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Storia e Storie

Trent'anni fa l'omicidio di Giancarlo Siani

Scritto da (Redazione), mercoledì 23 settembre 2015 09:55:18

Ultimo aggiornamento mercoledì 23 settembre 2015 09:55:18

Era la sera del 23 settembre del 1985, quando il 26enne cronista de Il Mattino Giancarlo Siani venne freddato con 10 colpi di pistola alla testa mentre era bordo della sua Citroën Méhari verde.

L'agguato camorristico avvenne alle 20.50 circa, a pochi metri dalla sua abitazione, nel quartiere napoletano del Vomero. Napoli trent'anni fa era una città in fermento. Culturale, artistico, musicale, ma era anche la Napoli della 'guerra' dove si affrontavano a colpi di omicidi i clan della Nuova Famiglia, il cartello avversario della Nuova Camorra Organizzata di Cutolo. Una guerra su cui aveva iniziato a indagare e a scavare il giovane giornalista del Mattino. A trent'anni dalla sua morte, Rai Storia lo ricorda nel documentario "L'estate sta finendo", di Alessandro Chiappetta e diretto da Graziano Conversano.

Andrà in onda sul canale tematico Rai proprio stasera, mercoledì 23 settembre, alle 21.30, a trent'anni esatti dalla sua morte. A introdurlo, il Procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti. Il documentario La vicenda di Giancarlo Siani viene rivisitata dalla nipote Ludovica, anche lei giornalista, e rivive attraverso le testimonianze del fratello Paolo, dell'amica Chiara Grattoni, oltre alle ricostruzioni di Roberto Saviano, Maurizio De Giovanni, Luigi Necco, Sandro Ruotolo, Alessandro Barbano, direttore del Mattino, e molti altri. Di fronte all'omicidio - spiega Saviano - la città resta stordita.

E' una ferita che porta a indagini affrettate e all'oblio. Fino al 1997, alle prime condanne. All'inizio Napoli rifiuta Siani - aggiunge - i giornalisti dicono: ma come mi occupo molto di più di camorra, che uccidono te che ‘n sì nisciun? Volevano che questo non fosse un omicidio di camorra, per sentirsi sollevati da responsabilità personali, da responsabilità lavorative, da responsabilità civili". I familiari ricostruiscono la vicenda di Giancarlo attraverso i suoi articoli, le sue passioni raccontate, la sua visione del mondo, della vita e della sua Napoli in quell'estate del 1985. Siani era entrato nel mirino dei clan per un articolo che raccontava l'arresto del boss di Torre Annunziata, Valentino Gionta. La sera in cui fu ucciso, il giornalista stava cercando i biglietti per il concerto di Vasco Rossi. Era a bordo della sua Mehari verde. Le sue inchieste Le denunce di Giancarlo, le sue inchieste, il suo modo serio di fare il giornalista, lo portarono alla regolazione contrattuale di corrispondente per il Mattino nell'arco di un anno. In suo articolo accusò il clan Nuvoletta, alleato dei Corleonesi di Totò Riina, e il clan Bardellino, esponenti della Nuova Famiglia, di voler spodestare e vendere alla polizia il boss Valentino Gionta, divenuto scomodo, per porre fine alla guerra tra famiglie.

Ma le rivelazioni, ottenute da Giancarlo grazie a un amico carabiniere e pubblicate il 10 giugno 1985, furono la goccia che fece traboccare il vaso. Da quel momento la camorra decise che era giunto il momento di farlo fuori. Il giornalista era diventato troppo scomodo. In quell'articolo Siani scrisse che l'arresto di Gionta era avvenuto grazie a una soffiata di alcuni esponenti del clan Nuvoletta ai carabinieri. Il boss fu arrestato poco dopo aver lasciato la tenuta del boss Lorenzo Nuvoletta a Marano di Napoli.

Successivamente i collaboratori di giustizia affermarono che l'arresto di Gionta fu il prezzo che i Nuvoletta pagarono al boss Antonio Bardellino per ottenerne un patto di non belligeranza. Ma la pubblicazione di quell'articolo suscitò le ire dei fratelli Nuvoletta che, agli occhi degli altri boss napoletani e di Cosa Nostra, facevano la figura degli "infami"che intrattenevano rapporti con le forze dell'ordine. L'assassinio e i processi Il 23 settembre 1985 appena giunto sotto casa sua, nel quartierte napoletano del Vomero, a bordo della sua Citroën Méhari con capote a tela, Giancarlo Siani venne ucciso.

Almeno due uomini gli spararono 10 volte in testa da due pistole Beretta 7.65 mm. Siani, trasferito dalla redazione di Castellammare di Stabia a quella centrale de Il Mattino, all'epoca diretto da Pasquale Nonno, il 23 settembre 1985, prima del suo omicidio, chiamò il suo ex-direttore dell'Osservatorio sulla Camorra, Amato Lamberti, chiedendogli un incontro per dirgli cose che era "meglio dire a voce". Non si è mai saputo il contenuto del loro colloquio perchè Lamberti ha sempre fornito versioni diverse che non hanno mai fatto luce sull'episodio.

Il 15 aprile del 1997 la seconda sezione della Corte d'Assise di Napoli condannò all'ergastolo i mandanti dell'omicidio di Giancarlo - i fratelli Lorenzo e Angelo Nuvoletta, e Luigi Baccante - e i suoi esecutori materiali, Ciro Cappuccio e Armando Del Core. In quella stessa condanna appare, come mandante, anche il boss Valentino Gionta. La sentenza è stata confermata dalla Cassazione, che però decise il rinvio ad altra Corte d'Assise d'Appello per Valentino Gionta. Il 29 settembre 2003, a seguito del secondo processo di appello, Gionta venne di nuovo condannato all'ergastolo, mentre il giudizio definitivo della Cassazione lo ha definitivamente scagionato per non aver commesso il fatto.

In un libro inchiesta del 2014, il giornalista napoletano Roberto Paolo sollevò seri dubbi sugli esecutori dell'omicidio. Menzionò i nomi di altri mandanti ed esecutori. In base a quelle rivelazioni, l'allora coordinatore della Direzione antimafia della Procura di Napoli, Giovanni Melillo, decise di riaprire le indagini sull'omicidio Siani e il fascicolo fu affidato ai sostituti procuratori Enrica Parascandolo e Henry John Woodcock

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