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Attualità

"Emergenza immigrazione" - conversazioni con Don Vincenzo Taiani

Inserito da (admin), lunedì 24 agosto 2015 14:33:41

di Alberto Quintiliani* - Facendo seguito alla pubblicazione sul "Vescovado" dell'articolo-intervista: "conversazioni sotto l'ombrellone con Don Vincenzo Taiani",Don Vincenzo ed io abbiamo deciso di aggiungere un "addendum" a quell'articolo in considerazione delle recenti prese di posizione da parte del segretario della CEI, Mons.Galantino, sul tema immigrazione, argomento da noi non toccato nell'articolo precedente, perché si presta alle più variegate analisi: umane-sociali-economiche-religiose e pertanto molto difficile da dibattere. E qui metto alla prova Don Vincenzo su tematiche "scomode" che tirano in ballo direttamente la Chiesa.

d) Carissima Vostra Beatitudine, anche se posso intuire e giustificare la sua comprensibile "difesa d'ufficio", e quindi il suo "fuoco di sbarramento", vorrei conoscere la sua opinione sulle "esternazioni" di Mons. Galantino sul gravissimo problema immigrazione e sulla sua "non velata" accusa rivolta ad alcuni esponenti della classe politica di utilizzare queste tristi vicende come "grimaldello" per raccattare consensi elettorali. Anche se in termini meno diretti, ma più generali, questi concetti sono stati ripresi nel corso del suo intervento al meeting di Comunione e Liberazione in corso a Rimini, che hanno provocato la reazione di alcune forze politiche, che hanno polemizzato duramente con Mons. Galantino stigmatizzando le sue presunte ingerenze nella vita politica. Non le sembra che queste esternazioni del Segretario della CEI possano essere considerate come una indebita invasione su un campo non di pertinenza della Chiesa, quasi alla stregua delle posizioni di una corrente di opposizione?
r) Probabilmente le affermazioni di Mons. Galantino sono state estrapolate da un ragionamento più ampio, in cui si voleva sottolineare, sulla stessa linea del pensiero del Santo Padre, sull'obbligo morale e cristiano di accogliere esseri umani in difficoltà.

d) Su questo aspetto Le partecipo la mia non condivisione: Papa Bergoglio, come è insito nel suo importante ruolo, lancia accorati appelli affinché la nazioni europee - le più direttamente investite dal problema - accolgano i migranti, fermandosi alla missione pastorale, evangelica ed umana della Chiesa, guardandosi bene (anche se probabilmente il problema potrebbe essere nei suoi pensieri), dallo sferrare attacchi e critiche alla classe politica, che deve gestire materialmente questo grosso problema, che aggrava, al di la dell'aspetto umano e sociale, la ancora pesante crisi economica in corso. Questa prudente linea d'azione del Santo Padre è stata invece completamente disattesa da Mons. Galantino. Per parte mia condivido totalmente quello che ha scritto il giornalista Magatti nel suo articolo del Corriere della Sera del 20 u.s. intitolato "la dialettica possibile tra Chiesa e Governo" laddove afferma sull'argomento che: "l'intervento della Chiesa rischia di fare confusione se invade il campo della politica. E' invece utile nella misura in cui ricorda alle democrazie europee - a cominciare dai cittadini che dichiarano di riconoscersi nella fede cristiana - che vivono di questa contraddizione-tensione e, scomodandole, le sollecita verso la ricerca di soluzioni più avanzate". Quest'ultimo concetto è perfettamente in linea con i comportamenti e le raccomandazioni di Papa Bergoglio. La Chiesa non è un organo politico, non fa parte ne del governo e neanche dell'opposizione. Se invade il campo non suo ed entra nell'agone politico si presta a ricevere, le - a mio giudizio - legittime critiche da parte di chi deve invece materialmente e non ideologicamente gestire il notevole problema.
r) In larga parte potresti avere ragione tu, ma, considerando l'alto obiettivo che si è prefisso Mons. Galantino, certe prese di posizione possono essere tollerate, come possono essere giustificate le critiche, anche acerbe, indirizzate a quei politici che intendono utilizzare gli "esodi biblici" in corso per fini elettorali. Sintetizzando potrei al limite definire le iniziative del segretario della CEI una sorta di: "eccesso di legittima difesa".

d) Vostra Beatitudine mi consenta di proseguire sull'argomento con un'analisi, che possiamo definire tecnica: perché Mons. Galantino (che sta polarizzando sul tema l'interesse dei mass media nazionali: luci della ribalta?) se la prende esclusivamente con i rappresentanti della politica italiana, mentre, in linea con le caratteristiche di chiesa universale che rappresenta, non tocca minimamente altri importanti attori - quasi sempre defilati - di questa tragedia epocale? Intendo riferirmi all'Unione Europea, ma anche e soprattutto a quel "contenitore " vuoto, inefficiente ed inutile che si chiama ONU, che - forte della sua (sulla carta) legittimazione internazionale - potrebbe assumere le opportune iniziative per gestire direttamente e tentare di risolvere i conflitti in corso in medio-oriente, potente detonatore che fa letteralmente esplodere il flusso dei migranti. Contrariamente a Mons. Galantino un attacco diretto all'ONU ed alla sua colpevole ignavia è stato correttamente sferrato dal più autorevole rappresentante della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), il Presidente Card. Bagnasco. Questa gravissima crisi umanitaria, che procede parallela a quella economica, non può essere lasciata soltanto alle estemporanee iniziative, individuali e non coordinate, dei paesi direttamente coinvolti nell'arginare il fenomeno. Fanno soltanto "sorridere" le iniziative finora assunte dall' UE, che, oltre a qualche "spicciolo" di euro - rispetto alla dimensione del fenomeno - si sostanziano nel pattugliamento navale e relativi soccorsi della fascia di mare che separa l'Africa dalla Grecia, Italia e Spagna, cioè i paesi di frontiera più direttamente investiti dal flusso migratorio, e che, guarda caso, sono anche tra i più deboli d'Europa sotto l'aspetto economico.
r) Le tue domande, o se vogliamo puntuali e condivisibili considerazioni, mi mettono in difficoltà, soprattutto quando tocchi gli organismi sovranazionali assenti come l'UE e l'ONU ed i suoi fantomatici "caschi blu": chi li ha mai visti in azione? In effetti si tratta di un organismo che potrebbe e dovrebbe intervenire - come da sua "mission" - contro le barbarie sanguinose e gli stermini che vengono perpetrati dall'ISIS ed accoliti similari, in quella estesa parte del nord Africa. Mons. Galantino si preoccupa giustamente per aiutare e salvare coloro che fuggono da quelle guerre, massacri e genocidi, anche di cristiani, o, comunque, tutti quelli che non si identificano nel fanatismo islamico, ma sicuramente una presa di posizione di più ampia portata sarebbe stata - a mio avviso - auspicabile.

