episodi di resistenza antifascista, anche se stroncati con l'arresto e con il carcere. Per attività "sovversiva", furono imprigionati Attilio Piccinino, panettiere, il ragioniere Ugo De Feo, romano stabilitosi da tempo in paese, Aniello Raimondi, vietrese, appena ventiduenne, di cui parleremo più innanzi. Al soggiorno obbligato a Vietri fu destinato anche qualche antifascista proveniente da altre città.[23]

Tra gli antifascisti vietresi spicca la figura di Attilio Piccinino fu Ferdinando, panettiere, nato a Vietri Sul Mare il 17.1.1886, ex combattente, comunista (si era iscritto al PCI nel 1925). Nel 1926, per tre anni fu mandato al confino a Favignana e a Lipari, poi scontò altri tre anni e cinque mesi di carcere per aver fatto parte di un gruppo di ferventi comunisti che organizzavano concrete azioni contrarie al regime.[24] Tra i confinati politici il più noto è il già ricordato Severino Nobili(1885-1952), di cui si dispongono maggiori informazioni per aver svolto un'intensa attività politica e sindacale nella nostra provincia. Nato nel 1885 a San Severino Marche, di professione vetraio, iniziò da giovane la sua attività socialista quale segretario del comitato antimilitarista. Si trasferì a Vietri per motivi di lavoro, impiegandosi presso la vetreria Ricciardi, come portiere della fabbrica. Nel 1907 sposa Elisa Zampa, una zia di Giovanni Zampa. Nel 1908 partecipa attivamente, quale responsabile della Camera del Lavoro, al "Convegno socialista" di Salerno, ove entra a far parte di un comitato per la riorganizzazione socialista e sindacale e di una successiva commissione della sezione socialista. Nel 1911, direttore del giornale socialista "Il lavoratore", viene nominato dal Ministro dell'Industria, su proposta della Lega Nazionale delle Cooperative di Milano, delegato della Commissione Prefettizia di Salerno, ed assume anche la carica di Segretario della Camera del Lavoro di Salerno. Nello stesso anno partecipò a Modena al XII Congresso del Partito Socialista, ove si pronuncia per la continuazione dell'appoggio socialista al Governo Giolitti. Fondò il giornale "Battaglia", collaborò con l'Eco del Popolo e La Favilla.

Nel 1912 il Nobili si dedicò a difendere gli interessi della classe operaia della Valle dell'Irno, e l'anno successivo dovette subire un processo penale per ingiurie e diffamazione intentatogli da Enrico Basso, custode della Filanda in Partecipazione. A seguito della scissione avvenuta con la creazione del PSRI (Partito Socialista Riformista Italiano), al quale Nobili aveva aderito, il Partito socialista sciolse la Camera del lavoro della quale era segretario il Nobili, che aveva aderito al nuovo partito. Fece anche esperienza di lotta contadina a Corato.

Il primo maggio 1921 fu arrestato per aver promosso "una rivolta bolscevica contro il blocco nazionale" e dopo un anno di carcerazione preventiva fu assolto per insufficienza di prove. Nel 1926 ebbe un momento di crisi politica e aderì al fascismo (a seguito di una lettera di abiura indirizzata alla sezione del fascio di Vietri assunse la carica di segretario del sindacato fascista vetrai, ma forse fu solo uno stratagemma per continuare la sua attività sovversiva), ma ciò non gli evitò l'arresto il 27 novembre del 1926 per la sua precedente attività sovversiva. Fu mandato al confino a Favignana per due anni, però la condanna fu commutata in ammonizione dopo due mesi. Una volta scontata la pena, fu mandato al confino a Vietri sul mare, che già ospitava altri perseguitati politici. Nel dopoguerra riprese in pieno la sua attività politica e sindacale, ritornando nel partito socialista, e godendo di largo credito negli ambienti di sinistra e nella popolazione. Dopo lo sbarco, nella ricostituzione degli organismi sindacali, era stato nominato con decreto prefettizio Commissario dell'Unione Provinciale Lavoratori Agricoli. Insieme al compagno di partito Nicola Iuzzolino, Severino Nobili fondò la sezione del PSIUP di Molina. Ed a Nobili fu intitolata la riaperta sezione di Vietri.

