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Echi e faville

Costa d’Amalfi, la mamma-ostetrica che partorisce in casa: «Ho seguito l'istinto secondo natura»

Adriana Di Lieto, di professione ostetrica, ha sempre creduto nel parto naturale

Scritto da (redazione), mercoledì 17 marzo 2021 16:43:58

Ultimo aggiornamento mercoledì 17 marzo 2021 17:04:56

di Emiliano Amato

Alessandro è venuto alla luce mercoledì 10 marzo scorso a Praiano. Pesa 3650 grammi e sta bene, come sua madre. Erano oltre trent'anni che nel grazioso centro della Costiera Amalfitana non si partoriva in casa. Pratica che un tempo era la norma, e per la quale esisteva la figura della levatrice, sostituita dall'ostetrica. Oggi la consuetudine è partorire in clinica o in ospedale.

Mamma Adriana, di professione ostetrica, ha sempre creduto nel parto naturale.

 

«Io e mio marito Gennaro quando abbiamo scoperto di aspettare il nostro terzo bambino non abbiamo avuto dubbi, sarebbe nato a casa nostra, accolto nel calore e nell'intimità della sua casa» ci confida Adriana Di Lieto, 33 anni. A una settimana esatta dal parto, ci ha concesso un' intervistata.

Da cosa scaturisce questa scelta?

«Abbiamo scelto un parto in casa per una serie di motivi: innanzitutto, essendo ostetrica e credendo fermamente nelle incredibili potenzialità innate che ha una donna nel partorire naturalmente, sentivo il bisogno di vivere questa esperienza di profonda connessione con il mio corpo e con la natura».

La tua professione di ostetrica ti ha senza dubbio "aiutata" a fare tutto da te.

«Dico sempre alle future mamme che partecipano ai miei incontri di preparazione al parto che tutte noi sappiamo partorire e che è un evento magico ed estremamente potente se vissuto con naturalità, abbandonando la paura!

La mia gravidanza è sempre stata a basso rischio, fisiologica, sono stata accompagnata da un ginecologo per le ecografie e da una collega ostetrica nei 9 mesi di gestazione. Entrambi si sono accertati che la mia gravidanza fosse a basso rischio ostetrico, parametro fondamentale per un parto in casa».

La decisione di partorire in casa è legata anche all'emergenza sanitaria in atto?

«Un'altra motivazione che ci ha spinti è stata la pandemia globale che purtroppo non accenna a finire. Non avevo paura di contrarre il virus ma di essere privata dei miei diritti di donna e partoriente, cosa che leggo e vedo ampiamente in questi mesi.

Non a caso molti ospedali campani, se non tutti, non aderiscono alle linee guida e di indirizzo nazionali e internazionali in tema di assistenza alla nascita appropriata e rispettosa dei diritti di madri e bambini, al fine di garantire, anche durante la pandemia una serie i diritti: il diritto delle donne di avere accanto, durante il parto ed il travaglio, una persona di propria scelta; il diritto di madre e bambino a non essere separati dopo la nascita; il diritto al sostegno dell'allattamento anche in presenza di positività al Covid-19*.

Un'altra motivazione è che abbiamo altri due bambini e volevamo trasmettere la naturalità della nascita, senza doverli lasciare per giorni».

 

Ora ci racconti l'arrivo di Alessandro?

 

«Mercoledì mattina sono iniziate le contrazioni, sopportabili e gestibili verso le 6 per poi regolarizzarsi intorno alle 8, quando sveglio Gennaro e i bambini e avverto i nonni che sarebbero venuti a prendere i piccoli di lì a poco.

Chiamo la mia ostetrica per avvertirla che erano iniziate le contrazioni e lei subito ci risponde che non sarebbe arrivata in tempo perché impegnata in un altro parto a Napoli. Io e Gennaro ci siamo guardati e consapevolmente abbiamo deciso di restare comunque a casa.

Abbiamo gonfiato la piscina da parto affianco al nostro letto e cominciato a riempirla con acqua calda, acceso la musica e avvertito due mie amiche che sono arrivate poi nel giro di un'ora.

Quando le onde (mi piace chiamare così le contrazioni) sono diventate più intense ho sentito il bisogno di entrare in acqua (Gennaro ha controllato costantemente la temperatura con il termometro) e dopo aver avvertito la rottura del sacco ho iniziato ad accompagnare lentamente Alessandro verso la vita. Alle 11:22 l'ho sollevato con le mie mani, con papà Gennaro che non ci ha mai lasciati soli. Alessandro è nato sano e sta bene».

 

Puoi descrivere le sensazioni che hai provato?

 

«Mi sono completamente affidata al mio corpo, seguendo l'istinto e assecondandolo in ogni movimento sotto l'effetto delle onde!

Ce l'avevo fatta ed era stato potente e sorprendente come lo avevo sempre sognato!

Sono uscita dalla vasca aiutata dalle mie amiche Noemi e Martina (che ringrazio di cuore), per aspettare che naturalmente si staccasse la placenta, senza tagliare il cordone, per regalare ad Alessandro tutte le cellule staminali ed il sangue presenti nella sua placenta.

Intanto abbiamo praticato il "pelle a pelle" (la sua pelle nuda contro la mia) utile per colonizzarlo di batteri che serviranno a sviluppare il suo sistema immunitario, prima con me e poi col papà.

La placenta si è staccata naturalmente dopo 75 minuti dal parto. E' stato il papà a tagliare il cordone dopo cinque ore dalla nascita.

La placenta è stata seppellita nel nostro giardino sotto un albero di pesche come simbolo di protezione per Alessandro e per tutti noi».

 

La tua è senza dubbio una scelta controcorrente rispetto alla consuetudine nel nostro paese.

«Ho deciso di raccontare la nostra storia non perché straordinaria ma, al contrario, per dimostrare che ho fatto qualcosa di normale. Quando rispettiamo la natura è difficile che qualcosa di strano accada, ma quando andiamo ad invadere la natura in qualsiasi modo andiamo a creare un disequilibrio. E la fisica ci insegna che a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.

L'Italia è il paese più medicalizzato al mondo per quanto riguarda l'evento nascita e con conseguente aumento delle patologie materne e outcome neonatali.

Il mio invito alle donne è ritornate all'istinto, ritornare a credere nelle innate capacità "mammiferine" e non lasciarsi trascinare nella medicalizzazione e nel patologico quando non è necessario. Bisogna informarsi e formarsi, facendo scelte consapevoli. Tutte noi possiamo e dobbiamo riappropriarci della naturalità del parto e della maternità!».

* https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/pdf/rapporto-covid-19-45-2020.pdf

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-gravidanza-parto-allattamento-materiali-di-comunicazione

 

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