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Storia e Storie

Dario Scannapieco figlio della Costiera Amalfitana. Nonno Mimì, il giornalismo e l'amicizia con Gaetano Afeltra

Scritto da Sigismondo Nastri (redazione), giovedì 27 maggio 2021 20:01:14

Ultimo aggiornamento giovedì 27 maggio 2021 23:29:21

di Sigismondo Nastri

In Corriere primo amore, Gaetano Afeltra ci offre questo ricordo di Domenico (Mimì) Scannapieco, maiorese, un personaggio importante nel suo percorso nel mondo del giornalismo: «Uno sfogo alla mia passione giornalistica lo trovavo frequentando il corrispondente da Amalfi del Roma e del Giornale d'Italia, Nicola Ingenito, soprannominato "Nicola la stampa", di professione ricevitore del lotto. Così cominciavo anch'io a imparare il mestiere, mandando al Roma e al Giornale d'Italia qualche noterella su avvenimenti locali: un battesimo, un matrimonio, la festa di nomina di un cavaliere della corona d'Italia».

Mimì Scannapieco, che si firmava Mimisca, figura emblematica del mondo dell'informazione in Costiera, ha il merito di avere intuito, forse prima di ogni altro, la capacità, l'intelligenza, la determinazione del ragazzo, tanto da offrirsi di accompagnarlo a Napoli al Roma. «Entrai - ricorda Afeltra -, insieme intimidito ed affascinato, nel grande salone delle rotative a pianterreno: sembrava la grande sala delle macchine di un gigantesco transatlantico. Poi salii al piano superiore. Mi sentivo già nella terra promessa. Ma non sapevo che in quel momento stavo rasentando i muri della grande occasione». Scannapieco lo presentò a Carlo Nazzaro. «Direttore, questo ragazzo s'è messo in testa di conoscerla».

Nazzaro, racconta Afeltra, «era un uomo d'oro, umano, sensibile. Mi accolse con allegria e simpatia. Parlò, scherzò, mi fece un sacco di domande. Evidentemente rispondevo con vivacità perché lo sentii dire a voce alta, rivolto ad un giovane elegante dagli occhi penetranti: "È svelto ‘o guaglione!". Provai una grande felicità». Il giovane era Michele Mottola, che poi ritrovò al Corriere della Sera.

Mimì Scannapieco (noi lo chiamavamo Don Mimì) era il nonno di Dario, vice presidente della Banca Europea degli Investimenti, al centro delle cronache politiche di questi giorni per la nomina ad Amministratore delegato della Cassa Depositi e Prestiti: un ruolo fondamentale per la realizzazione del Pnrr, il piano di ripresa che dovrà utilizzare gli oltre 200 miliardi di euro assegnati dall'Unione europea all'Italia. Non ho la fortuna di conoscerlo, ricordo che ci siamo scambiati messaggi di circostanza quando venne a Minori, l'11 aprile 2014, per ricevere il premio "Uomo del mio tempo" nell'ambito della kermesse estiva promossa e organizzata da Alfonso Bottone (non potetti parteciparvi per motivi di salute). Sono amico del padre, Alfonso, come lo ero del nonno che mi è stato, quando, giovanissimo, mi affacciavo anch'io nel mondo della carta stampata, prodigo di consigli.

«Ci fosse ancora il nonno - scrissi allora - chissà come sarebbe contento. Non tanto per l'eccelso percorso professionale del nipote, frutto di educazione familiare, intelligenza, impegno nello studio, volontà tenace, quanto per il premio - modesto, ma profondamente sentito - che gli viene attribuito dalla propria terra, quella delle sue radici. Una volta tanto, è sconfessato il detto "nemo propheta in patria". Contento sarà sicuramente il papà, il carissimo Alfonso. Questo, sempre in attesa che le istituzioni del nostro territorio (Conferenza dei sindaci, ad esempio) assumano qualche iniziativa per conferire un riconoscimento ufficiale - penso al titolo, simbolico, di ambasciatore della Costa d'Amalfi nel mondo - ai suoi figli migliori».