Morì nel settembre del1952 asolo 67 anni (non sopravvisse ai postumi di un intervento chirurgico per l'ernia di cui soffriva). I suoi funerali laici (Severino Nobili era anticlericale), nei quali tenne l'elogio Francesco Cacciatore, furono un momento di forte partecipazione popolare. Severino Nobili - ha scritto lo storico Tonino Masullo - "era una bella figura di socialista, autodidatta, assertore tenace dell'unità della sinistra", che non lascerà Vietri dopo la fine del confino. Durante questo periodo condusse una vita solitaria (si guadagnava da vivere facendo lo scrivano). Solo apparentemente però. Infatti continuò la sua sotterranea attività antifascista, soprattutto con gli operai della Vetreria Ricciardi, alcuni dei quali erano oriundi toscani.[25]

Intorno alla metà degli anni '30 a Vietri fu scritta una singolare pagina di attività e propaganda antifascista, riportata alla luce dallo storico Alfonso Conte e che qui riportiamo per sommi fatti.[26] Venne allestita una tipografia clandestina che era utilizzata per stampare "L'Unità" e altro materiale di propaganda comunista che poi veniva diffuso nelle fabbriche napoletane. Gli autori di quella attività sfuggivano alla sorveglianza della polizia tenendo periodiche riunioni a bordo di barche in mare aperto al largo di Vietri. Tutto questo grazie all'impegno del già ricordato rag. Ugo De Feo, direttore di una fabbrica di ceramiche[27]e collaboratore di un "federale" comunista napoletano, l'avvocato Antonio D'Ambrosio. Nell'ottobre del 1930 i comunisti napoletani vennero scoperti e in otto, fra cui D'Ambrosio, vennero denunziati al Tribunale Speciale per appartenenza, ricostituzione e propaganda in favore del Partito Comunista. Mentre gli altri imputati furono condannati dai 20 ai 4 anni di carcere, il D'Ambrosio fu assolto per non provata reità. Tuttavia, pochi mesi dopo, D'Ambrosio fu nuovamente arrestato insieme ad Ugo De Feo e al già ricordato giovane di Vietri, Aniello (o Agnello) Raimondi. L'informativa di polizia, conservata presso il Casellario giudiziario, riporta la notizia scabrosa del ritrovamento, durante una perquisizione, di alcune foto del giovane Aniello in cui era ritratto nudo. L'imputato confessò di avere un legame di tipo omosessuale con il più maturo De Feo (pederasta passivo) e di aver collaborato alla sua attività comunista. Aniello Raimondi, contadino, che all'epoca aveva poco più di venti anni, faceva da corriere tra De Feo e il D'Ambrosio, era cioè incaricato di recapitare a Napoli i giornali clandestini stampati a Vietri. Mentre D'Ambrosio e Ugo De Feo furono condannati, Aniello Raimondi fu assolto per insufficienza di prove per i reati politici, ma riconosciuto colpevole dal Tribunale Speciale di atti osceni e condannato ad un anno di carcere.

Lo storico Alfonso Conte chiude il racconto in questi termini: "Mentre la clemenza prevalse sulla rivalsa politica, il rigido perbenismo morale dei giudici del tempo non risparmiò al giovane Aniello un anno di carcere duro".[28] Sono tanti i nomi di antifascisti schedati nel Casellario Politico presso l'Archivio Centrale dello Stato al ministero dell'Interno, anche se non tutti possono essere considerati tali.[29]Oltre ai già ricordati Attilio Piccinino e Severino Nobili, abbiamo figure come Gerardo Punzi (di Dragonea, dove non a caso la piazza principale del borgo è a lui dedicata)e don Sabato Fiorillo(parroco di Albori), tutti colpiti da provvedimenti repressivi.[30] Un capitolo a parte è rappresentato dai vietresi che diventarono partigiani oppure militari caduti o dispersi dopo l'8 settembre in prigionia, tra i quali coloro che si erano rifiutati di aderire alla Repubblica di Salò.[31]

Un altro capitolo di storia locale è rappresentato dagli effetti delle leggi razziali del '38 sulla colonia di artisti stranieri residenti a Vietri tra le due guerre. L'unico caso accertato di discriminazione razziale e persecuzione antisemita avvenuto a Vietri riguardò la coppia di imprenditori tedeschi, ma di origini ebraiche, Max e Flora Melamerson, espropriati della loro fabbrica di ceramiche (la M.A.C.S., ex I.C.S., Industrie Ceramica Salermitana) e deportati in un campo di concentramento. La loro triste storia è stata raccontata con dovizia di particolari, sia pure in forma romanzata, dall'architetto, restauratore e scrittore di origini vietresi Antonio Forcellino nel libro La ceramica sugli scogli (2017).[32]Max e Flora non erano solo di origine ebraica, ma erano di idee comuniste. Max era ben introdotto negli ambienti comunisti, antifascisti, della Napoli di quegli anni.

