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Storia e Storie

1880-2020: Wagner e Ravello, i 140 anni della Città della Musica

Scritto da Salvatore Amato (Redazione), lunedì 25 maggio 2020 22:44:26

Ultimo aggiornamento lunedì 25 maggio 2020 23:05:04

di Salvatore Amato

 

L'8 agosto 1930, il Prefetto di Salerno trasmetteva al Capo Ufficio Stampa di Mussolini un telegramma che informava il Capo del Governo sulla visita a Ravello di Richard Wagner, avvenuta il 26 maggio 1880, durante la quale, in Villa Rufolo, fu ispirato per l'ambientazione del secondo atto del Parsifal.

La comunicazione telegrafica era seguita da una nota trasmessa allo stesso Ufficio, in pari data, che confermava la visita del Maestro di Lipsia e alla quale erano allegate le copie di due autografi. Il primo era conservato a Villa Rufolo e precisava che «lo scenario del 2° atto del Parsifal è appunto ispirato dalla bellezza dell'ingresso a detta Villa. Egli infatti avrebbe esclamato: "Ho trovato il giardino magico di Klingsor" ed avrebbe pregato il suo amico pittore Iukovsky (Paul von Joukowsky), che lo accompagnava, di fargli un disegno di quella magnifica visione».

Il secondo autografo, invece, venne lasciato alla famiglia di Pasquale Palumbo, che aveva ospitato Wagner insieme alla moglie Elisabeth von Wartburg, «dato che in quell'epoca non esistevano alberghi». Anzi la futura Pensione Palumbo sarebbe sorta proprio su suggerimento del compositore tedesco.

Su questo episodio Antonino Procida, che a Wagner e alla sua visita a Ravello ha dedicato un articolo apparso nel 1943 sulla rivista illustrata del Corriere della Sera, «La Lettura», aggiungeva che il maestro «tracciò infatti il piano di un futuro grande albergo da far sorgere in quel luogo a Ravello, indicando persino l'architettura, che avrebbe dovuto arieggiare quella arabo-normanna delle antiche vestigia locali».

Le testimonianze memorialistiche e letterarie, concordanti sull'assenza di una struttura alberghiera ai tempi della visita wagneriana, ma solo di qualche abitazione destinata all'ospitalità, trovavano conferma anche nel regolamento di pubblica igiene, approvato dal Consiglio comunale il 15 giugno 1877, nel quale, all'art. 3, si raccomandavano i proprietari delle abitazioni da destinare ad alloggio di non ospitare un numero eccessivo di persone, che avrebbero potuto impedire la circolazione nelle camere di aria respirabile.

Del resto, anche l'analisi sulla società ravellese ai tempi della presenza di Richard Wagner, condotta principalmente sugli atti di Stato Civile, confermerebbe l'assenza di mestieri legati ad attività ricettive.

Nel Censimento della popolazione del Regno d'Italia al 31 dicembre 1881, Ravello e le sue frazioni contavano 484 famiglie e una popolazione abitualmente presente di 1917 abitanti su 1983 residenti, mentre gli occasionali registrati erano soltanto nove.

La principale occupazione maschile era legata all'agricoltura, con le professioni di colono e bracciale, cui si era aggiunta anche quella di giardiniere. Seguivano gli impieghi legati all'edilizia e all'artigianato (sarti, calzolai, bottai e fabbri). Le donne erano impegnate nei mestieri sartoriali come filatrici e tessitrici, ma non mancavano quelle dedite ai campi.

Ciò che impediva lo sviluppo delle attività alberghiere era anche la mancanza di comode vie di comunicazione che collegassero i centri costieri e il pessimo stato della viabilità interna.

A tal proposito, solo il 22 luglio 1880, la Giunta municipale chiedeva al Prefetto di Salerno l'autorizzazione a convocare il Consiglio comunale in seduta straordinaria per deliberare la presa d'atto del provvedimento sovrano sulla costituzione del Consorzio per la realizzazione della strada obbligatoria Atrani, Ravello e Scala, sulla quale, a causa delle ristrettezze economiche, il Comune di Ravello, nel 1888, fu costretto a introdurre il pagamento di un pedaggio.

