Tu sei qui: Musica, Cinema e TeatroIl 3 luglio debutta “Malena e il Tango” al Morrofestival con una straordinaria Maria Grazia Cucinotta e la regia di Francesco Branchetti
Inserito da (Redazione il Vescovado Notizie), sabato 28 giugno 2025 14:57:36
Di Emilia Filocamo
La nostalgia e la passione che parlano al pubblico, opportunamente declinate nello strumento che meglio le rappresenta, un ballo iconico, struggente, fatto di mosse sempre in bilico tra coraggio e disperazione, tra seduzione e tenerezza: il tango. È questo il leitmotiv che sottende al debutto di uno spettacolo che si preannuncia unico nel genere e nelle intenzioni, nella portata scenica e nel significato profondo del messaggio che vuole arrivare al pubblico: una carezza ma anche come uno scossone fatto di nostalgia, musica, poesia espressa fino al parossismo. Malena e il Tango, di Gianvito Pulzone, con la straordinaria Maria Grazia Cucinotta, con Oscar Bellomo, Claudia Pompili e con la regia di Francesco Branchetti, debutterà giovedì 3 luglio alle ore 21:30 Al Morrofestival di Morrovalle, in provincia di Macerata.
A parlarne Francesco Branchetti, il regista.
Francesco, nello spettacolo che sta per debuttare, la musica interviene sul palco con una parte precisa, quasi con un vero e proprio copione. Da un punto di vista tecnico, quali sono le difficoltà per questo tipo di regia? Sicuramente ha richiesto un lavoro di preparazione molto lungo e il lato tecnico da un punto di vista musicale e visivo, è imponente. Altre difficoltà non ci sono state, la musica è cuore e anima dello spettacolo, insieme al lavoro magnifico degli attori.
Le motivazioni che ti hanno convinto e che ti hanno portato a scegliere questo spettacolo: cosa conquisterà gli spettatori? Il fascino della musica, del testo, della femminilità e spero le continue suggestioni e i momenti poetici che si susseguono senza soluzione di continuità nello spettacolo, oltre al desiderio di lavorare con Maria Grazia che avevo da anni.
L'interprete, attrice che non ha certo bisogno di troppe presentazioni, è una personificazione eccellente del mistero e della sensualità che avvolgono il tango. Cosa ti ha colpito della Cucinotta in fase di lavorazione e prove, e cosa arriverà al pubblico? Un grande fascino, tanta passione, ma soprattutto una profonda umanità.
Si dice, ed è frase nota, che il tango è un pensiero triste che si balla. La tristezza, meglio declinata con il termine nostalgia, quanto può aiutare nella fase creativa di un artista? Tantissimo.
Dopo questo spettacolo a cosa ti dedicherai? Prossimi progetti? Uno spettacolo con Ettore Bassi sul calcio e uno molto bello con Ornella Muti, poi la ripresa dello spettacolo l'Onorevole , il Poeta e la Signora in cui sono in scena con Lorenzo Flaherty e Isabella Giannone
C'è un odore o un sapore che, secondo te, definiscono compiutamente il teatro o che ti rimandano al teatro, non so al momento in cui si solleva il sipario piuttosto che agli applausi?
L'odore è quello del legno per le strutture e i palchi, oppure l'odore del tessuto dei sipari, che io adoro.
Suoni qualche strumento musicale? E tra tutti quale ti affascina di più e perché? No, non suono strumenti musicali ma sono un buon conoscitore della musica, di tutti i generi.
Se potessi descrivere questo spettacolo con una stagione quale sceglieresti e perché? L'autunno e la primavera per le speranze struggenti e per le tristezze senza fine.
E' giocata tutta sul filo della nostalgia l'intervista a Francesco Branchetti e l'ultima domanda, che chiude la nostra conversazione, propaga questa sensazione dandole una collocazione precisa, quella delle stagioni che anticipano o fanno da anticamera alle loro " sorelle" più estreme,dall'inverno all'estate. I chiaroscuri, che si tratti di ruggine sulle foglie o di prime,tenui infiorescenze, dei cambiamenti che determinano e dirigono un passaggio temporale, un cambio appunto di stagione, sono anch'essi nostalgia e viaggio, incanto e sensualità. Proprio come un passo di danza, appunto di tango, quando tra i due ballerini ogni mossa è un nodo che somiglia ad una promessa, da sussurrare appena, con la voce sottile. Perché è quella sottigliezza, quel detto appena accennato, che creano il mistero, la magia.
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