"Flora e Max erano stati sempre orgogliosi della propria identità ebraica e sempre vicini agli ambienti progressisti socialisti e comunisti, tanto durante la vita in Germania che durante il soggiorno italiano, come prova la stretta amicizia con il socialista antifascista Ivan Lombardo e con Ilse Boundy, che aveva dovuto lasciare la Germania all'avvento di Hitler per la sua militanza comunista. Lo stesso progetto intorno al quale era nata la ICS (Industria Ceramica Salernitana) era un progetto scaturito dall'utopia socialista del Bahaus."[33]

Infine non si può tralasciare di citare un esponente del Partito Comunista del dopoguerra, il napoletanoSalvatore Cacciapuoti, che nella sua autobiografia fa menzione della già ricordata attività di propaganda sovversiva a Vietri: "una tipografia clandestina (che) riproduceva L'Unità e si tenevano riunioni anche in barca".[34]

Questo breve racconto di un periodo non felice del nostro Paese confermano un assunto, che è proprio legato alle vicende storiche quali si delineano in tempi lunghi. Quegli antifascisti che sono stati al centro dell'attenzione storica, che hanno contribuito a creare consapevolezza in tanti altri concittadini che ne hanno trovato giuste le istanze e le battaglie, hanno dato un contributo decisivo all'affermazione della democrazia, frutto della loro attività, ma anche dei loro sacrifici.

Sarebbe interessante conoscere quanta parte della realtà sociale e politica vietrese attuale abbia fatto nel tempo tesoro di queste lotte e si sia battuta con altrettanto impegno in difesa dei valori democratici. Dopo aver ripercorso per sommi capi quel tormentato periodo di storia nazionale e vietrese appare evidente che il "ventennio fascista" abbia assunto a Vietri, ma più in generale in tutto il salernitano, una piega del tutto diversa e in netta controtendenza rispetto a quello che succedeva in altre parti del Paese.[35] In altri termini, gli anni immediatamente successivi alla prima Guerra Mondiale, furono molto importanti per la formazione della coscienza democratica dei vietresi e perché fu proprio in quegli anni che Vietri sul mare acquistò la fama, in ambito provinciale, di "roccaforte" di sinistra, insomma una città in cui i partiti di sinistra spopolavano, anche grazie all'alta concentrazione di industrie (poi in gran parte spazzate via dall'alluvione del '54) che avevano favorito l'ascesa di una classe operaia coesa ed agguerrita che si rese protagonista di molte e importanti lotte sindacali. Vietri divenne così un ambiente sociale e politico ideale per l'affermarsi delle istanze antifasciste, di cui si fecero promotori anche alcuni eminenti confinati politici. Il fascismo provò a debellare questa ferma opposizione alle sue politiche, senza però riuscirvi. E' stata proprio l'onda lunga di quelle lotte operaie che ha permesso ai locali partiti di sinistra discrete affermazioni elettorali nei decenni successivi (il massimo storico si è avuto alle elezioni amministrative del '76, in linea con il trend nazionale). Questo "zoccolo duro" elettorale della sinistra vietrese ha fatto sì che molti cosiddetti politici nostrani abbiano goduto a lungo di una rendita di posizione - immeritata in taluni casi, a nostro parere - almeno fino agli inizi degli anni 2000, quando è iniziata la sua inesorabile parabola discendente, anche per effetto del venir meno del sistema dei partiti della Prima Repubblica.[36] A partire da quel momento le amministrazioni comunali vietresi si sono sempre rette su maggioranze ballerine e ben poco omogenee, a dir poco friabili, basate su alleanze politiche raccogliticce e accordi di potere frutto di opportunismi e personalismi vari.

In conclusione, parlare di "ventennio fascista" a Vietri sembrerebbe un controsenso. Vietri è stata tutt'altro che fascista, malgrado gli organi del partito fascista tentassero di riportarla all'ordine, con spedizioni punitive, incarcerazioni e confinamenti sulle isole del Tirreno.

