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Turismo

Turismo religioso in Costa d’Amalfi: la chiesa parrocchiale di San Pietro e le altre di Cetara

Scritto da (Redazione), domenica 11 dicembre 2016 10:31:56

Ultimo aggiornamento domenica 11 dicembre 2016 15:47:48

Di Giuseppe Liuccio

La mia tappa del Turismo Religioso di questa settimana è Cetara. Di questo bellissimo e caratteristico borgo mi sono occupato altre volte. Ma vale la pena riparlarne. La vocazione è scritta nel nome, il ruolo storico nella posizione geografica, il futuro nell'armonia del paesaggio, con l'equilibrato dosaggio tra montagna, collina e mare. "Cetaria" chiamavano la tonnara i Romani. E di tonnare Cetara conserva testimonianze e memoria nelle minuscole insenature di mare con il carico di alici e tonni rientra nel porto la flottiglia dalla pesca di altura. E saperi e sapori di delizie di pescato al matrimonio di intingoli fumanti alitano tra le volte di refettori di vecchi conventi, che conobbero macerazioni da digiuni di monaci santi ed oggi, invece, registrano esplosioni di gioie conviviali di comitive goderecce. E raffinatezze nella genuina semplicità si riscoprono ed apprezzano in sublimi paste alla colatura di alici e in gustose varianti di tonno nella prismaticità del menu di mare in un buco di ristorantino, di assoluta eccellenza, al riparo di brevi porticati, o in quelli rintanati in case che ti accolgono con il sorridente smalto delle ceramiche verde o viola. E profumi di mare fuoriescono dalle piccole aziende delle salagioni. E pescatore è il Santo Protettore, quel Pietro che esercitò il mestiere nel Lago di Tiberiade ed oggi veglia sulla vita e sul lavoro di quanti, partendo dal piccolo porto, rubano la ricchezza ai fondali sulle rotte pescose del Mediterraneo, con il cuore alla famiglia e l'occhio acceso alla visione colorata della cupola maiolicata della Chiesa Madre.

Per la posizione geografica Cetara, più di Vietri, è da sempre limite di demarcazione tra Salerno, Cava e l'entroterra dell'Agro, da un lato, e la Costa d'Amalfi, dall'altro. E, pertanto, per quanti provenienti da Salerno, da Cava o dall'Agro Nocerino dovessero scegliere Cetara per una gita fuori porta in Costiera ma anche per praticare il precetto della Messa domenicale nella bella Chiesa Parrocchiale di S. Pietro Apostolo diamo qui di seguito qualche notizia utile alla visita. Fu edificata alla fine del IX secolo d.C. quando i normanni salernitani debellarono la comunità di saraceni insediatasi a Cetara e costruirono l'edificio sacro per testimoniare la superiorità della cristianità sui musulmani sconfitti. È ad unica navata ed ha subìto con il passare dei secoli numerosi cambiamenti. Gli unici elementi originali oggi si possono riscontrare nel campanile che presenta una base romanica e una sopraelevazione a forma ottagonale con cuspide. All'interno della chiesa sono da segnalare l'antico organo da poco ristrutturato, e una lapide bilingue (in latino e arabo) che commemora Grandenetto d'Aulisio, il cetarese protagonista della liberazione del principe Federico d'Aragona fatto prigioniero dai baroni di Salerno nel 1484.

Ma sono da ricordare anche altre chiese: il complesso monumentale francescano edificato alla fine del XIV secolo è formato dalla Chiesa di S. Francesco, dal chiostro (ora coperto e adibito a ristorante) e dalla sede della Confraternita. Nella chiesa, ad unica navata, sono presenti, sulla volta, numerosi affreschi; di particolare pregio nell'abside una "Deposizione" del pittore cetarese Marco Benincasa e, sulla navata, una raffigurazione di Suor Orsola Benincasa, la venerabile cetarese fondatrice dell'ordine delle Suore Teatine dell'Immacolata Concezione e che dà il nome ad un noto Istituto Universitario napoletano.

Da segnalare anche la Chiesa della Madonna di Costantinopoli edificata, dal 1868 al 1870, nella parte alta del paese. L'edificio fu danneggiato dalla tragica alluvione del 1910 e fu parzialmente ricostruito nel 1921. La Torre, che nei giorni di sole accende bagliori alle vetrate, rievoca assalti saraceni, bottino di pirati, difese di vicerè angioini ed aragonesi e, naturalmente, miracoli di santi e di madonne. E, se presti orecchio con la mente alla storia, la risacca ricanta lenta, alle radici del porto, i traffici di frutta e di derrate sulle "saette" ardite degli abati della Trinità della Cava, che su Cetara imposero il governo delle anime, ma esercitarono anche il controllo dei commerci. Erano pescatori i tanti cetaresi, che, con il cuore lacerato dalla separazione e malato di nostalgia per la costa natia, trovarono approdi fortunati e crearono fondachi su quella nordafricana. Che belle le processioni con lo stendardo rosso della congrega, le cotte bianche dei chierichetti ed il piviale damascato del canonico officiante! Che festa di colori le tele di Nicoletti Manfredi! Che suggestione gli acquerelli delicati di Paolo Signorino con l'allegra festa delle marine al sole! Che tenerezza struggente i notturni di Mario Carotenuto ad accendere occhi alle finestre delle case in gara a reggere le arditezze! Che emozione lo spettacolo dei fuochi nella notte di San Pietro all'incendio del mare e della costa! Sono ricordi che riaffiorano anche nei tanti che tornano a Cetara anche se solo per praticare il precetto della Messa domenicale.

Per un pranzo in un ristorante di buon livello, c'è solo l'imbarazzo della scelta. Per la passeggiata digestiva si consiglia il porto arioso e frizzante di profumi di iodio e sale. È un bel colpo d'occhio l'ardito costrutto delle case impegnate nell'estroso arabesco di rocce e coltivi, sulle colline a sorriso di agrumeti. Quella strada che s'inabissa nella umbratilità della vallata, ad imbuto, ti scopre una Cetara pudica e segreta, poco frequentata ma non priva di grazia. Ad avere voglia e vocazione alle escursioni, la scalata alla montagna riserva emozioni da profumi ed afrori anche in autunno che galoppa verso l'inverno mite della costa. Il sentiero che s'inerpica tra l'intrico della macchia mediterranea figlia prodigi di panorami man mano che sale su fino alla sorgente del Cetus, che, fedele al nome, caracolla tra lecci, roverelle, corbezzoli e carrubi fino ad inabissarsi nel carsismo sotterraneo delle case e correre speditamente all'abbraccio del mare.

Bel contenitore di storia, natura ed economia quello di Cetara che vanta appendici prestigiose a Nemours in Algeria, una bella pagina tutta da raccontare non fosse altro che per accendere orgoglio di identità e di appartenenza in quanti respirano profumi di iodio e sale, soprattutto quando il libeccio schiaffeggia la Torre e rovescia cascate di garofani bianchi sui frangiflutti.

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