Sulla condizione delle strade interne, il 23 agosto 1880, il Sindaco di Ravello, Giuseppe D'Amato, riceveva la somma di lire 500 a titolo di sussidio su un fondo di due milioni del bilancio del Ministero dell'Interno. La somma serviva a pagare i lavori che in parte erano stai eseguiti dal mastro muratore ravellese Lorenzo Proto, limitatamente al tratto di strada principale che dal Vescovado raggiungeva la Piazza (Piazza Fontana Moresca), sulla base di un progetto di restauro dell'ingegnere Giovanni Tagliaferri. La parte restante degli interventi di manutenzione avrebbe riguardato altre strade come quella che dal Vescovado conduceva a Santa Chiara, costata lire 598,90.

In questo contesto, dunque, mercoledì 26 maggio 1880, come scrive nel proprio diario Cosima Wagner, il maestro di Lipsia si dirigeva a dorso di un asino verso Ravello, dopo un'allegra colazione ad Amalfi.

Dopo aver visitato l'ex cattedrale, come riferisce il Procida, Wagner e il suo seguito si recavano a Villa Rufolo, accolti dal custode del complesso monumentale, Luigi Cicalese, che a molti anni di distanza raccontava «con gioia e fierezza» i particolari di quella giornata. Al termine della visita venne consumata una colazione a Villa Episcopio, la locanda gestita dall'amministratore di Francis Nevile Reid, Pasquale Palumbo, e dalla moglie bernese Elisabeth von Wartburg. La giornata ravellese di Wagner si concluse con la visita all'area in cui poi sarebbe sorta Villa Cimbrone, che colpì particolarmente Cosima, che definì la vista da "Santa Chiara" come il panorama più bello.

La visita di Wagner a Ravello, di cui lo stesso maestro informava pochi giorni dopo il re Ludovico II di Baviera, attirò verso la cittadina costiera - come ha scritto di recente Dieter Richter - una sorta di «"turismo wagneriano" che perdura sino a oggi e che si rivolge a un paesaggio della memoria in cui si legano indissolubilmente tra loro architettura, natura e musica».

 

L'interesse della critica musicale e letteraria per i luoghi italiani frequentati dal maestro di Lipsia e in particolare per la visita a Ravello conobbe un deciso sviluppo a partire dagli anni '20 del Novecento, come attestano i contributi di Mario Panizzardi, Nino Salvaneschi, Angelo Di Salvio, Gabriel Faure e Antonino Procida.

Ma l'espressione più alta della memoria del passaggio di Richard Wagner è stato sicuramente il suo esito artistico e musicale, celebrato nel luogo più rappresentativo di quella breve ma intensa esperienza ravellese.

Così, in occasione della "Settimana Salernitana", promossa dal Comitato Provinciale del Turismo di Salerno dal 15 al 22 maggio 1932, con l'obiettivo di richiamare "correnti cospicue di turisti" alla visita delle bellezze naturali, archeologiche e artistiche del territorio, la Città di Ravello, allora governata dal Podestà Francesco Colavolpe, contribuì con la "Rievocazione Wagneriana nel Giardino di Klingsor a Villa Rufolo", che si tenne mercoledì 18 maggio, alle ore 16.30.

Per la realizzazione dell'iniziativa venne nominata dal Prefetto di Salerno, Domenico Soprano, una sottocommissione incaricata di definire il programma delle celebrazioni, per cui il Comitato Provinciale del Turismo di Salerno prese accordi con il Teatro di San Carlo di Napoli per l'orchestra.

Il Podestà di Ravello, intanto, aveva trasmesso al Questore di Salerno, Gustavo Cipriani, la copia della pianta del Giardino di Villa Rufolo con la disposizione dei posti, specificando che «in merito allo spazio da occupare con sedie numerate e collegate non solo è stato misurato, ma anche - ciò che è più - occupato in prova con sedie, disposte a lungo intervallo in tutti i sensi». Per le autorità era stato individuato il terrazzo con il giardino superiore, perché esso risultava isolato e bloccato e vi si poteva accedere o dalla scala d'ingresso o dalla doppia scala del terrazzo.

Definita la disposizione dei posti e della segnaletica, in previsione dell'arrivo tra gli ospiti del Principe e della Principessa di Piemonte, il 14 maggio 1932 venne emesso l'ordine di servizio relativo all'organizzazione della sicurezza.

La direzione del servizio d'ordine e di vigilanza venne affidata al Commissario Rella, che doveva recarsi a Ravello il giorno precedente il concerto. A completare il servizio d'ordine gli venivano affiancati i commissari aggiunti Iacobelli, Greco e Carella; 45 carabinieri reali, di cui 10 di riserva della Stazione di Ravello; 20 agenti di pubblica sicurezza.