Se si guarda alla storia vietrese in retrospettiva, la fama di "città della rossa" goduta da Vietri era tenuta ben presente dalla classe politica dominante del secondo dopoguerra. Infatti, come ebbe modo di notare lo storico salernitano Alfonso Conte nel 2012, la stessa decisione da parte della Chiesa cattolica di istituire a Vietri, nei primi anni '50, un Centro Giovanile Salesiano va interpretata come un chiaro tentativo di sottrarre le giovani generazioni alla malsana influenza dei partiti di sinistra e indirettamente offrire un fattivo sostegno elettorale alla nascente Democrazia Cristiana in una città abitata da "diavoli rossi", per usare il linguaggio da "guerra fredda" dell'epoca.[37]

Questa competizione tra clero politicizzato e sinistra comunista si è prolungata fino alla metà degli anni '80, solo cioè con l'entrata in crisi della "Balena bianca" (com'era soprannominata la Democrazia Cristiana), di cui nessuno ha francamente nostalgia, alla luce dei profondi guasti prodotti dalle sue sfacciate politiche clientelari ed assistenziali, travasate in parte nella sinistra post-comunista (PCI > Partito Democratico di Sinistra > Democratici di Sinistra > Partito Democratico > Area Dem del PD). E' pur vero, però, che i vietresi erano soliti tenere due piedi in una staffa (la pratica della doppia tessera era già nota a Socialisti e Comunisti), ovvero molti esponenti di sinistra riuscivano a coniugare tranquillamente il loro credo politico con le ragioni della fede cattolica, confortati in questo dall'apertura a sinistra effettuata da Aldo Moro con la politica del "compromesso storico" negli anni ‘70.

In questo senso esemplare fu una figura molto popolare qui a Vietri, quella di Giovanni D'Acunto, detto ‘O Sovietico, che non faceva mistero della sua doppia militanza, a sinistra e nelle fila della Chiesa cattolica. Un esempio che è stato seguito da molti, a dispetto di scomuniche e anatemi da parte delle gerarchie ecclesiastiche. Anche Vietri sul mare nel suo piccolo ha avuto i suoi "Don Camillo" e "Don Peppone". Storie d'altri tempi ormai, che oggi fanno soltanto sorridere.

Le due schede storiche conclusive che qui alleghiamo di seguito hanno lo scopo di far capire alle giovani generazioni di oggi che cosa significava vivere "sotto il fascismo" nella vita di tutti i giorni, in che modo la propaganda fascista agiva sulle menti degli italiani nel vano tentativo di trasformarli in un popolo di guerrieri e di eroi. Abbiamo poi rovistato nei cassetti di famiglia dove abbiamo trovato alcune preziose testimonianze storiche su come il regime fascista organizzava e curava nei minimi particolari la sua propaganda politica e bellica. Si tratta di un paio di pagelle di scuola elementare e del manuale "Il Premilitare" (trattasi dei ricordi di gioventù di Giulia Rossana Loffredo ed Armando, i carissimi genitori del nostro amico e sodale Giuseppe Schiavone) stampati a cura della Gioventù Italiana del Littorio.

Infine, l'ultima traccia o testimonianza architettonica del "Ventennio fascista" a Vietri sul mare è rappresentata in realtà dalla celebrazione della sua fine, ovverossia dall'ingloriosa caduta del regime fascista, avvenuta il25 luglio del 1943 per una congiura di palazzo ordita all'interno stesso del Gran Consiglio. Benedetto ("Benito") Mussolini vene destituito da capo di governo con il famoso Ordine del Giorno del gerarca Dino Grandi, scritto in realtà dal noto avvocato penalista salernitano Alfredo De Marsico (1888-1985), originario di Sala Consilina, al quale la città di Salerno non ha mancato di dedicare una strada, malgrado i suoi trascorsi rapporti con il fascismo.

Dopo la liberazione (25 aprile del 1945) anche il nostro Comune - come tanti altri comuni italiani - decise di festeggiare la data storica del 25 luglio del '43 (che però non significò la fine della guerra in Italia) dedicandole una strada simbolo della nostra cittadina, quella che porta all'ex Vetreria Ricciardi e che i vietresi continuano a chiamare con affetto e nostalgia "'ncoppe ‘a Vetrera".

Non poteva esserci più degna conclusione per quella triste fase storica del nostro Paese e fu anche un dovuto omaggio alla memoria di tutti quei cittadini e lavoratori vietresi che non si piegarono ai ricatti e alle angherie del fascismo. Auspichiamo che il Comune di Vietri sul mare si decida ad omaggiare anche la memoria di Cesare Ricciardi, non solo con una strada o una piazza, ma con il recupero e la valorizzazione dell'ex stabilimento delle Vetrerie Ricciardi, notevole esempio di sito di archeologia industriale che i nostri politici hanno colpevolmente lasciato nelle mani dei privati. Più che un invito il nostro appello è una proposta, che si spera qualcuno vorrà raccogliere.

 

*Comitato vietrese per la difesa dei Beni Comuni

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