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Lettere al Vescovado

La Costiera Amalfitana che crolla: quando il vero nemico è la burocrazia

La lettera dell'ingegner Bonaventura Fraulo

Scritto da (Redazione), martedì 31 dicembre 2019 10:18:18

Ultimo aggiornamento martedì 31 dicembre 2019 10:25:24

Riceviamo e volentieri pubblichiamo lettera a firma dell’ingegnere amalfitano Bonaventura Fraulo, che risponde all’appello unitario del sociologo Domenico De Masi, dello scrittore Antonio Scurati e di Padre Enzo Fortunato lanciato il 28 dicembre scorso dalle pagine dal Corriere della Sera circa l’impegno condiviso a «salvare la Costiera Amalfitana».

I tre volti noti della cultura italiana, legati visceralmente alla Costiera Amalfitana, hanno invocato unità d'intenti e concordia tra gli attori del territorio deputati alla risoluzione degli annosi problemi legati al rischio idrogeologico in uno dei luoghi più belli e delicati del pianeta. Segue la risposta dell’ingegnere Fraulo.

 

 

Chiarissimo Professore De Masi,

a seguito del Vostro appello «Impegniamoci tutti per salvare la Costiera Amalfitana», le scrivo queste mie considerazioni in quanto non comprendo....

Non comprendo come un contadino, proprietario di un orto domestico possa oggi, come hanno fatto sempre per i secoli addietro i sui avi, riparare in autonomia una "macerina", in quanto se sorpreso in tale intento rischia un procedimento amministrativo e penale.

Non comprendo come i fondi europei per l’agricoltura siano strutturati spesso per l’imprenditore agricolo di tipo economico, e non si riesca a trovare una formula, semplice e non farraginosa, per i piccoli contadini domestici che singolarmente portano avanti l’agricoltura cosiddetta "eroica".

Non comprendo come si possa parlare di reddito di cittadinanza e non di reddito di "contadinanza" per tramandare la nostra cultura contadina/marinara.

Non comprendo come si possa parlare di recupero del territorio se è ostacolata qualsivoglia politica legata alla presenza stanziale sui terrazzamenti con conseguenziale naturale pulizia dei boschi, regimentazione delle acque nei terrazzamenti e negli alvei.

Non comprendo come lo sfortunato proprietario di una striscia di terreno, o peggio ancora costone roccioso, prospiciente una qualsiasi strada carrabile debba farsi carico della messa in sicurezza della strada, la quale, fortunatamente realizzata in epoca borbonica, è sorta sicuramente dopo la sua lingua di roccia.

Non comprendo come si possa urlare delle problematiche comuni, senza cozzare con le strilla dell’eccessivo campanilismo, eppur un tempo vi era un ducato unitario.

Non comprendo come una norma regionale nata nel lontano 1987, concepita quasi una decina d’anni prima, giusta per il suo tempo, possa ancor oggi ostacolare qualsiasi sviluppo del territorio, volendo classificare ed etichettare i residenti a "pastorelli in un inimitabile presepe".

Non capisco come si possa parlare di mitigazione del rischio, in caso di alluvione, se non si elimina la sosta delle auto dalle aree a rischio, prevedendo altresì la realizzazione di spazi interrati, al fine di non mortificare l’esistenza dei soliti "pastorelli".

Non comprendo come si possa restare indifferenti alla lenta ed inesorabile scomparsa degli opifici protoindustriali (cartiere) nelle valli con al conseguente cancellazione della testimonianza storica, e di possibile attrattore turistico, non potendo ad oggi ipotizzare nessun altro uso economicamente sostenibile dal privato.

Non comprendo come un qualsiasi intervento teso a migliorare la facciata e la funzionalità di un edificio, possa essere ostacolato, a prescindere della valenza estetica, da una definizione di intervento edilizio non conforme agli attuali strumenti urbanistici.

Non coprendo come si possa fra qualche anno pensare, con gli attuali strumenti urbanistici, alla doverosa riqualificazione dei primi edifici in cemento armato, dato il prossimo raggiungimento del limite della vita utile della struttura.

Non comprendo come, nell’ottica di far cassa, vi sia una sprogrammata concessione di occupazione spazi pubblici, a discapito degli già ristrettissimi spazi collettivi necessari per la sopravvivenza dei residenti e di chi ha scelto questi luoghi per soggiornarvi come viaggiatore e non passare come semplice turista.

Non comprendo come si possa finanziare un intervento per snellire il traffico nella parte larga dell’imbuto senza intervenire prima nella parte stretta.

 

Nel ringraziarLa per la cortese attenzione, sperando di non averLa tediata con i miei non comprendo…. ce ne sarebbero sicuramente ancora altri, Le porgo Distinti Saluti.

Ing. Bonaventura Fraulo, residente, tecnico locale e nipote di contadino

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