d) Si Don Vincenzo, concordo con Lei su quest'ultimo aspetto cristiano ed umanitario di salvare esseri umani in fuga dalle guerre. Però le domando: nel nostro articolo precedente Lei ha affermato che il Santo Padre non fa distinzione alcuna tra persone, generi, etnie, in quanto sono tutti figli di Dio con uguali diritti. Allora poniamoci una domanda che ci aiuta a chiarire meglio le dimensioni e la connotazione del fenomeno di cui stiamo parlando: chi cerca di migrare nella opulenta, "decrepita" e divisa Europa (l'Unione Europea ha infatti le caratteristiche più di un'unione monetaria, che di un'unione politica-sociale-economica) sostiene un costo per un viaggio della speranza con le carrette del mare mediamente intorno ai 1.200/1.500 dollari, salvo cifre inferiori per quelli che vengono stipati, alla stregua di bestie, nelle stive delle navi, come quelli che ci hanno recentemente lasciato la vita, avvelenati dalle inalazioni delle caldaie. Questa specie di migranti, con più ridotte capacità economiche, rappresenta di fatto una categoria di serie B, perché non può permettersi di respirare aria pulita, rispetto ai passeggeri di serie A, che, essendo sistemati in superficie, corrispondono un importo superiore. Chi migra verso l'Europa è vero che rischia la vita con le vecchie "carrette della speranza", ma oltre a quelli "sotto i riflettori "- che hanno la possibilità di venirsi a salvare e a cercare una vita migliore da noi o in altri paesi d'Europa (che sono una minoranza), praticamente nessuno si occupa di quelli che restano nelle zone di guerra (categoria: carne da macello?) perché non hanno le disponibilità per tentare di salvarsi, pagando il prezzo di un pur rischioso viaggio. La "pelle" di chi resta in Africa vale meno di quella di chi fugge, che sotto un certo aspetto possono essere considerati - pur con tutti i rischi che conosciamo - dei privilegiati? Quelli che sono condannati a restare non possono assumere la connotazione degli "scarti" di cui parla Papa Bergoglio? Ma non sono anch'essi esseri umani che hanno diritto ad una vita dignitosa? E non sono perfettamente uguali agli altri - che possono invece fuggire avendo le disponibilità economiche necessarie - anche davanti alla Chiesa? E qui, naturalmente, metto nuovamente sul banco degli accusati l'ONU e la sua completa indifferenza verso queste tragedie. Giustizia ed uguaglianza dovrebbero consistere nel trattare allo stesso modo tutti coloro che rischiano la vita nelle zone di guerra. Ecco perché condivido la necessità di aiutare tutti nella stessa maniera, ma nelle loro terre di origine. E chi, se non l'ONU - dall'alto (si fa per dire) della sua legittimazione internazionale può farsi carico di gestire questo immane compito umanitario? Altrimenti a cosa serve?
r) Naturalmente, dal momento che parlo secondo i miei pensieri, scindo le problematiche che hai giustamente sottolineato in due: sia l'aspetto umano e cristiano che impone alla Chiesa ed ai suoi rappresentanti di aiutare in ogni maniera l'essere umano e sia l'aspetto politico-organizzativo in cui la Chiesa non può evidentemente entrare perché non rientra tra i suoi fini istituzionali. Su quest'ultimo versante è facilissimo - come si sta verificando - imboccare una strada tortuosa, con polemiche e "duelli verbali" che sicuramente procurano più problemi che vantaggi, considerando la distinzione dei ruoli tra Chiesa e Stato, che pur con itinerari diversi, perseguono obiettivi convergenti, qual'è appunto il bene della collettività.

d) Carissima Vostra Beatitudine, al termine di questa nostra conversazione, anche su questo argomento - come accade quasi sempre - possiamo affermare che le conclusioni sono da noi pressoché interamente condivise. Condivide anche quest'ultima affermazione?
r) Certamente si. Trattandosi di problemi giganteschi: non a caso il Santo Padre li assimila a "pezzi di una terza guerra mondiale" nel nostro piccolo non possiamo far altro che affidarci alla suprema volontà del Cristo Redentore affinché il mondo ritrovi il suo equilibrio, che sembra smarrito, coltivando il sentimento che sollecita a tutti Papa Francesco e che deve sempre essere presente in ognuno di noi: la speranza!

 

*ex dirigente centrale MPS

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