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Storia e Storie

Santa Trofimena del 27 novembre, tra fede, leggenda e tradizione

Scritto da (redazionelda), giovedì 26 novembre 2020 07:33:30

Ultimo aggiornamento venerdì 27 novembre 2020 18:11:39

di Gabriele Cavaliere

 

Sin dalle origini Santa Trofimena è stata una santa estremamente "girovaga". Nata a Patti, in Sicilia, nel III secolo, all'età di dodici anni fu promessa in sposa ad un uomo pagano, contro il proposito della fanciulla di vocarsi a Dio.

Fuggita di casa ed inseguita dal padre, si tramanda che la fanciulla scappò via mare, stendendo sulle onde la sua mantella. Secondo un'altra versione, invece, il padre riuscì a raggiungerla e, accecato dall'ira, la uccise. Di fatto Trofimena morì, ed il manto, avvolto al corpo, sprofondò negli abissi.

​Intorno al XVII secolo una lavandaia di Minori scoprìlungo il fiume una grossa pietra piana, che valutò adatta a svolgere la sua attività. Appena la donna levò il braccio per "battere" uno straccio, però, dalla pietra s'alzò un lamento che le paralizzò l'arto. Il suo pianto disperato attirò gente che, riconosciuto in quel masso un sarcofago, decise di trasportarlo in paese. Innumerevoli furono i tentativi di spostarlo, finché non fu la stessa santa a svelare in sogno ad un pio uomo che, per trasportare il sarcofago, avrebbero dovuto impiegare due giovenche bianche: le stesse che si vedono rappresentate ai piedi della Santa.

​Fin qui la tradizione. Storicamente, invece, la sacra reliquia potrebbe essere giunta a Minori su di un mercantile proveniente dall'Oriente, allo stesso modo in cui furono portati in Costiera molti altri tesori sacri.In ogni caso questo è il "ritrovamento" della santa, anche detto "prima traslazione". Primo viaggio.

​Nel IX secolola minaccia di un'imminenteinvasione del re longobardo Sicardo, duca di Benevento, convinse Pietro II, arcivescovo di Amalfi, a trasferire il feretronella cattedrale (metropolitana) di Amalfi,reputandolo un posto più sicuro. Nel corso della traslazione (seconda traslazione), si tramanda che il prelato, curioso, osò scoperchiare il sarcofago per visionare le sacre reliquie. La stessa notte la Santa gli apparve in sogno adirata, predicendogli che anche il suo sepolcro sarebbe stato aperto e che le sue spoglie sarebbero finite in pasto ai cani. In capo a tre giorni Pietro morì e, dopo poco tempo, calarono le orde di Sicardo cheaprironoil sarcofago, e trasferirono le reliquieda Amalfi a Benevento, capitale del Ducato Longobardo. Terzatraslazione.

Durante il saccheggio i soldatiprofanaronomolti sepolcri e, tra questi, quello di Pietro, che conteneva il corpo fresco di sepoltura. Abbandonato aperto il sarcofago venne attaccato dai cani randagi, che risparmiarono al banchetto solo la mitra!

​Dopo alterne vicende, e molte preghiere, le sacre spoglie furono restituite ai Minoresi: quest'evento è ricordato come "quarta traslazione". Per scongiurare nuovi saccheggi si decise allora di ricollocare in chiesa le sacre reliquie ma di non rivelare a nessuno il punto esatto cosicché, con il passare degli anni, morti coloro che avevano materialmente eseguito il lavoro, andò perduta la memoria circa la sua esatta collocazione.

​Fu così che nel XVIII secolo, in occasione dei lavori di rifacimento della basilica, si pensò di erigere alla santa patrona un nuovo altare ma, scavato sotto l'altare vecchio, i Minoresi caddero nello sconforto più totale nel costatare il sarcofago non c'era. L'urna era stata così ben nascosta che neppure la si trovava più.

Il 24 novembre 1793, alcuni Minoresi intrapresero nuovi scavi mentre il popolo li sosteneva in preghiera. Si scavò e si pregò tre giorni e tre notti, finché la Santa, ancora una volta in sogno, la notte tra il 26 e il 27 Novembre, svelò la sua posizione.

Da quell'anno, la "seconda invenzione (ritrovamento) della Santa" viene ricordata con una messa celebrata dal vescovo all'alba del 27 Novembre e con l'accensione di un grande falò sulla spiaggia, a rappresentare quello servito a riscaldare i devoti che lavorarono per ritrovare le sacre spoglie.

A onor del vero c'è chi racconta che gli scavi furono condotti da devoti minoresi in semi-clandestinità, si favoleggia, infatti, che i "cercatori" si fossero introdotti in chiesa di nascosto e che scavassero di notte!

Un'ultima notizia, di natura gastronomica: la celebrazione del 27 Novembre era anticamente detta "Santa Trufemena 'a sasicciara", perché coincideva con l'inizio della mattanza dei maiali!

Foto: Agostino Criscuolo

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