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Storia e Storie

I molini di Minori e la produzione della pasta: una straordinaria storia da tramandare

Paese di "Pastari", nella prima metà del XX secolo a Minori si contavano ben 54 realtà produttrici. Per sostenere le loro attività, su impulso di due facoltose famiglie locali, sorsero addirittura due istituti di credito

Scritto da (redazione), venerdì 15 gennaio 2021 10:33:25

Ultimo aggiornamento venerdì 15 gennaio 2021 12:52:42

di Gabriele Cavaliere

Tra il XVIII e la prima metà del XX secolo la produzione della pasta, insieme alla fabbricazione della carta e alla coltivazione dei limoni, rappresentava il settore produttivo più importante in vari paesi della Costiera Amalfitana. Veri e propri "distretti industriali", dove si producevano farina e carta, sorgevano nella vallate di Positano, di Atrani, Amalfi, Minori, Maiori e nel Fiordo di Furore. Le fabbriche venivano insediate in quei luoghi disagevoli per poter sfruttare le acque dei torrenti, come forza motrice per i macchinari che molivano la farina e trituravano gli stracci da cui si ricavava la carta, e per le correnti d'aria, che servivano ad asciugare i fogli di carta.

Minori, una delle realtà più dinamiche nel territorio costiero, si presentava come una sorta di città-laboratorio: "'o cunciert e Mnure", dove si producevano limoni, carta, e la famosa "Pasta della Costa".

I mulini disseminati lungo il tratto del fiume Reginna Minor (o Reginnolo) erano perennemente in funzione per trasformare in farina il grano che veniva acquistato nella piana di Paestum, in Calabria e in Sicilia. Capienti bastimenti a vela trasportavano i sacchi di grano fino alla spiaggia minorese, dove venivano scaricati a spalla e, sempre in spalla, (in buona parte spalle femminili, ma parleremo delle "furmechelle" - così sono state definite le portatrici che avanzavano ordinate in fila - in un'altra sede) il grano veniva portato ai mulini disseminati lungo la valle del fiume Reginna, dove veniva molito. La farina veniva poi trasportata (sempre in spalla!) negli "'ngiegni" (il termine indicava sia i laboratori di produzione che i macchinari, semi-manuali e particolarmente "ingegnosi"), dove la farina veniva trasformata in "pastafina"- tubetti, acini di pepe, anelletti, semi di melone - in maccheroni e in "pasta longa" - spaghetti, ziti...

La pasta appena uscita dalla macchina veniva stesa ad asciugare al sole, con arte e dedizione, per evitare che "canniasse" (per non permetterle di vetrificarsi, cioè, a causa di un'essiccazione troppo rapida). Una volta pronta, la pasta veniva confezionata in pacchi da cinque chili, le "ncartate", realizzate con la carta prodotta dalle cartiere locali e, sotto il marchio commerciale di Pasta della Costa, veniva stivata in casse di legno e caricata sulle "barcelle". «maccheroni, oltre a paste minutamente lavorate, che per la perfetta qualità sono le migliori del regno, si spediscono in Napoli, Sicilia, Calabria, Livorno, Genova, Marsiglia e talvolta fin a Rio de Janeiro». (Matteo Camera - Istoria della città e costiera di Amalfi, ...

Paese di "Pastari", così recita un antico adagio popolare, nella prima metà del XX secolo a Minori si contavano ben 54 ‘ngiegni tanto che, per sostenere l'attività, su impulso di due facoltose famiglie minoresi (in accesa competizione tra di loro) sorsero addirittura due istituti di credito. I due conflitti mondiali fermarono tutto, una timida ripresa fu tentata negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale ma, lentamente, ci si dovette arrendere alla modernizzazione dei cicli produttivi e ai limiti rappresentati della logistica costiera, che impediva (e impedisce ancora oggi) ogni possibilità di proseguire l'attività (qualsiasi attività) su larga scala...

In allegato alcune foto che raffigurano l'attività di produzione della pasta ma, in particolare, nella foto orizzontale si può vedere dettagliatamente la pasta stesa ad essiccare sul lungomare California. Luogo che Richard Craven nel 1821 ebbe a definire nel suo Tour trought the Southern provinces of Kingdom of Naples by the Hon «un'isola dorata e profumata»...

Guardando da sinistra verso destra, si possono vedere la "pastafina" messa ad asciugare su grandi teli stesi sul "lungomare"; le "barcelle" tirate in secca; la "pasta longa", appesa sulle canne; infine il pastificio che insisteva nel palazzo dove oggi ha sede la Pro Loco di Minori.

Dell'antica produzione pastaia resistono a Minori la tradizione di fare la pasta in casa, in occasione di feste e ricorrenze - ricci, fusilli, lagane, cavatielli e, soprattutto, ndundari, piatto comandato per festeggiare Santa Trofimena - e l'antico nomignolo affibbiato ai Minoresi dagli abitanti degli altri paesi della Costa, ovvero "cul gjanghe" (sederi bianchi), in ricordo dei vestiti imbiancati di farina dei tanti protagonisti del "Cuncierto e Mnure"...

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