Traggo questo simpatico ritratto da una vecchia pagina del Denaro: «La brillante carriera di Dario Scannapieco, nato a Maiori [correggo: a Roma] il 18 agosto 1967, si deve a una semplice lettera inviata a Roma in via Venti Settembre all'attuale governatore della Banca d'Italia mentre stava concludendo il suo Master in Business Administration a Harvard. Era la fine del 1996 e il giovane amalfitano, vissuto fin dai primi anni di vita nella capitale, scrive dagli Stati Uniti una missiva in cui comunica a Draghi la voglia di tornare in Italia per fare qualcosa di buono per la sua terra. "Voglio realizzare qualcosa di veramente utile per l'Italia", è il succo del messaggio. Dopo pochi giorni, Scannapieco riceve dalla segretaria dell'allora direttore del ministero dell'Economia una telefonata. "Draghi la vuole conoscere domattina", sente dall'altro capo del filo. Al termine dell'incontro inizia il suo percorso nelle istituzioni del suo Paese, che lo porta fino in Lussemburgo, dove ora vive con la moglie e due figli e dove lavora dal 2007 come vice presidente della Bei, il braccio finanziario dell'Unione Europea. La sua prima esperienza la fa in un'impresa, la Sip, dopo aver conseguito la Laurea in Economia e commercio presso la Luiss a Roma. Nell'attuale Telecom Italia lavora circa due anni nell'area Pianificazione e controllo strategico. Poi decide di continuare gli studi nel prestigioso ateneo statunitense, considerato uno dei migliori al mondo. Lì capisce che emigrare non è forse la via migliore per rendere grande l'Italia. Scrive quindi al presidente del Consiglio Romano Prodi, al ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi, all'allora governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio. E a Draghi. I compagni lo prendono in giro. Si ricredono quando dopo pochi mesi, nell'estate del 1997, entra nel Consiglio degli Esperti del Tesoro. Sono passate meno di 72 ore dalla cerimonia del Master negli Usa. Il Consiglio è un organismo creato da Draghi per risolvere alcune rigidità del ministero. Rompendo la tradizione in via Venti Settembre, il direttore generale chiama attorno a sé sette-otto trentenni (Scannapieco ha ancora 29 anni) e, non potendoli fare dirigenti (occorrono molti anni di servizio), li inserisce nel suo staff. Accanto al campano, per fare alcuni nomi, ci sono Vittorio Grilli, attuale direttore del ministero dell'Economia, e Roberto Ulissi, segretario del consiglio di amministrazione di Eni, direttore Affari societari e Governance del Cane a sei zampe dal 2006. Scannapieco inizia a lavorare sulle cartolarizzazioni e sulle privatizzazioni. Il primo incarico di peso è la vendita ai privati di Telecom Italia. Si dedica alle partecipazioni statali per cinque anni, senza soste. L'impegno è intenso al punto che, quando decide di sposarsi, può concedersi un viaggio di nozze di soli tre giorni. Nel 2002 ha 35 anni e diventa direttore generale del Dipartimento Finanza e Privatizzazioni del ministero dell'Economia. A nominarlo è Giulio Tremonti. Nei cinque anni successivi siede, in rappresentanza del dicastero, nel consiglio di amministrazione di Finmeccanica e si occupa della vendita di Alitalia. Nel complesso, lavora nel dicastero sotto cinque ministri: Ciampi, Giuliano Amato, Tremonti, Domenico Siniscalco, Tommaso Padoa Schioppa. Nell'estate del 2007 il Governo gli chiede di andare alla Bei in rappresentanza dell'Italia. Accetta la missione. In qualità di vice presidente ha la responsabilità dei finanziamenti in Italia, a Malta e nei Balcani occidentali e delle relazioni con le istituzioni finanziarie per il Mediterraneo; è, inoltre, governatore della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, per la quale segue i finanziamenti dei progetti nell'Est Europa insieme con la Banca Europea per gli Investimenti.

Trascorre le sue vacanze estive sempre in Costiera, a cui è molto affezionato. Adora il mare. Agli amici racconta che, quando si ritirerà in pensione, girerà il tratto di mare che va da Salerno a Punta Campanella in lungo e in largo su una barchetta».

Speriamo che trovi il modo di venire, sia pure per qualche giorno, già questa estate. La Costiera, vista dal mare, è straordinariamente bella.

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