Tu sei qui: AttualitàAccoglienza ai rifugiati: tra il dire e il fare
Inserito da (redazionelda), lunedì 20 febbraio 2017 12:44:34
di Antonio Schiavo
"Nimby" è l'acronimo di "Not in my back yeard" ("Non nel mio cortile") con cui gli americani descrivono l'atteggiamento ipocrita e ambiguo di chi, a parole, si dichiara disponibile, tollerante e accogliente verso gli altri, i diversi, gli immigrati ma, nei fatti, si augura che di quell'accoglienza così strombazzata se ne facciano carico altri. Possibilmente lontano dal cortile di casa, appunto.
Mi è tornata in mente questa espressione leggendo delle prime polemiche sul ventilato (per molti, paventato) arrivo di migranti in Costiera Amalfitana.
Film già visto: anime belle, intellettuali da salotto, buonisti in tutte le salse, capaci, a chiacchiere, di pontificare sulla necessità, o meglio, l'obbligo di accogliere, senza se e senza ma, profughi, immigrati, esuli da tutte le latitudini.
Bello e semplice a dirsi, soprattutto se la marea di poveri disperati (sempre se fra di loro non si nascondano delinquenti o, peggio, terroristi) si infrange su coste lontane da casa.
Guardate quello che è successo, ad esempio, a Capalbio, buen retiro della raffinata intellighentia della sinistra in doppiopetto, con la puzza sotto il naso, pronta a salire sul pulpito - tra un drink e un sigaro - e dettare norme di comportamento politically correct.
Non appena si è prospettata la possibilità di destinare un po' di seconde o terze case a quelli che fino al giorno prima erano fratelli da accogliere a braccia e confini aperti, gli stessi figuri di cui sopra hanno cominciato coi distinguo, le preoccupazioni, le cautele, i se e i ma.
Il solito malvezzo: un problema di tale portata non affrontato alla radice, senza un progetto consolidato e condiviso, con un' Europa che ci ha lasciati soli a fronteggiare una invasione incontrollata, con mezzi e risorse insufficienti e sotto l'incubo mica tanto remoto del terrorismo, lasciato in balia di trite dichiarazioni di principio di politicanti e retorici compulsivi.
Raramente considerate, invece, le difficoltà oggettive, le ricadute sul mercato del lavoro già così asfittico per i nostri connazionali, le strutture di accoglienza e dimora inadeguate, le problematiche di ordine pubblico e sicurezza.
Derubricate a ostacoli strumentali posti da conservatori senza cuore e razzisti incalliti.
Poi, inevitabilmente, arriva il momento del redde rationem ed emerge che per affrontare questo dramma epocale servono serietà di intenti e lungimiranza rifuggendo auspicabilmente da pressapochismo e, soprattutto, da ondivaga demagogia.
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