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Storia e Storie

Unisa: in esposizione i reperti di Villa Rufolo

Scritto da Emiliano Amato (redazione), lunedì 26 gennaio 2009 20:35:58

Ultimo aggiornamento lunedì 26 gennaio 2009 20:35:58

"Villa Rufolo a Ravello. Una finestra sul Mediterraneo" è il titolo della mostra che da martedì 27 gennaio e fino a venerdì 30, resterà fruibile al pubblico presso l’area espositiva antistante le Presidenze di Lettere e Filosofia, Scienze della Formazione e Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Salerno. L’iniziativa, frutto di una brillante intuizione della docente

di Laboratorio di Archeologia Medievale Rosa Fiorillo, è volta a dare conto alla comunità scientifica dell’Ateneo salernitano delle attività che gli studenti di Scienze dei Beni Culturali svolgono all’interno del Laboratorio per l’Archeologia Medievale "N. Cilento".

"Le diverse competenze acquisite dagli studenti in questi anni – spiega la Fiorillo- sono state finalizzate alla ideazione e comunicazione di un progetto di promozione del patrimonio artistico e culturale che ha come interprete il materiale archeologico proveniente dalle indagini condotte dal prof. Paolo Peduto, nella prima metà degli anni ‘90, nella villa patrizia dei Rufolo a Ravello".

Gli scavi di Villa Rufolo hanno restituito 102.093 frammenti di ceramica tra cui si contano 4926 invetriate dipinte e 948 protomaioliche, databili tra il secolo XIII ed il successivo. Si tratta per lo più di produzioni locali, dell’area campana, ma non mancano anche importazioni dalla Puglia e dalla Sicilia e da regioni più lontane. Tracce di commerci su più lunga distanza sono testimoniate da frammenti di un bacino a pasta bianca con invetriatura bianca e decorazioni in blu cobalto, di probabile produzione irachena, collocabile al secolo X e da un frammento di una fiasca dalla pasta giallo chiara con decorazione a rilievo, ricoperta da vetrina bianca, ancora una volta attribuibile a produzioni irachene databili tra l’XI e il XIII secolo. Contatti con l’Iraq e la Persia sono di nuovo attestati mediante la ceramiche realizzate a stampo. Si tratta di tre frammenti di invetriate in verde sia all’interno che all’esterno, con decorazione a rilievo molto marcato sotto vetrina. Anche la ceramica del tipo Raqqa con rivestimento in vetrina azzurra su pasta bianca è ben presente a Ravello e numerosi sono anche gli esemplari dal corpo in pasta silicea bianca con invetriatura alcalina azzurra.
Gli scavi effettuati in varie zone della Villa Rufolo tra il 1990 ed il 1995 consentono di delineare un quadro un po’ più ampio rispetto a quanto acquisito dalla storiografia tradizionale circa i commerci degli Amalfitani i quali, attraverso numerose famiglie patrizie, furono tra i fautori della corona angioina. Dopo la conquista del regno, Canto I d'Angiò riconobbe i meriti di questi signori favorendone, mediante l’assegnazione di cariche pubbliche, un elevato potere. Ma, nonostante l’adesione politica verso i nuovi regnanti, i patrizi amalfitani manifestarono quasi sempre la loro ricchezza attraverso scelte formali che sapevano d’Oriente – tant’è che i loro palazzi venivano costruiti sui modelli dei califfi - in contrasto con le novità del gotico d’Oltralpe. Nelle suppellettili questo contrasto appare ancora più evidente per la presenza di numerosa ceramica proveniente dal Nordafrica e dalla regioni islamizzate, testimoni autorevoli dell’opulenza mercantile della famiglia ravellese menzionata finanche dal Boccaccio nel Decameron.

Attraverso il laboratorio "Comunicare l’archeologia" gli studenti dell’ateneo salernitano hanno potuto realizzare in prima persona tutte le fasi di un allestimento museale, partendo dallo studio del contesto fino alla documentazione grafica finalizzata all’esposizione. L’esperienza può essere così intesa come tirocinio per l’impiego in futuro di tali competenze nel mondo del lavoro.

Intanto dalla Città della Musica il sito web di Villa Rufolo www.villarufolo.it non riporta cenno alcuno della prestigiosa iniziativa che certamente avrebbe meritato maggior risalto.

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