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Chiesa, fede, processioni, Agro, manifesto, vescovo, solidarietà

Stop a processioni nell'Agro, manifesto "funebre" per colpire Monsignor Giuseppe Giudice. Solidarietà anche dalla Costa d'Amalfi

Tutti i Sindaci dell'Agro si sono stretti intorno a Monsignor Giuseppe Giudice, ma la solidarietà arriva anche dalla Costa d’Amalfi, per la precisione dalla penna del giornalista Sigismondo Nastri

Scritto da (Redazione LdA), lunedì 4 aprile 2022 13:41:28

Ultimo aggiornamento lunedì 4 aprile 2022 13:41:28

Un manifesto "funebre" è apparso, il 1° aprile scorso, in tutto l'Agro Nocerino-Sarnese riferito al vescovo Mons. Giuseppe Giudice, accusato di aver «tragicamente con un decreto inutile ucciso e oltraggiato le nostre feste patronali».«Ne danno la triste notizia le bande musicali, fuochisti, ambulanti, giostrai, ditte delle luminarie e molti commercianti che ancora piangono un periodo buio per la crisi legata al Covid ed ora continuano a non lavorare per una scelta disonesta e ingiusta», si legge nel manifesto, che imita quelli stampati per annunciare la morte dei cattolici.

Un atto immediatamente condannato dai sindaci dell'Agro, a cominciare da Pietro Pentangelo, primo cittadino di Corbara, che dichiara: «Un attacco deprecabile che non può essere accettato e va condannato senza mezzi termini. Sono altre le modalità con le quali esprimere contrarietà rispetto a scelte compiute».

Anche il Sindaco di Scafati Cristoforo Salvati ha voluto «esprimere profonda indignazione per il vergognoso manifesto comparso questa mattina in alcuni comuni dell'Agro quale atto intimidatorio ed offensivo del Vescovo della Diocesi di Nocera-Sarno, a cui va la mia personale solidarietà e quella della mia città. Non si possono tollerare simili comportamenti, qualsiasi siano le motivazioni da cui scaturiscono. Il rispetto per le Istituzioni ed il dialogo tra Chiesa e Società civile sono valori fondanti della nostra democrazia e vanno sempre tutelati, soprattutto in una fase storica così difficile come quella che stiamo vivendo».

«I toni violenti assunti in seguito alla decisione dell'Assemblea del clero diocesano di non procedere con la ripartenza delle processioni fino a data da destinarsi, non appartengono alle modalità delle disquisizioni civili, rispetto a cui si può manifestare consenso o dissenso, ma mai oltrepassare il limite della civiltà. Questi atti non solo oltraggiano le autorità religiose nelle vesti istituzionali e personali, ma danneggiano gli stessi commercianti, cittadini e le istituzioni tutte», ha dichiarato il Sindaco di Pagani Raffaele Maria De Prisco.

Il manifesto è stato condannato anche dal sindaco di Nocera Inferiore Manlio Torquato: «Esprimiamo condanna per i manifesti affissi contro il Vescovo della Diocesi per la decisione assunta in merito alla sospensione delle processioni per la settimana santa. Sono decisamente di cattivo gusto e in contrasto con lo spirito religioso che dovrebbe animare ogni buon fedele anche quando dissente dalle decisioni dell'autorità ecclesiastica. Al clero della Diocesi e a S. E. la nostra solidarietà».

«Comprendo il malumore dell'indotto legato a queste cerimonie, che sono nel nostro patrimonio culturale. Ma questo non giustifica ogni tipo di violenza che, stavolta, va a colpire una persona, come monsignor Giudice, che da sempre si batte per gli interessi della sua Diocesi. Sono per il dialogo sempre e comunque, su ogni situazione che riguardi la comunità. Ma contro la violenza serve una risposta ferma: lo stop alle processioni non può essere l'alibi per attivare squallidi comportamenti che infangano un intero territorio. San Marzano sul Sarno è vicina al suo Vescovo», ha commentato Carmela Zuottolo, sindaca di San Marzano sul Sarno.

«La fine dell'emergenza covid non ha determinato la fine della pandemia, per cui il pericolo è sempre in agguato. Le doglianze degli esercenti che vivono le feste patronali possono seppur essere condivise, non espresse però con l'odio e la tracotanza. Ho sempre detto che il dialogo è lo strumento che allontana il diavolo e ci rende comunità. Purtroppo la pandemia ha decretato un malessere generale che sta sfociando in una morte dei valori sacri», ha detto Raffaella Ferrentino, responsabile provinciale dell'Arciconfraternita di Santa Filomena.

Solidarietà al vescovo anche da Mario Polichetti, vice coordinatore regionale dell'Udc: «Qualsiasi decisione sulle processioni nell'Agro non può accettare intimidazioni e minacce macabre. Procura e forze dell'ordine diano un volto ai responsabili di questo vergognoso episodio che mette solo in cattiva luce la grande dignità dei fedeli di tutto il comprensorio».

Ma la solidarietà arriva anche dalla Costa d'Amalfi, per la precisione dalla penna del giornalista Sigismondo Nastri: «In tanti anni di giornalismo in Costiera ho raccontato le feste di Amalfi e Maiori, prendendomi pure qualche tirata d'orecchio (come quando ne definii una... hollywoodiana). Sostengo da tempo che le processioni, come sono adesso, hanno poco a che vedere con la fede. Sono spettacolo, folclore, business. Nemmeno in linea con la tradizione trasmessaci dagli antenati. Una volta il popolo seguiva la statua con devozione - c'era chi, per voto, camminava a piedi scalzi -, pregando. Oggi la gente è ferma sul marciapiede armata di smartphone pronta a scattare foto e registrare video da postare su facebook o su youtube. Il rientro, di corsa (e mi riferisco qui ad Amalfi, a Maiori), è salutato con applausi e grida di gioia come se si trattasse del momento culminante di una corrida. Vale per tutte le processioni. Anche per quella di san Matteo a Salerno, che va oltre: sei statue - s. Ante, s. Fortunato, s. Gaio, s. Giuseppe, s. Gregorio VII, s. Matteo -, infiocchettate e addobbate pacchianamente (posso dirlo senza il rischio di essere mandato al rogo?), sei bande musicali. Quando si entra nelle chiese ci si preoccupa di andare a toccare le immagini dei santi - più ce ne sono e meglio è - spesso dimenticando che il centro della nostra fede, la ragione stessa del nostro sentirci cristiani, è la presenza viva di Gesù - "quel pane vivo disceso dal Cielo" - nel tabernacolo. Si fa strada una fede che - consentitemi l'espressione - rasenta l'idolatria. La Chiesa, di solito, lascia correre. A volte se ne compiace. E quando cerca di mettere ordine, in una materia che religiosa e quindi di sua competenza, ecco che viene contestata. Succede oggi col vescovo di Nocera, come ad Amalfi nel 1945 con Mons. Demetrio Moscato e, in epoca successiva, con Mons. Nolando Nuzzi. A Mons. Giudice, che ho avuto il piacere di conoscere e apprezzare, esprimo la più sentita e convinta solidarietà».

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