Il concerto fu eseguito dall'Orchestra del Real Teatro di San Carlo di Napoli, diretta dal Maestro Franco Capuana, con il seguente programma: "1) Vascello Fantasma - Overture; 2) Tristano e Isotta - a) Preludio; b) Morte di Isotta; 3) Parsifal -a) Preludio (atto 1); b) Giardino incantato di Klingsor; c) Incantesimo del Venerdì Santo; 4) Walkiria - Cavalcata delle Walkirie; 5) Crepuscolo degli Dei - Morte di Sigfrido".

A raccontare l'evento per "Il Roma" fu inviato il giornalista e critico musicale Saverio Procida, che in una pagina di solenne lirismo descrisse minutamente quella giornata ravellese.

Ravello preparava il suo vestito di gala già di buon mattino, come ebbe a notare il Procida dalla loggia del Barone Giuseppe Compagna, «detta la finestra della Regina di Romania, fin da quando l'intellettuale Sovrana fu ospite nella squisita villa del gentiluomo mago». Alle 15 vennero aperti i cancelli d'ingresso di Villa Rufolo e i numerosi ospiti si accomodarono nelle tribune poste nei pressi del palco, realizzato sopra la fontana del Belvedere.

Poco dopo le 16.30, orario d'inizio del Concerto, in tre automobili di Casa Reale, giunsero il Principe e la Principessa di Piemonte Umberto di Savoia e Maria José del Belgio, Maria di Savoia, il Principe d'Assia, la Principessa Euxodia di Bulgaria e i Principi Roman di Russia. Con loro vennero anche il Principe e la Principessa di Sulmona Borghese, gentiluomo e dame di corte di servizio, il Tenente di Vascello Montezemolo e il Capitano Piroddi, ufficiale d'ordinanza del Principe di Piemonte.

Furono accolti all'ingresso di Villa Rufolo dal Prefetto di Salerno, Domenico Soprano, dal Commissario Straordinario del Comitato Turistico, Barracano, dalla Duchessa di Laurenzana Compagna, dama di Palazzo della Regina, dal Barone Giuseppe Compagna, rappresentante della Commissione delle manifestazioni di Ravello, dal viceprefetto Antonucci, dal Podestà Francesco Colavolpe, dal Segretario Federale Paladino, dal Segretario Politico duca Confalone e dal segretario generale del Comitato Turistico, Franco Tripalo Franchi.

Ai rappresentanti della Casa Reale, che avevano preso posto al centro della balconata superiore della Villa, erano offerti fasci di rose di Paestum e di Ravello; le rose pestane furono commissionate al fioraio Amedeo Esposito di Salerno, come risulta dalla delibera podestarile di liquidazione della spesa del giugno successivo.

Tributato l'omaggio di rito agli ospiti d'onore, il Direttore dell'Orchestra, Franco Capuana, attaccava il primo numero del programma, Vascello Fantasma, e, alle 19, terminava il concerto.

Alle 20, come previsto dal programma della giornata, presso i principali alberghi di Ravello, Palumbo e Caruso, si tennero il momento conviviale e la serata danzante.

A dare continuità alla tradizione musicale wagneriana intervennero, dopo qualche decennio, Girolamo Bottiglieri, Presidente dell'Ente Provinciale per il Turismo, e Paolo Caruso, Presidente dell'Azienda Autonoma Soggiorno e Turismo di Ravello, che, a partire dal 1953, gettarono le basi per quello che sarebbe poi divenuto il Festival di Ravello ospitato nella cornice di Villa Rufolo.

Il 18 giugno di quell'anno, infatti, la Questura di Salerno autorizzava il Bottiglieri ad effettuare in Villa Rufolo, per il 18 e il 21 giugno, concerti di musica wagneriana. Due anni dopo, nel 1955, in occasione dei concerti wagneriani venne conferita la cittadinanza onoraria di Ravello al borgomastro di Monaco ed eseguito l'inno ufficiale germanico, che il Sindaco Lorenzo Mansi aveva richiesto al Console tedesco in Napoli.

Da allora la traccia wagneriana ha costituito sempre la sottile filigrana della programmazione musicale ravellese, anche se in tempi più recenti una fitta rete di eventi, che abbraccia diverse forme artistiche, sembra aver ridisegnato l'antico Festival Musicale, modificandone forse la genesi, ma inevitabilmente rendendolo più conforme allo spirito di questa «Città antica, da sempre aperta a una vocazione internazionale».

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