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Storia e Storie

Scala: pellegrinaggio d’amore e di cultura alle radici della storia della Costa d’Amalfi

Scritto da (Redazione), mercoledì 30 marzo 2016 20:26:20

Ultimo aggiornamento mercoledì 30 marzo 2016 20:26:20

di Giuseppe Liuccio

L'avevo promesso ai nipotini, che ho contagiato d'amore per la Costa di Amalfi, ed ho mantenuto l'impegno. Ho fatto con loro un viaggio di amore e di cultura alle radici della storia della Prima Repubblica Marinara. Il giorno di Pasqua sono stato a Scala, che si preannunzia, come sempre, in tutto il suo fasto di città "ricca nobile e potente" ad una svolta di quel budello di strada che da Castiglione si inerpica verso Ravello tra miracoli arditi di agrumeti e limoneti e rocce precipiti nella vallata. Domina l'alto corso del Dragone, che, traslucido in cima, si inabissa nella gola e rovescia nel mare di Atrani storie e leggende raccolte dai displuvi di Ravello. La rivedo e la rivivo negli occhi carichi di stupore dei nipoti nelle reti pure dei colori in una straordinaria giornata di sole che esalta e canta l'inno alla vita del Redentore risorto in una con la rinascita della natura. La bella cattedrale di San Lorenzo, maestosa nella struttura e luminosa di sole, veglia sui bei vigneti di Episcopio e narra di antichi fasti religiosi e civili. A guardarla da lontano si stenta a credere che con la sua intraprendenza commerciale raggiunse grande floridezza economica e splendore monumentale testimoniato da 130 chiese, 30 parrocchie e numerosi palazzi gentilizi. All'apice del suo splendore contava 35.000 abitanti, come testimonia e documenta uno storico dello spessore di Matteo Camera. La fondarono i Picentini, antichissima popolazione autoctona e nomade disseminata sui monti dell'Appennino campano e la chiamarono "Cama", biada in ebraico, per la vicinanza ai Monti Lattari, ricchi di lussureggiante vegetazione. E ti convinci che sei al cospetto di un passato nobile e potente a cominciare dalla bella cattedrale, autentico scrigno di tesori d'arte (unica nel suo genere la bellissima e splendente mitra vescovile, dono di Carlo I d'Angiò )e che da sola merita più di una visita,.E c'è da incantarsi a quel capolavoro di monumento sepolcrale che, nell'estroso incrocio degli stili (stupendo il baldacchino gotico),ossifica ed eterna la storia d'amore di Marinella Rufolo, ravellese, ed Antonio Coppola, nobile di Scala. Così come da scoprire e godere sono le tante altre chiese, a cominciare dalla SS. Annunziata di Minuta con quella perla di affresco quattrocentesco raffigurante la Madonna con il Bambino, per continuare, poi, con il grandioso rudere delle tre absidi della chiesa di Sant'Eustachio, per finire alla parrocchiale di San Giovani di Pontone, che conserva una bella lastra tombale raffigurante il nobile Filippo Spina in abito cavalleresco. E' una delle tante testimonianze dello splendore trecentesco del villaggio, che, tra l'altro, fu centro commerciale ed artigianale con le rinomante folloniche dell'arte della lana, ("i pannilana"). Ma la storia di Scala la si può cogliere anche nelle belle dimore antiche. Che, ad una lettura attenta, disvelano ancora prestigio di famiglie ricche e potenti. Ma c'è storia, e che storia! Anche nelle dimore dignitose nel nitore accecante dell'intonaco nel verde dei coltivi e che rievocano la fatica quotidiana del vivere nella creatività degli artigiani e dei contadini che esaltano valori di etica e di estetica nella conservazione/esaltazione della bellezza delle tradizioni. Una di queste, a mezza strada tra Scala e Minuta, è, fuori dubbio, il ristorante/albergo, "Zì‘Ntonio" della famiglia Ferrigno. Lo gestisce con impegno d'amore e professionalità ineccepibile conquistata sul campo Michele, erede di una tradizione di calda accoglienza, che onora la famiglia e la città. Mi accoglie in una stanza/museo con c le foto/icone dei "lari", nel segno della religiosità/culto familiare: Zì Antonio, il capostipite/fondatore, il figlio Lorenzo, , prematuramente strappato alla famiglia ed alla città, di cui fu giovane, intraprendente, creativo e vulcanico sindaco., mai compianto abbastanza E' straordinariamente lucida e contagiosa di simpatia, con la faccia di luna piena e gli occhi di cielo, la matriarca, Donna Lucia, tenera di grazia e di sorriso nell'amabilità della dolce e coinvolgente civetteri a delle sue 100 primavere: mi abbraccia con calore e mi invita alla festa del secolo. Le fanno corona con affetto devoto la nipote omonima, le nuore Rita ed Eugenia, il nipote Antonio, che rinnova impegno e amore per il lavoro del nonno e, naturalmente Michele, che, operatore di razza mi illustra il menu eccellente nella qualità e nel rispetto scrupoloso e quasi religioso della tradizione. Il tutto con l'amabilità di qualche riferimento colto alla storia dei personaggi locali infiocchettata da aneddoti simpaticamente e gradevolmente sapidi, qualche volta. Un padrone di casa ineccepibile, un promoter del territorio di cui in tanti dovrebbero seguire l'esempio. Di fronte nella gloria della luce lo strapiombo aereo di Villa Cimbrone di Ravello, che minaccia il volo da visibilio di piacere sulla Maddalena di Atrani. E rifletto insieme a Michele e al figlio Antonio, intelligente garanzia di futuro già presente, che Scala, riservata e pudica può contare sul grande valore aggiunto del relax e del silenzio ed è ancora tutta, o quasi. Da scoprire e da godere nel suo tripudio di arte e natura. E ci entusiasmiamo nell'ipotizzare una passeggiata a rotoli giù per le centinaia di scalini che da Minuta, e passando per Pontine, caracollano nella Valle dei Mulini con , a destra, i contrafforti dei monti, di fronte il Castello di Pogerola, sotto la Valle delle Ferriere, i tetti rossi delle case e le cupole delle chiese di Amalfi. A sinistra, sul costone di montagna a strapiombo, il Castrum Scalella e la Torre dello Ziro narrano la storia di amore e morte della duchessa Giovanna d'Aragona e di Antonio Bologna, maggiordomo che osò oltre il ruolo ed il rango ed espiò nel sangue omicida "l'oltraggio al casato". Ma le scene tragiche della "duchessa di Amalfi" di Lope de Vega si stemperano nella festa dei colori che il sole accende al mare di Capo Luna. Ed è già paradiso!

liucciogiuseppe@gmail.com

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