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Storia e Storie

Don Lorenzo Mansi, cinquant'anni fa moriva il sindaco di Ravello

Scritto da (redazionelda), martedì 16 febbraio 2021 12:01:21

Ultimo aggiornamento martedì 16 febbraio 2021 12:01:21

di Silvano Polvani*

Correva l'anno 1971, il 16 di febbraio, quando Lorenzo Mansi si spense nella sua casa di Ravello.

Veniva chiamato Don Lorenzo ed ancora oggi è ricordato così: è stato sindaco di Ravello dal 1948 al 1971, commissario prefettizio negli anni 1942/1943. È nella coscienza di tutti il "sindaco storico" di Ravello, sindaco per oltre una generazione e mezzo, che nell'opinione dei compaesani tutti, s'identificava con l'Istituzione, l'Amministrazione Cittadina. Don Lorenzo non si è fermato alla cronaca: ha fatto parte, ed ancora lo è, della storia della sua città. Ravello deve molta riconoscenza all'opera di quest'uomo, al governo del paese per così tanto tempo, da imprimere sul territorio il suo progetto, la sua visione, che in una continuità a tanti apparsa infinita, ha permesso di strappare Ravello dalla condizione d'isolamento in cui si trovava.

A questo proposito un toccante ricordo di Salvatore Ulisse Di Palma in "Ricordi di Ravello", edizioni Elea Press, 2000: "Ci sono uomini che non muoiono. Ci sono uomini che nel tempo lasciano tracce di sé, testimonianze durature; lasciano segni tangibili del loro amore alle future generazioni. Lorenzo Mansi, sindaco di Ravello dal 1948 al 1971, ha lasciato tracce evidenti di una progressiva crescita culturale ed economica del paese.

Uomo intelligente e molto volitivo, all'apparenza, duro e austero, ha operato molto, con spirito sagace e singolare intraprendenza, per il benessere della collettività. Lorenzo Mansi, un sognatore con i piedi a terra, come tanti uomini amanti della concretezza e autentici realizzatori.

In un periodo difficile come quello del dopo guerra, quando gli uomini stanchi e provati da tante atrocità, stentavano a credere in un futuro migliore, Lorenzo Mansi ha saputo guardare lontano e, navigatore coraggioso ed instancabile, è riuscito a condurre la sua nave in un porto sicuro, preparando un cammino più fulgido al paese dalle tante potenzialità ancora inespresse. Egli voleva essere amico della gente umile alla quale faceva sentire il calore umano soprattutto nei momenti di dolore. Nella sua lunga stagione di sindaco seppe coltivare l'amicizia dei potenti che incontrava, Einaudi, Jacqueline Kennedy e numerosi parlamentari, al solo scopo di poter elevare Ravello verso la gloria, e farla maggiormente conoscere per quello che è: "Un paradiso terrestre dove fermarsi, perché no, per tutta la vita".

Nobili ricordi di stima e di affetto a cinquant'anni dalla sua scomparsa. La sua memoria come si è confermata nell'occasione della presentazione, sia a Ravello che a Scala, nell'ottobre 2019 del libro, a cura di Silvano Polvani, edito da Effigi "Don Lorenzo Mansi sindaco di Ravello", ancora oggi regge ed è presente fra la gente. Non si è persa ma appare viva e chiara.

A cinquant'anni dalla sua scomparsa ci preme sottolineare come Don Lorenzo nella sua lunga attività a volte con un fare autoritario, abbia dimostrato concretezza, abbandonando la propaganda

per realizzare fatti efficaci che hanno migliorato e fatto avanzare la qualità della vita dei suoi concittadini. Ha saputo interloquire con gli umili così come con chi aveva spessore culturale e intellettuale; non ha arretrato e non si è piegato ma anzi ha fronteggiato alla pari con i potenti. Nella sua lunga condotta da amministratore ha saputo trasmettere fiducia, sicurezza e speranza di un cambiamento. Sarà lui nel dopoguerra a portare a Ravello, fra i primi comuni in provincia di Salerno, i finanziamenti previsti dal piano Marshall per la ricostruzione.

Sempre alla ricerca di migliorare la sua citta: esemplare è a questo proposito la proposta di legge, che assieme alla sua Giunta comunale, avanzò nel 1971 al Parlamento Italiano, una proposta a lungo rimasta inspiegabilmente dimenticata, una specie di testamento politico nella quale lui immagina e disegna la Ravello del futuro, che guarda al mare senza ignorare le sue potenzialità collinari, che crede nella valorizzazione delle sue enormi potenzialità artistiche e architettoniche, da tutelare e preservare. Un'idea della città che guarda avanti, proiettata allo sviluppo delle sue risorse, che pone al centro di tutto l'uomo, la qualità della sua vita. Spazi pubblici condivisi, spazi attrattivi da utilizzare e vivere, una città bella e coinvolgente per i suoi cittadini e per i turisti, da considerare, per i suoi eventi, come un grande teatro all'aperto. Una città, che si realizza nelle sue bellezze naturali, che mantiene la sua cultura di appartenenza, proiettata in una visione condivisa che attinge al passato e al presente per costruire il suo futuro.

Oggi ne rimane il ricordo, consapevoli di una memoria che ci è necessaria per capire e riscoprire le nostre orme, i valori di una fase storica che, abbiamo il compito di custodire.

Ci preme ricordare, per rivivere quei momenti e i sentimenti di allora non filtrati da nessuna considerazione, quei giorni del febbraio 1971, a fronte di una città e il suo territorio che rimasero costernati dalla notizia della morte.

 

Gli atti ci consegnano un giudizio su Lorenzo Mansi, che seppur mitigato dalla commozione, non lascia fraintendimenti sulla persona e sul suo operato politico.

Oggi rimane il ricordo di un politico e amministratore appassionato, che con la sua morte aveva creato una sintonia di giudizio sul suo operato, mettendo d'accordo sia la maggioranza come la minoranza, a volte criticato, severo ma sempre pronto a far dono della propria umanità e comprensione.

Sempre oggi, a cinquant'anni dal quel 16 febbraio, in molti fra i Ravellesi e gli Scalesi rimane la speranza che le due amministrazioni diano seguito agli impegni che pubblicamente, tramite i loro sindaci, presero nell'ottobre del 2019 in occasione della presentazione del libro a cui sopra abbiamo fatto cenno.

Certo siamo tutti consapevoli che da quei giorni molto è cambiato, la pandemia ci ha gettato nello sgomento, giorni tristi ci hanno atteso con dolore e paura, altrove ed è comprensibile le preoccupazioni dei nostri amministratori si sono dovute rivolgere. L'auspicio che facciamo è che questa situazione possa essere superata e nel ritorno alla normalità si possa riprendere quel progetto, indicato dai sindaci di Ravello e Scala, che voleva dedicare l'intitolazione di una strada o altro luogo a Don Lorenzo Mansi così da rendere il suo ricordo impresso nella memoria civica della propria comunità.

*giornalista - scrittore

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