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La Costiera Amalfitana si candida a ecomuseo a cielo aperto: recupero di 35 cartiere lungo le valli fluviali

esistono infatti le condizioni per salvare 35 antiche cartiere amalfitane, 50.000 metri quadrati abbandonati e in pericolo di crollo

Scritto da (redazioneip), giovedì 8 aprile 2021 15:08:21

Ultimo aggiornamento giovedì 8 aprile 2021 15:08:21

La Costiera Amalfitana si candida ad essere il più grande ed illustre Eco - Museo a cielo aperto. Oggi, grazie ai Piani Urbanistici Comunali di nuova generazione, esistono infatti le condizioni per salvare 35 antiche cartiere amalfitane, 50.000 metri quadrati abbandonati e in pericolo di crollo, innestate nelle valli fluviali con il paesaggio terrazzato della Costiera.

«La Costa amalfitana ma soprattutto le sue aree interne, potrebbero essere il primo cantiere sperimentale, promosso dall’Archeoclub d’Italia – con il suo Dipartimento Architettura e Paesaggi - per costruire una piattaforma strategica condivisa, utile per realizzare un ecomuseo di ultima generazione. I webinar organizzati dall’associazione - a partire dallo studio dello spazio sacro, passando per la definizione delle modalità di recupero dei ruderi - si sono conclusi con una conferenza che ha individuato una strumentazione performante per rigenerare i territori periferici e fragili. L’eco-museo come strumento per realizzare un processo di co-progettazione che coinvolge l’intera armatura territoriale e culturale delle comunità locali, le istituzioni pubbliche e private, l’associazionismo e le università, gli imprenditori e i proprietari. Il lavoro di ricerca, condotto dall’Archeoclub, ha permesso di definire obiettivi, strumenti e dispositivi possibili, anche in considerazione del recovery fund e delle risorse che si possono attivare». Lo ha affermato Francesco Finocchiaro, responsabile Nazionale del Dipartimento Architettura di Archeoclub d’Italia

«La nuova sfida è individuare una costellazione di opportunità – pubbliche e private – che ricostruiscano l’identità dei luoghi, attraverso l’individuazione di progetti trainati, legati alla cultura dei territoriha proseguito Finocchiaro -al fine di conservare la storia innovandola con l’introduzione di nuovi organismi architettonici e infrastrutturali (mobilità e reti digitali). Non tanto un museo che racchiude una collezione ma una costellazione di luoghi, storie, reti e risorse che possano raccontare la territorialità puntando sulla sostenibilità e l’innovazione. Un programma operativo che vuole sperimentare un modo più ecologico di fare paesaggio, recuperando gli scarti, i relitti, le fragilità di un ambiente marginale rispetto ai grandi flussi che modellano la costa amalfitana. Un nuovo paradigma per le perifericità. Dunque Archeoclub d’Italia lancia un "Manifesto Culturale" per proporre un turismo innovativo, basato sulla rivalutazione e il recupero del patrimonio esistente».

«Per superare di slancio la crisi socio-economica dovuta alla pandemia è indispensabile rilanciare: condividere strategie e mettere in rete territori, uomini e offerte più ampie e diversificate per attrarre nuovi turismi, anche in Costiera, promuovendo opportunità innovative.ha affermato l’architetto Luigi Centola dello Studio Centola & Associati, vincitore degli Awardeuropei dell’Architettura, proprio con un progetto riguardante la Costiera Amalfitana- Oggi finalmente, grazie ai Piani Urbanistici Comunali di nuova generazione, esistono le condizioni per salvare 35 antiche cartiere amalfitane, 50.000 metri quadrati abbandonati e in pericolo di crollo, innestate nelle valli fluviali con il paesaggio terrazzato della Costiera.

Il masterplan Waterpower, vincitore dei LafargeHolcim Awards, l'Oscar europeo e globale per la costruzione sostenibile, ha contribuito alla consapevolezza di cittadini e amministratori portando alle innovazioni dei PUC, come ad esempio la concreta possibilità dei cambi di destinazione d'uso degli opifici.

Sono stati previsti ambiti di recupero e modificati diversi aspetti negativi che per lunghi anni hanno impedito il recupero e il riuso dell'unica opportunità di sviluppo sostenibile e di lavoro per la Costiera amalfitana, le testimonianze proto-industriali, tessere di un mosaico innestate in un paesaggio culturale unico al mondo.
L'Ecomuseo Costa Diva, recuperando la storia, la cultura e lo spazio idraulico di origine araba con i canali, le norie e le macchine storiche, estenderà la stretta fascia costiera fruibile - mare e spiagge - fino alla zone interne riequilibrando il territorio e l'offerta turistica non soltanto estiva.

L'utilizzo originale e innovativo della potenza idraulica, attraverso ascensori, cremagliere e funicolari garantirà l'accessibilità pedonale slow alle valli fluviali, mentre la calibrata integrazione tra il riuso di testimonianze millenarie di spazio idraulico e 700 ettari di paesaggio terrazzato con gli eroici limoneti renderà il programma e l'esperienza per i viaggiatori del nuovo Grand Tour della Costa Diva un'opportunità unica da vivere tra mare, fiumi e natura».

«Il masterplan e la sinfonia dei 35 progetti architettonici e paesaggistici proposti in cinque valli fluviali e nove comuni dal pluripremiato masterplan Waterpower, rivalutano le testimonianze del passatoha concluso Centola-e ripensano l'acqua come fonte di energia e di vita da impiegare con rispetto.

La nuova accessibilità pedonale meccanizzata ad impatto zero attualizza la storia millenaria della potenza e del potere dell'acqua di tre continenti - Europa, Africa - Asia - condensati nelle conoscenze della Repubblica marinara di Amalfi.
La sinergia che potrà essere creata, attraverso la realizzazione dell'Ecomuseo Costa Diva, tra la comunità e gli imprenditori locali, gli investitori privati e le amministrazioni comunali e regionali potrà portare benefici e lavoro soprattutto per i giovani della Costiera impegnati in prima persona per la loro terra».

E domani altro WeBinar di Archeoclub d’Italia, in diretta alle 18 su Archeoclub d'Italia Italia | Facebook con immagini dei Beni Culturali sommersi, sui fondali marini e lacustri della nostra Italia. Interverranno: Pierfrancesco Talamo, archeologo e direttore del Museo Archeologico dei Campi Flegrei, che racchiude molti dei rinvenimenti subacquei di quest’area e che hanno fatto la storia dell’archeologia subacquea, Oscar De Simone, archeologo nonché giornalista del Il Mattino, National Geographic e Focus sulle tematiche dei beni Culturali in particolare quelli campani, Filippo Avilia, professore di Archeologia Subacquea presso la Università IULM di Milano, Direttore Tecnico di Marenostrum di Archeoclub d’Italia, struttura specialistica di GeoArcheologiae ampio conoscitore delle problematiche inerenti questa branca dell’archeologia, in Italia.

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