Tu sei qui: Lettere alla redazioneIddio ci liberi da certi decisori
Inserito da (redazionelda), martedì 20 ottobre 2015 17:34:22
di Salvatore Sorrentino*
Caro Direttore.
È un bel po' di tempo che non mi faccio leggere sul tuo giornale. Non voglio discutere sulle cause, anzi sulla causa, che ha interrotto il bel rapporto che si era creato, e che spero si riprenda, con i lettori.
Tu sai. La ferita che, per una serie di coincidenze, si è aperta nel mio cuore, ancora sanguina. La causa, il lettore mi perdonerà se non la spiego (mi vergognerei), è capitata per la prima volta nella mia vita: essa è unica e tale resterà.
Durante questo lungo tempo, ho sofferto, e non poco, per il fatto di zittire su vicende che hanno interessato e, spesso, tormentato la mia bella città.
Tutto si è risolto e, per fortuna, nel meno doloroso dei modi: la prepotenza del presidente Caldoro (poveretto, lui è un'ottima persona, ma lasciamo stare) è stata clamorosamente e prevedibilmente sconfitta; con tanto di "sconfessamento" di chi la sosteneva e, soprattutto, la difendeva, la reclamava.
La Fondazione è tornata all'amministrazione democratica, non più dittatoriale. Ha ottenuto il migliore Presidente, allo stato, possibile; il personale esecutivo è salvo, anzi qualcuno, finalmente ravellese, addirittura sembra possa raggiungere, per meriti personali e non clientelistici, alte vette dell'amministrazione.
Fa male, molto male, la coda: ingiustificata (stavo per usare una parola pesante! Dio ne liberi!) per una persona cui pure non difettano intelligenza, e esperienza, e capacità di pesare, e soppesare. Certe denunce, si fanno a tempo debito; non a seguito di siluramento.
Iddio, ci voglia liberare dal farci trovare, in avvenire, come decisori dei nostri destini, elementi simili; e si badi: parlo al plurale, stavolta, non al singolare! I Cittadini, con la C maiuscola, cioè quelli buoni e onesti, che si fanno avanti nel solo intento di fare gli interessi del paese, e della collettività, sanno farsi da parte, quando si accorgono che il loro tempo è finito, superato, tramontato.
Già. Quando si accorgono! Quando, cioè, hanno la capacità di accorgersi.
Andiamo, però, al motivo in vero occasionale, di questo mio "ritorno". Direttore, mi auguro che tu pubblichi senza remore questo scritto. Mi assumo io ogni responsabilità, penale. Non temere, il recente processo al nostro corregionale Erri De Luca ci dà forza, ci sprona a intervenire, a fare...
Sono stanco, io, addolorato, stufato, disgustato, dal fatto che Ravello, non lo dico per vanto dei miei concittadini, ma perché in vero universalmente ormai riconosciuta come centro di grande importanza turistica, culturale, monumentale, debba trovarsi isolata dal mondo della sua abituale e, diciamocelo pure, scelta clientela.
L'unica via di comunicazione della nostra città con gli unici aeroporti che la collegano al mondo, Capodichino e Fiumicino, è ufficialmente e giuridicamente chiusa. Anche se si passa, con il colpevole, ingiustificato, foriero di possibili catastrofi, eccidi e ... morti, assenso delle autorità, di tutte le autorità, competenti, nessuno escluso, a cominciare da quelle politiche e amministrative.
Siamo a fine estate (non stagione) turistica. Se siamo sopravvissuti alle irresponsabilità politiche e amministrative, lo abbiamo fatto illegittimamente. Ma questo non è la parte peggiore. Il peggio è che l'abbiamo fatto a nostro rischio e pericolo, con la morte, spesso, sul collo. Soprattutto sul collo dei lavoratori dei taxi e delle auto da noleggio.
Senza contare i numerosi pullman, che quotidianamente passano, viaggiano pieni di turisti, sotto la massa di pomice che sovrasta la strada in maniera che fa semplicemente paura guardare.
Una massa che continuamente assale la strada, la invade, la blocca. E la Pubblica Amministrazione guarda, vede, sa, non interviene, da mesi - che dico? - da anni. Se abbiamo vissuto, se viviamo, è solo grazie alla disponibilità, al coraggio, al lavoro gratuito, a rischio della propria vita, della grandiosa ditta APIDEL.
Grazie, amici! Tutti i Ravellesi vi siamo enormemente grati. Che posso dirvi? Con l'inverno che si approssima, i vostri gratuiti interventi diventano ancora più pesanti, più numerosi, più ... pericolosi.
... e le stelle stanno a guardare! Sì, perché, oltre a tutto, dovete intervenire alla luce delle stelle. Vi auguriamo che la vostra Buona Stella vi guidi e vi conservi.
E noi? Anche noi stiamo guardando. Anche noi siamo colpevoli. Sì, non dal punto di vista giudiziario. Tanto nemmeno se ne accorgerebbero. Tutti sono in " ... tutt'altre faccende affaccendati, ma in queste cose, son morti e sotterrati". Passatemi questo passaggio manzoniano, un po' storpiato, per adeguarlo alla realtà. Siamo colpevoli, anche noi, cari concittadini, perché non interveniamo.
Ora vi dico io cosa dovremmo fare; ci vorrebbe qualcuno più giovane di me, però, per organizzarlo. Se avessi almeno una dozzina di anni in meno, l'organizzerei io. Però sono pronto a mettermi in testa. Mi auguro che qualcuno prenda l'iniziativa: DOBBIAMO ORGANIZZARE QUATTRO GRUPPI DI POCHE DECINE DI PERSONE L'UNO E ... NO, NON DOBBIAMO PROMUOVERE QUATTRO FRANE, DOBBIAMO SOLO BLOCCARE LE QUATTRO STRADE DI ACCESSO ALLA COSTIERA, DURANTE IL PROSSIMO PERIODO NATALIZIO. NON DOBBIAMO PERMETTERE A NESSUNO DI ENTRARE IN COSTIERA. SOLO COSÌ LE AUTORITÀ COMPETENTI, SALERNITANE, NAPOLETANE, ROMANE, SI MUOVERANNO.
*Già sindaco di Ravello
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(e.a.)
Felice che il qui pro quo della scorsa primavera si sia chiarito. Le ragioni del professore Sorrentino erano state comprese ma non condivise. Il ruolo di garante a tutela del buon nome del giornale e soprattutto della soddisfazione dei lettori è stato assolto nonostante la rinuncia a una penna preziosa come quella del caro Professore che da oggi ritorna ad essere voce autorevole di questo giornale.
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