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Chiesa

Riapertura delle Chiese dal 18 maggio, il messaggio del vescovo Orazio Soricelli

Scritto da (Redazione), domenica 17 maggio 2020 16:01:23

Ultimo aggiornamento domenica 17 maggio 2020 16:01:23

di Mons. Orazio Soricelli*

 

Carissimi fratelli e sorelle,

dal 18 maggio 2020, finalmente, si potrà riprendere a celebrare comunitariamente l'Eucaristia. "Allora gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri, e il Signore ascoltò la nostra voce, vide la nostra umiliazione, la nostra miseria e la nostra oppressione" (cfr. Dt 26,7) Lui ci dona la consolazione e la grazia di poter rivivere l'Eucaristia comunitaria, dopo mesi di digiuno forzato, pur nelle limitazioni che ancora questo tempo richiede e nelle precauzioni da osservare con cura. Abbiamo vissuto queste lunghe settimane di emergenza sanitaria, di notizie dolorosissime, di tanti fratelli che non sono sopravvissuti al contagio e tante lacrime... a tutto questo si è aggiunto anche il "digiuno Eucaristico". Ci siamo sentiti come i discepoli, su una barca in tempesta, la nostra fede è stata messa alla prova e abbiamo rischiato di lasciarci sopraffare dalla paura e dallo scoraggiamento. Ora guardiamo con più serenità i giorni che ci stanno davanti, ma è utile non dimenticare l'esperienza fatta, facendo tesoro di quanto vissuto; soprattutto non dobbiamo dimenticarci che il Signore è stato accanto a ciascuno di noi, e anche se abbiamo dubitato qualche volta della sua presenza, Lui era lì, sulla nostra stessa barca, nel mare in tempesta, e non ci ha mai abbandonati e mai ci abbandonerà. Nelle avversità è stato e sarà con noi, ha ascoltato il nostro grido, la nostra voce, ha visto la nostra tribolazione e la nostra miseria. Se la nostra fede uscirà rafforzata e purificata da questa pandemia avremo compreso che "questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai" (Papa Francesco). Riprendendo, dal 18 maggio, la celebrazione comunitaria dell'Eucarestia, non dimentichiamo neanche le cose buone che abbiamo vissuto in queste tragiche settimane:

- ricordiamoci di quanto siano importanti le nostre famiglie, chiese domestiche, nelle quali abbiamo potuto vivere e celebrare il nostro essere Chiesa;

- ricordiamoci che la Santa Messa celebrata assieme non va separata dalla "Santa Messa della vita", e che la fede deve mostrarsi e affermarsi soprattutto nella vita concreta, quotidiana, solidale;

- ricordiamoci della nostalgia che abbiamo avuto nel non poter partecipare alla Messa, nel non poter entrare in una chiesa, nel non poterci incontrare come comunità, ricordiamocelo quando riprenderemo i ritmi di sempre e ci sarà il rischio dell'abitudine e anche della noia. Se l'esperienza della tempesta ci è servita, non ci spaventano le incertezze del domani, ma non dimentichiamo chi eravamo ieri prima di questa pandemia, per vivere bene oggi.

Carissimi, ancora abbiamo davanti a noi l'impegno e la responsabilità di contenere il contagio con i comportamenti virtuosi che ci sono stati indicati nel Protocollo circa la ripresa delle celebrazioni con il popolo, predisposto dalla Conferenza Episcopale Italiana, esaminato e approvato il 6 maggio 2020 dal Comitato Tecnico-scientifico e sottoscritto il 7 maggio 2020 dal Presidente della CEI card. Gualtiero Bassetti, dal Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte e dal Ministro dell'Interno Luciana Lamorgese. Abbiamo la viva speranza che usciremo da questa tempesta rafforzati come società e come Chiesa, se avremo il coraggio di fermarci e di riflettere, se avremo la capacità di non continuare tutto semplicemente come prima, se avremo la sapienza di ripensare le nostre responsabilità nei confronti della creazione. Nell'ora più buia, neanche i nostri sacerdoti ci hanno lasciato soli, hanno fatto sentire la loro vicinanza attraverso un'intensa attività caritativa, che si è moltiplicata di fronte alle tante nuove situazioni di povertà e ha coinvolto numerosi volontari. Anche la vita spirituale e l'attività pastorale, per quanto si poteva, sono proseguite, attraverso nuovi strumenti e modalità. I vostri sacerdoti non hanno mai interrotto la celebrazione del culto a nome della Chiesa. Anche quando hanno celebrato da soli o con pochissime persone, o servendosi delle dirette facebook lo hanno fatto a nome di tutti, continuando a offrire per tutto il popolo il sacrificio di lode nel memoriale della passione e risurrezione del Signore. A loro il mio grazie personale e la mia ammirazione, a voi la richiesta di pregare per essi, affinché anche tra le loro fragilità possa manifestarsi la presenza del Signore accanto a ciascuno di noi. L'emergenza del coronavirus ha colpito in modo particolarmente duro un settore nevralgico della vita economica e sociale della nostra Diocesi, quello del turismo con tutto il suo indotto che coinvolge tantissime famiglie della nostra amata Costiera Amalfitana e della nostra bella Valle Metelliana.

 

Il mio pensiero, in un momento di tante difficoltà del settore, si rivolge a tutti voi operatori turistici, invitandovi a non perdervi di coraggio, a tirare fuori tutte le vostre capacità imprenditoriali che hanno reso la nostra terra famosa in tutto il mondo per la sua bellezza, e la sua ospitalità. Vi esorto a fare il possibile nel tenere presenti anche i tanti lavoratori e le loro famiglie che hanno, insieme con voi, reso grande la nostra industria turistica. Stringiamo tutti i "denti", perché nessuno resti da solo e soprattutto nella necessità. Solo dalla sincera collaborazione tra tutti coloro che sono impegnati nel mondo del turismo, potranno emergere costruttive proposte per uscire dall'emergenza e tornare lentamente alla normalità. Il rilancio del turismo, nelle nostre zone, risulterà più efficace se riusciremo ad essere coesi e a proporre soluzioni convincenti e condivise, che vadano anche oltre l'emergenza di queste ore. Se ripartirà il turismo, ripartirà l'Italia. La nostra Costiera e la Valle Metelliana hanno tantissime potenzialità, possono giocare un ruolo da attori protagonisti in questa ripresa. Un pensiero di gratitudine lo voglio riservare a tutti gli operatori sanitari e in particolare ai medici dei due nostri presidi ospedalieri di Cava e di Castiglione, agli infermieri, ai medici di base e ai volontari che con tanta dedizione e a rischio della propria vita hanno lavorato e sudato per preservare la salute di tutti noi, in questo tempo di pandemia. Uno tra tutti voglio ricordare il dott. Antonio De Pisapia, il medico "di famiglia" nel vero senso della parola morto a Cava de' Tirreni dopo essere stato contagiato dal Covid-19. Grazie per il loro sacrificio e la loro cristiana testimonianza. Una preghiera vi chiedo di elevare a Dio per gli ammalati di covid -19, per i defunti e le loro famiglie, erano e sono nostri fratelli. La nostra preghiera per i defunti e il nostro affetto e vicinanza per i malati. Continuiamo, carissimi, a vivere questo tempo di prova come il tempo del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. Continui ad essere, questo, il tempo di reimpostare la rotta della vita verso il Signore e verso i fratelli.

*arcivescovo della Diocesi di Amalfi-Cava de' Tirreni

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