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Storia e Storie

2 Luglio 1940, il naufragio dell’Arandora Star. A bordo perirono quattro persone della Costiera Amalfitana

Scritto da (Redazione), mercoledì 1 luglio 2020 19:07:27

Ultimo aggiornamento mercoledì 1 luglio 2020 19:12:38

di Rita Di Lieto

In memoria delle vittime.

L'Arandora Star era un transatlantico della Star Line di Londra, una nave da crociera di lusso con cabine solo di prima classe che, a partire dal suo varo nel 1929, aveva portato in giro attraverso tutti gli oceani l'alta società del tempo, fino a quando la vita nel lusso non s'interruppe bruscamente. L'Europa, in una rapida successione di date, sprofondò nella guerra e la bella nave bianca fu requisita per scopi bellici, ridipinta in grigio, armata con un cannone a prua e adibita al trasporto di truppe.

Il 3 settembre 1939 Francia e Gran Bretagna dichiararono guerra alla Germania per contrastare l'aggressiva politica espansionistica di Hitler.

Quando, poi, il 10 giugno 1940 l'Italia, legata alla Germania dal "Patto di amicizia ed alleanza", noto come "Patto d'acciaio", entrò nel conflitto contro Francia e Gran Bretagna, gli Italiani che, nei decenni a cavallo tra Otto e Novecento, a migliaia erano emigrati in Gran Bretagna, si ritrovarono all'improvviso ad essere degli alien enemies, stranieri nemici, considerati pericolosi in quanto potenziali spie.

"Collar the lot!" - fu l'ordine di Churchill, "Metteteli tutti al guinzaglio!" Tutti i maschi italiani furono convocati ai posti di polizia e trattenuti. Vani i tentativi delle donne di avere loro notizie.

I civili italiani furono portati a Bury, nei pressi di Manchester, rinchiusi in una vecchia fabbrica di cotone dismessa, e poi trasferiti a Liverpool per essere internati nelle lontane colonie britanniche.

Il 1° luglio 1940, 734 civili italiani furono imbarcati sull'Arandora Star insieme a 479 civili tedeschi e austriaci, 86 prigionieri tedeschi, 174 membri dell'equipaggio e 200 soldati di guardia, in tutto 1.673 persone; destinazione St. John's, Newfoundland (San Giovanni di Terranova), Canada. La nave viaggiava senza scorta e non vi era dipinta la Croce Rossa ad indicare che c'erano civili a bordo, perché non era una nave ospedale. Il filo spinato impediva l'accesso alle lance di salvataggio, peraltro in numero molto inferiore al necessario, e non erano state date direttive per un'eventuale emergenza.

Il 2 luglio 1940, mentre viaggiava così sovraccarica nell'Atlantico, al nord dell'Irlanda, l'Arandora Star fu colpita in pieno da un siluro lanciato dal sommergibile tedesco U-47 e in poco più di mezzora colò a picco.

L'incrociatore canadese St. Laurent, intercettò l'SOS, rilanciato da Malin Head, l'estrema punta dell'Irlanda del Nord, dove la stazione segnaletica della Torre dell'Ammiragliato fungeva da "vedetta". Il Comando Costiero della RAF (Royal Air Force) inviò in ricognizione un idrovolante che, individuati i naufraghi, fornì le esatte coordinate al St. Laurent che, malgrado avesse navigato con i motori al massimo, giunse a sette ore dall'affondamento e raccolse i sopravvissuti, molti dei quali feriti. Le operazioni di salvataggio richiesero cinque ore. Furono gettate in mare delle cime con cui i nuotatori si legarono e furono issati a bordo. Il mare e i superstiti erano coperti da uno spesso strato di petrolio, il che rendeva difficile pure aggrapparsi a una corda. Pochi riuscivano ad aiutarsi da sé.

All'alba, 868 persone sopravvissute furono sbarcate nel porto di Greenok, nella vicina Scozia e i feriti furono ricoverati al Mearnskirk Hospital di Glasgow.

In agosto e settembre, spinti dalle correnti, a centinaia i corpi degli annegati furono portati a riva nelle selvagge coste dell'Irlanda del Nord e della Scozia. Raccolti con grande rischio dalla povera gente del Donegal e delle Isole Ebridi, furono amorevolmente sepolti.

Il maggior numero di vittime proveniva dall'Appennino tosco-emiliano. Ben 48 ne contò la sola cittadina di Bardi (PR), i cui cittadini nel 1968 hanno creato un comitato per costruire nel cimitero locale una Cappella dedicata alle Vittime dell'Arandora Star. Il responsabile del comitato, Beppe Conti, è il nipote di Guido Conti, che perse la vita all'età di 32 anni in quel fatidico 2 luglio 1940. Ogni anno, il 2 luglio, i parenti delle vittime affluiscono nel cimitero di Bardi dai paesi vicini, da tutte le regioni italiane, dall'Inghilterra e qualcuno perfino dall'Australia per celebrarne l'anniversario.

Cinque le vittime della provincia di Salerno:

Palumbo Gioacchino, nato il 21/3/1897 a Minori, ultima residenza Londra; (43 anni).

Salsano Luigi, nato il 14/6/1921 a Tramonti; ultima residenza Londra; (anni 19).

Tedesco Raffaele, nato il 3/9/1880 a Nocera Inferiore, ultima residenza Edinburgo; (anni 60).

Trombetta Pietro, nato il 1°/8/1892 a Minori, ultima residenza Londra;

Virno Giovanni Battista, nato il 7/10/1888 a Cava de' Tirreni; ultima residenza Londra; (anni 53).

I superstiti del naufragio in grado di viaggiare furono trasferiti a Liverpool e imbarcati sulla Dunera, una nave passeggeri di linea requisita dal governo britannico e dal 1940 adibita al trasporto di truppe dalla Nuova Zelanda in Egitto. Destinazione Australia via Città del Capo.

I feriti rimasero in Inghilterra, mentre altri 200 sopravvissuti furono inviati nell'Isola di Man.

È, questa, una pagina della nostra storia, la storia dell'emigrazione di tanti cittadini della Costiera e dintorni in terre lontane alla ricerca di un futuro migliore.

A 80 anni dal naufragio è nostro dovere ricordarla alle giovani generazioni e rendere onore alle vittime, colpevoli solo di essere Italiani.

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